Analisi di bilancio


Lanson BCC – risultati primo semestre 2014

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I risultati del primo semestre di Lanson BCC ci mostrano ancora una volta come sia diventato difficile tenere gli utili del passato per le aziende della Champagne. Anche se il primo semestre non rappresenta una parte significativa dell’attività, i margini calano lungo una linea costante che dura ormai da qualche anno. L’azienda nega, ma la percezione è piuttosto chiara: man mano che l’attività si sposta dalla Francia (le vendite scendono per Lanson) e dall’Europa nei mercati lontani, si fanno meno soldi. I costi di distribuzione crescono, le strutture che bisogna “costruire” nei nuovi mercati si fanno sentire. Anche il terzo trimestre, di cui Lanson ha appena fornito i dati di vendita non sono buoni: le vendite del terzo trimestre sono andate male, per cui il piccolo vantaggio del primo semestre (+1%) diventa un -2.3% nei primi 9 mesi. E qui viene la parte divertente: da un lato l’azienda sottolinea che del quarto trimestre sono critici, circa il 45% delle spedizioni. Dall’altra la situazione globale dei mercati suggerisce di essere cauti, per cui di stime per il fine anno non ne vengono fornite! Andiamo a leggere qualche numero insieme.

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Concha y Toro – risultati primo semestre 2014

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Concha y Toro ha decisamente rialzato la testa. Lo avevamo già visto qualche mese fa commentando i risultati del 2013. Nel secondo semestre dell’anno scorso le vendite erano cresciute del 10% e gli utili del 53% (da un livello molto basso). Nel primo semestre 2014 l’azienda ha ulteriormente accelerato (anche se il punto di partenza era ancora più basso) e ha messo a segno un progresso del 28% del fatturato e il raddoppio dell’utile netto. Cosa ha guidato una performance così positiva? (1) il rafforzamento del dollaro americano che ha consentito di aumentare i prezzi (in peso) dei prodotti esportati e ha aiutato la conversione dei numeri di Fetzer, la controllata americana posseduta da Concha; (2) la forte disponibilità di prodotto nel mercato locale a prezzi calanti, che ha consentito di aumentare i volumi con margini a loro volta in miglioramento. Continuerà? Io qualche dubbio ce l’ho. Se è vero che il cambio è probabilmente destinato a rimanere un fattore positivo, il secondo punto probabilmente sarà difficile da sostenere, vista la vendemmia 2014 in discesa di oltre il 20% in Cile: difficile immaginare che i prezzi delle uve all’origine restino così bassi. Ma andiamo ad analizzare i numeri del semestre insieme.

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CAVIT – risultati e analisi di bilancio 2013-14

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A distanza di un anno dall’acquisizione della ditta tedesca di spumanti  Kessler Sekt, Cavit non ha ancora consolidato le vendite della nuova controllata, che nel 2014 sono stati di circa 5 milioni di euro. Gli amministratori hanno scritto nella relazione che lo faranno dal prossimo anno, dato che nel primo anno di attività (in cui Cavit ha spedito basi spumanti in Germania per far riprendere le vendite) la nuova controllata è stata in fase di “start-up”. I numeri 2014 di Cavit sono sulla falsariga degli scorsi anni, cioè andamento commerciale discreto (le vendite sono cresciute del 4%) e ulteriore rafforzamento patrimoniale, con la posizione finanziaria netta positiva per circa 2 milioni. Diciamo che nel 2014 Cavit diventa probabilmente l’unica grande azienda vinicola italiana (cooperativa) senza debito. Ma andiamo a commentare i numeri insieme.

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Indebitamento e leva delle principali aziende vinicole – dati 2013, MBRes

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Sebbene i calcoli possono dare risultati marginalmente diversi a seconda di come si prendono le cifre, è certo che nel 2013 le principali aziende vinicole italiane si sono rafforzate dal punto di vista finanziario. Con utili in crescita di ben oltre il 10% e in assenza di particolari operazioni di investimento o di crescita, il livello di indebitamento, sia confrontato con il patrimonio che con la generazione di utili (il valore aggiunto), mostra segni importanti di miglioramento. Come dicevo, a seconda di come consideriamo i numeri abbiamo risultati diversi. Il campione omogeneo (escludendo Giordano per cui non abbiamo il debito 2013), ha un debito sceso da 1142 a 1108 milioni di euro, che si confronta con valore aggiunto cresciuto da 550 a 558 milioni di euro,  quindi indicando un rapporto in progresso da 2.3 volte a 2 volte. Anche il confronto sul patrimonio netto, progredito da 1430 milioni a 1573, è favorevole, denotando un rapporto passato da 0.8 a 0.7.

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Utili e margini delle principali aziende vinicole – 2013 dati MBRes

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Eccoci alla seconda e più pesante puntata dell’analisi dei dati Mediobanca Research sulle principali aziende italiane, che noi focalizziamo sul vino. Ci occupiamo oggi di margini, di valore aggiunto e di ritorno sul capitale, che sono concetti più tecnici ma che consentono di fare una fotografia più precisa e verosimile di chi sono quelli che investono e fanno soldi nel settore in Italia, rispetto alla classifica sul fatturato pubblicata la settimana scorsa. La classifica che oramai pubblichiamo da anni non vede sostanziali novità al vertice: chi fa più soldi (anche perché ha investito di più!) resta sempre Antinori. Forse la vera novità qui è Ruffino, che dopo l’acquisizione della totalità del capitale da parte di Constellation Brands ha mostrato un formidabile cambio di marcia, scalando qualche posizione soprattutto per quanto riguarda la profittabilità sulle vendite e sul capitale. Dunque, se mi dovessero chiedere quali sono le principali aziende/cooperative del vino in Italia io più che dargli la classifica del fatturato gli darei quella del valore aggiunto, che vedete qui sopra: dunque Antinori numero uno, 100 milioni e più, poi GIV, che con l’aggiunta di Cantine Riunite arriva molto vicino a Antinori (circa 95 milioni ma dietro), poi Frescobaldi, Santa Margherita e Caviro tutte e tre tra i 40 e i 50 milioni di euro. Antinori è anche quella che riesce a estrarre più valore aggiunto dalla vendite, circa il 60%, seguita da Frescobaldi al 53%, poi Santa Margherita e Ruffino al 40%. Questo “taglio” vi dice invece quanto le aziende sono integrate e quanto il loro prodotto (inteso anche come marchio, posizionamento e via dicendo) riesce a essere venduto. Infine, la terza classifica su cui attirerei la vostra attenzione è quella del ritorno sul capitale, cioè quanto il fatturato “cresce”.

Prima di passare ai numeri, una considerazione di insieme: è stato un anno molto buono per il settore, con un valore aggiunto cresciuto del 12% e un utile operativo cresciuto di oltre il 25% rispetto al 2012.

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