Masi


Masi – risultati 2018

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Nel 2018 Masi è riuscita a riprendere un percorso di crescita delle vendite (+3.4% a cambi costanti) ma ha subito una ulteriore pressione sui margini, visibile soprattutto nei dati del secondo semestre. L’utile netto è stato “salvato” da circa 1.4 milioni di euro di sgravi fiscali, che hanno consentito di chiudere leggermente sopra il 2017, ma a livello operativo i costi promozionali sono presumibilmente di nuovo cresciuti, portando a una ulteriore diluizione dei margini. La quotazione in borsa è comunque stabile, circa il 15% al di sotto del prezzo a cui le azioni sono state introdotte qualche anno orsono; la scarsità degli scambi (dovuta all’esigua percentuale del capitale in mano ai risparmiatori, circa il 20% del totale) rappresenta un ostacolo per gli investitori istituzionali e, in qualche modo, una barriera a forti oscillazioni del prezzo. Gli investimenti proseguono con il nuovo visitor center che dovrebbe contribuire a partire dal 2022, mentre sui mercati internazionali la competizione resta forte. Un nuovo accordo distributivo annunciato dal gruppo in Russia potrebbe portare un contributo il prossimo anno, insieme a uno scenario cambi che sembra essere decisamente meglio del 2018 e all’ampliamento della capacità produttiva che dovrebbe consentire una maggiore integrazione verticale. Passiamo a una breve analisi dei dati.

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La valutazione delle aziende vinicole – aggiornamento 2018

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Dopo un 2018 iniziato in maniera scoppiettante, la seconda parte dell’anno ha visto un deciso ribasso dei mercati azionari, legato da una parte alle attese di decelerazione di alcune economie chiave (Cina), al graduale rialzo dei tassi di interesse negli USA e, non ultimo, alla forte decelerazione delle principali economie europee, come si evince dai dati pubblicati proprio in questi giorni. La conseguenza di queste fasi del mercato è che le valutazioni delle aziende in borsa scende, sia per un oggettivo calo delle attese di utili che per la “contrazione” dei multipli a cui vengono valutate. La premessa serve come chiave di lettura del post, dove trovate la valutazione (ai prezzi di venerdì 18 gennaio) delle principali aziende vinicole quotate in borsa. Ad “aggravare” la situazione è nello specifico anche il “profit warning” di qualche giorno fa di Constellation Brands, che da luglio 2018. Il suo valore è sceso da circa 37 miliardi di dollari agli attuali 27. Dunque, dicevamo che dopo il 2018 record, siamo “scesi” a multipli più comprensibili: le tre grandi aziende ora sono valutate 18 volte gli utili attesi del 2019, 13 volte l’EBITDA e 15 volte l’utile operativo, mentre le piccole aziende sono a una media di 14 volte l’utile netto, 10 volte l’EBITDA e 12 volte l’utile operativo, con una variabilità molto significativa in entrambi i casi. Passiamo a una breve analisi dei dati.

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Masi – risultati primo semestre 2018

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Masi continua a essere guidata da due forze contrapposte: da un lato, la crescita costante sul mercato italiano, aiutata anche dagli investimenti nei punti di vendita diretti (che continuerà nei prossimi mesi con un nuovo wine bar a Cortina d’Ampezzo), dall’altro un calo nei mercati esteri. Nel primo semestre 2018 sono però successe diverse cose che lasciano presagire un futuro in miglioramento: l’azienda ha siglato un nuovo contratto distributivo in Russia, mercato che era rimasto indietro nelle priorità di Masi, e ha anche nominato un nuovo responsabile dell’area nordamericana, rimasta nel primo semestre 2017 quella in sofferenza. Detto questo, è probabile che i miglioramenti diventino visibili nel 2019, anche se già da questi numeri si intravede un rimbalzo nei mercati europei (peraltro a fronte di un andamento molto negativo del periodo precedente). Nell’evoluzione prevedibile della gestione l’azienda scrive: “Purtroppo sussistono elementi che rendono in qualche modo più difficoltosa la prevedibilità della gestione: tra gli altri la generale incertezza socio-politica ed economica in parecchi mercati, la volatilità dei mercati finanziari e conseguentemente dei tassi di cambio, l’incrementata prudenza dei clienti negli acquisti. Ormai quasi alla fine di settembre 2018 l’andamento delle vendite sulla base delle statistiche aziendali risulta sostanzialmente in linea con l’esercizio precedente, con un trend particolarmente positivo delle iniziative Masi Wine Experience di ricettività diretta e di Canevel”. In altre parole, un altro anno stabile. Il titolo in borsa resta piuttosto stabile intorno a 4.2-4.3 euro per azione, leggermente al di sotto del prezzo di collocamento di tre anni fa di 4.6 euro. Passiamo all’analisi dei dati, ricordandovi che i dati 2018 sono sotto i principi IFRS e abbiamo cambiato anche quelli 2017 per rendere confrontabili gli anni. Per darvi un’idea, l’utile operativo è sostanzialmente invariato con il cambiamento, mentre l’EBITDA o MOL risultava più elevato di circa 1 milione nella configurazione precedente.

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Masi – risultati 2017

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Masi ha rimandato la pubblicazione dei dati 2017 per via del processo di transizione agli IFRS, i principi contabili internazionali. Per le aziende vinicole (e non solo per loro), questa transizione ha un impatto sulla valorizzazione di alcune poste di bilancio come il magazzino (dove si passa al criterio del costo medio ponderato) oppure l’avviamento delle acquisizioni (che non viene più ammortizzato ma è soggetto a una valutazione di congruità). Il gioco delle rettifiche che ha riguardato anche il 2016, abbassando i dati in modo significativo rispetto a quelli fatti con i principi italiani: secondo i principi italiani l’EBITDA del 2016 era 15.4 milioni, mentre nella versione IFRS è diventato 12.9 milioni. L’utile netto dichiarato, invece, subendo l’ammortamento dell’avviamento era stato 5.9 milioni. E’ diventato 6.3 nella nuova versione. Al di là delle questioni filosofiche (la stessa cosa espressa in modo diverso a seconda di come ci si regola) ha portato alla fine a dati di bilancio stabili nel 2017 (con utile netto in crescita grazie alle minori tasse), anche se questo traguardo è stato raggiunto con il contributo di Canevel. Altrimenti le vendite sarebbero calate del 3% e probabilmente anche gli utili avrebbero subito un calo. La partenza del 2018 è decisamente meglio, secondo gli amministratori. Canevel sta crescendo e il suo potenziale è rilevante, ci sono nuovi accordi in Russia e gli investimenti nell’ampliamento della cantina (Valgatara) consentiranno di processare internamente una quota maggiore della produzione, con un beneficio sui margini. Dall’altro lato, ci sarà invece un impatto cambi negativo, probabilmente nell’ordine del 4-5%. Per ora concentriamoci sui dati 2017.

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La valutazione delle aziende vinicole – aggiornamento 2017

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I record raggiunti a fine anno dalle borse mondiali (non da quella italiana, chiariamo subito) si ribattono favorevolmente anche sulle valutazioni delle aziende vinicole. Come ogni anno facciamo il punto su quanto valgono e come si sono mosse le valutazioni dei principali titoli quotati del settore. Ebbene, conclusione più evidente è che rispetto a un anno fa di questi tempi le grandi aziende vinicole valgono il 10-15% in più se guardiamo i tre principali indicatori che prendiamo in considerazione (prezzo/utili, e valore d’impresa su EBITDA e utile operativo). Nel caso delle aziende della Champagne come vedrete le variazioni sono ancora più importanti, ma qui entra in gioco il fatto che gli utili di questi operatori sono calati mentre le valutazioni sono cresciute insieme al valore del loro magazzino… insomma dire che la valutazione è salita di oltre il 30% sarebbe un po’ fuorviante per chi legge… comunque, il quadro è positivo: le grandi aziende vinicole mondiali (tre) trattano a circa 22 volte gli utili attesi 2018, quelle piccole che comprendono anche le nostre Masi e Italian Wine Brand sono a 16 volte. Se guardiamo invece al valore di impresa su EBITDA siamo rispettivamente a 14 e 9 volte circa. Passiamo all’analisi dei dati.

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