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Italian Wine Brands – risultati primo semestre 2026

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Italian Wine Brands chiude il primo semestre 2026 con vendite in calo del 5.3% a 175 milioni di euro, un EBITDA rettificato di 19.1 milioni (-13%, con il margine sceso dall’11.8% al 10.9%) e un utile netto di 7.9 milioni (-24%). Il debito netto cala di 9 milioni rispetto a un anno fa (1.8x l’EBITDA), ma cresce di circa 24 milioni rispetto a fine anno non soltanto per il consueto pagamento del dividendo (5 milioni quest’anno), ma anche per un forte per un forte assorbimento di capitale circolante dovuto alla politica commercial dei IWB di pagare i fornitori in anticipo per ottenere migliori termini di acquisto.

Per il 2026 la società indica un utile netto in crescita sul 2025. Questa indicazione non viene tanto da un’attesa di un EBITDA più elevato dell’anno scorso nel secondo semestre, ma soprattutto dai costi sotto l’utile operativo e include anche gli oneri non ricorrenti (piuttosto elevati nella seconda metà del 2025), lasciando intendere che si tratta probabilmente un riferimento ai 17 milioni del 2025 e non ai 26 milioni fornito come utile aggiustato.

Nelle attuali condizioni di mercato, IWB ha anche dichiarato che potrebbero emergere nuove opportunità di acquisizione, oltre a continuare la politica dei pagamenti anticipati ai fornitori per sostenere il margine lordo.

Il titolo in borsa era a 17.3 euro il 18 settembre, in calo del 23% negli ultimi dodici mesi, per una capitalizzazione di circa 160 milioni.

Passiamo a un commento più dettagliato nel resto del post.

Un semestre in calo

Dopo un 2025 chiuso quasi in linea con il record del 2024, il primo semestre 2026 di IWB mostra un calo più evidente. A differenza di un anno fa, quando la riduzione dei costi aveva compensato interamente i minori ricavi lasciando l’EBITDA stabile, questa volta i risparmi su materie prime e servizi non bastano: i 10 milioni di vendite perse (circa 4 milioni dal distance selling, 3.4 da prezzi più bassi e 2.2 da minori volumi) si traducono in 2.8 milioni di EBITDA in meno. I volumi complessivi scendono del 2.5% a 72.8 milioni di bottiglie e il ricavo medio per bottiglia passa da 2.48 a 2.41 euro (-2.8%).

La parte positiva del semestre è concentrata nei Top Brands (Grande Alberone, Raphael Dal Bo, Voga e gli altri marchi di proprietà), cresciuti del 6.6% in valore e dell’8.6% in volume con un margine diretto salito al 50.3%. Pesano però circa il 19% dei ricavi B2B: con un calcolo approssimato, il resto del business B2B scende intorno al 6%.

Vendite per divisione e per mercato

Le vendite wholesale scendono del 2.6% a 127.2 milioni con volumi stabili (+0.1% a 52.5 milioni di bottiglie): il calo è tutto nel prezzo medio, sceso del 2.7% a 2.42 euro a bottiglia, che la società descrive come un ritorno dei listini verso livelli pre-inflazione, compensato in termini di margine dai minori costi di produzione. Il distance selling perde il 16.2% a 20.5 milioni (-15.9% le bottiglie), con il teleselling in calo del 27% in Italia e del 35% all’estero e la componente digitale sostanzialmente stabile in Italia (-2.2%). L’Ho.Re.Ca., che negli ultimi semestri era stato il canale più dinamico, scende dell’8.2% a 27.6 milioni (-6% i volumi): Regno Unito -9% a 15.7 milioni, USA -25% a 3 milioni, mentre l’Italia cresce del 43% ma su una base ancora piccola (1.8 milioni).


Per mercati (per la parte wholesale e Ho.Re.Ca. dato che il distance selling non è dettagliato), il Regno Unito resta il primo con 40.7 milioni (-4%, 23% delle vendite totali). Calano in modo più marcato la Germania (-13% a 15.1 milioni) e gli USA (-14.6% a 13.4 milioni, ormai solo il 7.6% del fatturato), più contenuta la flessione della Svizzera (-3.6% a 16.2 milioni). L’Italia nel complesso è quasi stabile a 31.3 milioni (-1.6%): la crescita del B2B (+4.9% a 23.6 milioni, con i primi tre accordi con catene della GDO) compensa in buona parte il calo del distance selling. Crescono i mercati minori, con la voce “altri paesi” del wholesale a +9.6% a 14.1 milioni.

Italian Wine Brands – ricavi B2B (wholesale + Ho.Re.Ca.) per mercato, milioni di euro

Mercato H1 2025 H1 2026 Var. Quota B2B
Regno Unito 42.4 40.7 -4.0% 26.3%
Italia 22.5 23.6 +4.9% 15.2%
Svizzera 16.8 16.2 -3.6% 10.5%
Germania 17.4 15.1 -13.2% 9.8%
USA 15.7 13.4 -14.6% 8.7%
Paesi Bassi 4.1 4.4 +7.3% 2.8%
Polonia 5.7 4.7 -17.5% 3.0%
Canada 3.8 3.6 -5.3% 2.3%
Altri paesi 32.2 33.1 +2.8% 21.4%
Totale B2B 160.6 154.8 -3.6% 100.0%

Fonte: elaborazione su dati Italian Wine Brands (presentazione risultati primo semestre 2026, appendice). Escluso il distance selling, non disponibile per paese.

I risparmi sulle materie prime non compensano i minori ricavi

Sul fronte dei costi, le materie prime consumate scendono del 5.1% a 114.6 milioni, con un’incidenza sui ricavi stabile al 64.8% grazie soprattutto al vetro (-6%); il margine lordo cala così di 3.6 milioni a 62.3 milioni (-5.4%). I costi per servizi scendono del 5.3% a 28.8 milioni nonostante il raddoppio degli investimenti in marketing, finanziato dai risparmi nel canale B2C, mentre il personale cresce del 6.1% a 13.9 milioni (rafforzamento della struttura commerciale e rinnovo contrattuale). Per segmento, l’EBITDA del B2B scende da 22.2 a 19.3 milioni (margine dal 13.4% al 12.5%), quello del B2C resta vicino al pareggio (0.2 milioni).

Sotto l’EBITDA, ammortamenti in leggero calo (4.6 milioni), svalutazioni salite da 0.1 a 0.4 milioni (crediti del B2C di Giordano) e oneri non ricorrenti per 0.8 milioni (dazi sulle scorte di fine 2025 e costi legati alla chiusura del sito di Valle Talloria). L’utile operativo rettificato scende del 17% a 14.2 milioni (margine dal 9.2% all’8.1%), quello riportato del 17.6% a 13.3 milioni. Oneri finanziari in lieve aumento (2.45 milioni, per il maggior costo del factoring) e tax rate salito dal 25.7% al 27.8% portano l’utile netto a 7.9 milioni (-23.9%) e quello rettificato a 8.4 milioni (-23.1%).

Debito in crescita per via del capitale circolante

A livello finanziario, il capitale circolante netto sale a 16.6 milioni dagli 8.2 di giugno 2025: rispetto a fine anno il magazzino cresce di 11.8 milioni a 78.8 milioni e i debiti verso fornitori calano di 16.2 milioni. Con investimenti in aumento a 4.9 milioni (+34%, automazione delle linee di Calmasino), il free cash flow del semestre è negativo per 17.8 milioni, a cui si aggiungono 5.3 milioni tra dividendi (4.7 milioni, la metà dell’anno scorso) e azioni proprie, 3.7 milioni di prezzo differito su acquisizioni e 2.5 milioni di oneri finanziari.

Il debito netto senza IFRS16 sale così a 72.3 milioni (circa 47 a fine 2025, 78 a giugno 2025) e a 81.8 milioni includendo i leasing. Su base annua la società calcola una generazione di cassa di 14 milioni prima di dividendi e buyback, che salirebbero a circa 23 aggiungendo gli anticipi ai fornitori. Da segnalare che il prestito obbligazionario è ora classificato tra i debiti a breve (131 milioni di debiti finanziari correnti): il rifinanziamento, come indica la stessa società, è il prossimo passaggio rilevante.

 

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Le esportazioni mondiali di vini spumanti – aggiornamento 2025

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Esportazioni mondiali di vini spumanti in valore: Francia, Italia, Spagna e Germania, milioni di euro, 2016-2025

Le esportazioni mondiali di vini spumanti chiudono il 2025 con il terzo anno consecutivo di flessione in euro: 7.14 miliardi di euro per i quattro grandi produttori (Francia, Italia, Germania, Spagna), -2.4%, a fronte di volumi sostanzialmente invariati a 9.4 milioni di ettolitri (-0.3%). Tutta la variazione è dunque prezzo-mix, con il prezzo medio implicito sceso a 7.6 euro al litro, -2.1%, secondo calo consecutivo dopo il picco di 8.1 euro del 2023. Il dato in dollari “guadagna” l’impatto della svalutazione (da 1.08 a 1.13 contro l’euro), mostrando quindi una crescita, ma si tratta ovviamente ai nostri occhi di europei di un puro effetto cambio. Come sempre, abbiamo ricavato i dati dal database UN Comtrade.

Proseguiamo con il post con tutte le tabelle, i grafici e il commento sulle esportazioni mondiali di vini spumanti.

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Esportazioni di spumante Italia – aggiornamento primo semestre 2026

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Esportazioni di spumante italiano: valore mensile e totale 12 mesi, variazioni percentuali da maggio 2025 a giugno 2026 (dati ISTAT)

Le esportazioni italiane di spumante chiudono il primo semestre 2026 a 1080 milioni di euro, +0.4%, con volumi a 2,523 migliaia di ettolitri (-0.7%) È il terzo semestre consecutivo sostanzialmente fermo sullo stesso livello: 1073 milioni nel 2024, 1075 nel 2025, 1080 quest’anno. I dati sono estratti dal database ISTAT al seguente link.

La stabilità è però solo apparente, perché il saldo positivo è interamente spiegato dal flusso anomalo verso il Kazakistan tutto registrato in maggio: al netto di quei 21 milioni il semestre chiude un pochino peggio a -1.5%, ma comunque largamente meglio del vino fermo, che ha subito un calo vicino al 9%. In secondo luogo, il vino spumante ha nel primo semestre la parte meno significativa dell’anno e nonostante questo, è ormai al 30% delle esportazioni totali (31% negli ultimi 12 mesi).

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Esportazioni di vino Italia – aggiornamento primo semestre 2026

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Esportazioni di vino Italia: variazione mensile del valore e totale ultimi 12 mesi, maggio 2025-giugno 2026 (elaborazione inumeridelvino.it su dati ISTAT)

Al giro di boa del primo semestre, le esportazioni italiane di vino chiudono con un calo del 6%, un po’ meglio di quanto visto fino a maggio (circa -7%) grazie a un mese di giugno in linea con aprile e lontano dal -7% di maggio, come vedete dal grafico qui sopra. Il confronto beneficia però di un giorno lavorativo in più rispetto a giugno 2025 (21 contro 20), circa il 5% del mese. L’andamento non sorprende: i dati preliminari sinora raccolti per gli altri paesi sono quasi tutti peggiori, con Cile a -15%, Nuova Zelanda a -10%, USA a quasi -20%, e soltanto l’Australia a -2% (ma loro sono andati per diversi anni molto peggio di noi). La Francia, nostro punto di riferimento, a fine maggio era in calo del 5%, quindi con una contrazione inferiore di circa due punti rispetto all’Italia.

Come negli altri mesi, il calo è guidato dai vini fermi, -6% a giugno e -9% nel semestre, mentre gli spumanti chiudono a +2% nel mese e restano praticamente stabili nel progressivo (+0.4%). Quest’ultimo dato va però letto con cautela: è interamente spiegato dal flusso anomalo di Asti verso il Kazakistan di maggio, al netto del quale gli spumanti sono a -1.5% nel semestre. Nessuna sorpresa nei principali mercati, con quelli anglosassoni in calo e una stabilizzazione in Europa continentale in giugno.

Da luglio i confronti si fanno strutturalmente più facili, perché il secondo semestre 2025 era già stato molto negativo (-9%).

Dati in formato testo disponibili nella sezione “ultimi dati” qui a fianco.

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L’andamento degli indici Liv-ex – aggiornamento 2025/26

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Andamento dell'indice Liv-ex 1000 e dell'indice Liv-ex Italy 100 in euro, base 2003=100, dal 2018 a giugno 2026

Come di solito intorno a questo periodo dell’anno, facciamo il punto sull’andamento dei prezzi dei vini di alta qualità utilizzando gli indici Liv-Ex, che anche quest’anno ringrazio per la collaborazione. Potete trovare ulteriori dettagli sulla loro composizione e altri grafici nella sezione dedicata di Liv-Ex a questo link.

Il 2025 è stato il terzo anno consecutivo di calo per il valore dei vini da collezione (-5% in sterline, -10% in euro), mentre i primi sette mesi del 2026 stanno dando segnali di stabilizzazione, con l’indice generale stabile, che diventa +3% se tradotto in euro. A differenza del 2025, quando Bordeaux, Borgogna e Champagne guidavano il ribasso, nel 2026 gli indici delle diverse zone si muovono in modo più coerente.

In questo contesto, i vini italiani continuano ad andare meglio (o meno peggio) che nel passato, e come vedete dal grafico sopra il valore dell’indice generale e dell’indice italiano si sono avvicinati ulteriormente, il che significa che in un’ottica di lunghissimo termine (dal 2023 a oggi, il valore dei nostri vini è cresciuto come quello dei vini francesi e del resto del mondo).

Bene, passiamo a un’analisi più dettagliata con tutte le tabelle e i grafici nel resto del post.

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