societa’ quotate


Lanson BCC – risultati primo semestre 2020

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Dopo aver analizzato il semestre di Vranken, siamo psicologicamente pronti a leggere quelli di Lanson, altra azienda della Champagne con un andamento strutturalmente negativo degli utili e delle vendite, che potete ben apprezzare nel grafico qui sopra esposto, simile a quello di Vranken, dove vedere l’evoluzione negli anni (fino al primo semestre annualizzato) delle vendite, del margine lordo e del valore del magazzino. Anche per Lanson si evidenzia questa divaricazione tra il fatturato e il valore del magazzino (se riportate il magazzino “al prezzo di vendita” si arriva a 3.5-4 anni di fatturato equivalente in casa) che per ora è “attivo patrimoniale”, ma a un certo punto potrebbe anche diventare un sintomo di scarsa salute finanziaria. Il primo semestre è ovviamente andato male, ma meno che per Vranken, con un fatturato in calo del 7%. Due sono i componenti che lo hanno supportato: le vendite francesi, rimaste quasi stabili (-4%) e lo sviluppo dell’azienda nel mercato asiatico, dove di fatto non era quasi presente e dove si registra dunque un +77%. I margini peggiorano, soprattutto a livello di gross margin, segno che il mix di prodotti venduti è peggiorato rispetto allo scorso anno. Ovviamente nessuna indicazione relativa al futuro. Passiamo ai numeri.

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Delegat Group – risultati 2020

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Dopo anni di forti investimenti, il business di Delegat è decollato e anche nel 2020 (dati a fine giugno) ha fornito risultati stupefacenti: è diventato il primo esportatore di vino della Nuova Zelanda con 3.3 milioni di casse e un buon bilanciamento geografico, ha realizzato 60 milioni di dollari neozelandesi di utile netto, battendo del 20% le attese di inizio anno quando prevedevano un utile stabile. Le azioni, dopo un temporaneo storno durante la crisi del COVID hanno ripreso la loro corsa e sono attualmente ai massimi storici di circa 15 dollari (un 20% abbondante più di un anno fa) il valore di borsa ormai supera 1.5 miliardi di dollari locali, quindi circa 875 milioni di euro. E per il 2021, nonostante la pandemia prevede di mantenere gli utili del record 2020 (che ha già subito un impatto dalla crisi, essendo chiusura giugno) e di aumentare ulteriormente (+2%) le casse di vino distribuite, con la “visione” di fare +17% su un orizzonte di tre anni. E come vedete dal grafico qui sopra, Delegat’s che non era niente nel 2004 (20 milioni di euro di vendite oggi è di una dimensione simile a quella di alcune primarie aziende vinicole italiane che ho riportato qui per esempio). Impressionante. Passiamo a un breve commento dei dati.

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Constellation Brands – risultati primo semestre 2020

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Come molte aziende del mondo degli “spirits” esposte al mercato americano, anche Constellation Brands ha fornito dati piuttosto incoraggianti nel contesto della crisi COVID. Il mercato americano, dove l’azienda è concentrata, è un mercato tipicamente “offpremise”, cioè la maggior parte delle vendite si effettua nella distribuzione e non nel servizio (al bar o al ristorante per indenderci). Oltre al mercato USA anche quello tedesco è molto “offpremise”, mentre per indenderci il mercato italiano è molto “onpremise”, cioè noi amiamo consumare soprattutto nella ristorazione e al bar. Insomma, nel secondo trimestre (giugno-luglio-agosto) le birre di Constellation Brands hanno fatto +5% e il vino ha fatto soltanto -3%. E hanno fatto +5% anche se si conta da febbraio ad agosto, mentre il vino ha fatto -2% sul semestre. Ne risulta un quadro piuttosto positivo, con un fatturato trimestrale in calo solo del 4%, di cui 2 punti derivano dalla vendita di attività (Black Velvet nel vino e Ballast Point nella birra), un utile operativo che nel trimestre addirittura sale del 16% (non per il vino che comunque fa +1% e che ormai conta solo il 27% del totale) e un debito in miglioramento. Risultato: i prezzi di borsa non sono distanti da quelli di un anno fa e il “buco” di inizio aprile quando il titolo scese da 180 dollari a quasi 100 è completamente colmato. Passiamo al commento di qualche dato.

 

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Italian Wine Brands – risultati primo semestre 2020

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Italian Wine Brands ha registrato risultati esplosivi nel corso del primo semestre 2020, frutto del posizionamento “perfetto” del gruppo nel contesto della crisi COVID (vendite a distanza e nella grande distribuzione) e del lavoro portato avanti negli ultimi anni per ridurre i costi. Alla crescita delle vendite del 32% (92 milioni) ha anche contribuito l’acquisizione di Raphael Dal Bo, di cui abbiamo parlato a luglio commentando i dati 2019, che con la sua esposizione sul mercato del prosecco in Svizzera ha fatto diventare questo mercato il principale sbocco all’estero insieme alla Germania. Con i costi operativi che si sono mossi coerentemente con le vendite (ricordiamo che IWB opera principalmente acquistando materie prime, quindi senza attività agricole), salvo che per il costo del personale, il MOL è cresciuto di quasi il 50%, l’utile operativo del 65% e l’utile netto dell’87%. La posizione finanziaria netta è a debito per circa 9 milioni, rispetto alla parità di fine anno, ma vanno considerati sia l’acquisizione di RDB (12 milioni), che la stagionalità dell’attività, che tende a generare cassa nella seconda parte dell’anno. Le azioni di IWB ne hanno beneficiato di conseguenza. Con un prezzo di oltre 18 euro e un valore di mercato di quasi 140 milioni di euro sono cresciute del 40% rispetto a inizio anno. Passiamo all’analisi dei dati.

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Advini – risultati primo semestre 2020

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Advini ha chiuso il primo semestre con un bilancio in pareggio e un calo del 7% del fatturato. Possiamo dunque dire che le cose non siano andate troppo male, grazie alla forte esposizione del gruppo alla distribuzione rispetto alla ristorazione, dove peraltro si è incentrata la strategia di crescita degli ultimi anni. Il punto forte di questi numeri è nella generazione di cassa: Advini è riuscita a mantenere il livello di debito che aveva a fine anno, e dunque il confronto con giugno 2019 è molto favorevole. Il punto debole è invece nel calo pesante dei propri marchi che erano quasi arrivati al 40% del fatturato e sono ora ricrollati a circa un terzo. Da questo dato si comprende molto bene come sia andata l’attività dei vini di alta gamma, per loro natura più rivolti verso la ristorazione. Il messaggio del management resta positivo: visti i dati di “uscita” dal semestre (giugno e luglio), l’attesa è di migliorare nel secondo semestre. Ma di obiettivi non ne vengono forniti. Passiamo ai numeri.

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