Analisi di bilancio


Frescobaldi – risultati e analisi di bilancio 2011

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Il 2011 è stato un buon anno per Frescobaldi sotto diversi aspetti: l’azienda ha fatto un ulteriore passo verso l’integrazione verticale acquisendo un ramo d’azienda del Consorzio di Produzione Griafone e Pianamonte (per un valore di circa 2.7 milioni di euro), il che ha consentito di migliorare ulteriormente i margini, unitamente a un piccolo incremento del fatturato. Il bilancio ha poi beneficiato dell’assenza di oneri finanzari legati ai contratti derivati (e un livello di tassazione molto favorevole), così l’utile netto è cresciuto del 50% a 9 milioni di euro. Il bilancio nasconde altre buone notizie: (1) i margini migliorano nonostante il gruppo abbia pesantemente incrementato gli investimenti pubblicitari e promozionali, da 5 a 7 milioni, il che normalmente segnale un buon stato di salute e la presumibile continuazione del percorso di crescita; (2) Frescobaldi continua a incrementare il grado di integrazione verticale, riducendo sempre di piu’ la dipendenza da acquisti di uva-vino dall’esterno. Per quanto la relazione si concluda con un lapidario “Per la gestione 2012 non si prevedono mutamenti significativi rispetto all’andamento dell’anno precedente”, ci sono tutte le premesse perché il 2012 sia un buon anno.

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Banfi – risultati 2011

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I numeri 2011 di Banfi tornano a tingersi di nero, dopo tre anni di perdite coincise con la crisi globale e lo sforzo profuso nel piano di investimenti. Se e’ vero che ci vorra’ ancora un paio di anni per raggiungere le vendite e i margini pre-crisi e che il ritorno sul capitale e’ ancora appesantito dai forti investimenti, le considerazioni del consiglio di amministrazione e le prime indicazioni sull’andamento del 2012 lasciano ben sperare, in un anno dove al buon andamento del prodotto dovrebbe aggiungersi il  beneficio  del dollaro (le vendite  nordamericane sono oltre un terzo del totale). Soprattutto, il 2011 vede una ulteriore forte riduzione del debito, che passa da 30 a 24 milioni, grazie alla combinazione di minor capitale circolante e al calo degli investimenti dopo il picco del 2005-07, ma anche al fatto che per il momento Banfi non distribuisce dividendi.

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Caviro – risultati 2011

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I numeri 2011 di Caviro, ma anche le prospettive, si prestano a diverse chiavi di lettura. Da un lato, la relazione degli amministratori è molto prudente, dall’altro l’evoluzione prevedibile della gestione mette in luce un incremento delle vendite a volume del 10%. Di certo, in un anno in cui i prezzi all’origine del vino sono cresciuti del 30% e più sarà probabilmente difficile per la cooperativa soddisfare le pretese dei conferitori, anche considerando che già nel 2011 sono stati liquidati a un prezzo del 25% superiore al 2010. Il tutto è condito da una forte esposizione all’Italia, che ha molto impattato le vendite di vino (per il 65% in Italia): per “starci dentro” Caviro ha dovuto rivedere in modo sostanziale i suoi programmi di marketing, riducendo le spese promozionali e pubblicitarie. Infine, va segnalata la riduzione del debito a fronte del parziale conferimento a Herambiente della centrale terminca. Sono invece migliorati i risultati del segmento distilleria, dove l’azienda ha riassorbito l’impatto dell’OCM e si è focalizzata sull’industria alimentare e farmaceutica, mentre all’interno di tale divisione resta un’area di criticità il segmento mosti. Vediamo qualche numero in più.

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Constellation Brands – risultati e acquisizione di Crown Imports

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Il destino di Constellation Brands è cambiato radicalmente negli ultimi giorni. Dopo anni passati a tagliare rami secchi e vendere attività non profittevoli, è venuto il momento di mettere i soldi sul tavolo per espandere l’attività. Per la verità, così come è successo per Ruffino, anche in questo caso l’operazione di acquisizione del 50% non posseduto di Crown imports è stata generata da un evento esterno, e cioè l’operazione di acquisizione di Grupo Modelo (azienda messicana che produce la birra Corona) da parte del colosso AB Imbev. Nell’ambito di tale operazione e presumibilmente per evitare eccessivi problemi di Antitrust in USA, Constellation Brands ha potuto acquistare il 50% della società di distribuzione della birra Corona (per 10 anni, rinnovabile) che ancora non possedeva. Il prezzo di 1.85 miliardi di dollari è incredibilmente interessante sia per la valutazione (oltre 200 milioni di dollari annui è la quota di utili “acquistata”, che significa meno di 10 volte gli utili ) che per il prezzo di uscita potenziale per AB Imbev, pari a 13 volte l’utile operativo, contro il multiplo di 8.6 volte pagato per questo 50%. Quindi, in conclusione, un’operazione eccezionale per il valore creato e per la qualità delle operazioni acquisite. Il prezzo delle azioni, come vedete dal grafico, è letteralmente esploso passando in un paio di giorni da 20 dollari alla chiusura di 27 dollari di venerdì sera.

 

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Santa Margherita – risultati 2011

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Santa Margherita ha messo a segno nel 2011 un incremento delle vendite del 6%, ma ha realizzato un utile sostanzialmente allineato allo scorso anno, in seguito a un leggero calo del margine operativo e di maggiori oneri finanziari sul debito. Tutti i marchi vanno bene, Cà del Bosco e i marchi piccoli in particolare, gli investimenti continuano a essere significativi. Oggi la maggior parte del post la gioco in modo differente: Santa Margherita è un grosso generatore di cassa, i due terzi circa vengono prelevati dall’azionista, sostanzialmente tutto l’utile netto, nell’ambito di una politica finanziaria integrata nel gruppo Zignago (Santa Margherita ha un solo azionista). Il debito di Santa Margherita è ancora moderato ma certamente più alto di 5 anni fa. Come va interpretato questo incremento del debito? Come dicevo prima, dopo un confronto con l’azienda, bisogna considerare Santa Margherita parte di un gruppo allargato: la sua cassa o il suo debito non sono “indipendenti” ma legati al resto del gruppo Zignago. In altre parole, il debito cresce ma ciò non rappresenta una minaccia per la capacità di investire o per la solidità finanziaria dell’azienda.

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