Mercati e consumo


Frequenza di consumo di vino ed eta' anagrafica – Francia 1980-2005

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Dopo aver affrontato la questione delle abitudini dei bevitori per capirne la frequenza e le occasioni di consumo, proviamo oggi ad addentrarci nell’analisi del consumo per eta’, con i dati 1980-2005. In realta’ un’analisi simile l’avevamo gia’ affrontata quando parlavamo dei vini della Borgogna. Oggi pero’ possiamo andare a fondo, anche per capire come si muove la curva di consumo dei medesimi consumatori nel tempo. Cioe’ non solo sapere quanto bevevano i trentenni del 2005 rispetto ai trentenni del 1980, ma anche quanto bevevano i 55 enni del 2005 nel 1980, quando avevano 30 anni. Conclusioni: (1) la principale “sacca” di calo dei consumatori abiutali di vino tra il 1980 e il 2005 e’ quella 25 e 45 anni; (2) tra i non consumatori, il problema e’ paradossalmente tra i piu’ giovani: a 20-24 anni oggi il 63% non bevono mai vino, contro il 30% del 1980; (3) guardando agli stessi consumatori nel tempo si deduce che il picco di consumo tra 30 e 35 per i consumatori abiutali e verso i 60 anni per i consumatori occasionali. In entrambi i casi, l’area da “focalizzare” per educare al consumo (responsabile) di vino sembrerebbe quella tra 25 e 35 anni. In quegli anni i non consumatori diventano consumatori. I dati sono particolarmente interessanti: vi allego il file Google spreadsheets qui.


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Il mercato dello Champagne – aggiornamento 2008

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Le vendite di Champagne sono calate da 338 a 322 milioni di bottiglie nel 2008 (-4.8%), dopo una crescita ininterrotta che continuava dal 2000. Le prospettive per questo prodotto sono state fortemente penalizzate dalla crisi di questi mesi. Se ricordate, non piu’ di 1-2 anni fa eravamo in un mercato dove tutti quanti cercavano di capire come fare a sopperire alla domanda in continua crescita (e nonostante i produttori continuassero ad aumentare gli stock per beneficiare dei forti incrementi di prezzo): di qui la decisione di continuare ad aumentare le rese per ettaro e di estendere da 319 a 357 comuni. Oggi siamo nella situazione esattamente contraria: i volumi calano e ci si domanda se non sia il caso di tagliare le rese per tenere il mercato “in tensione”. Va da se che il mercato dello Champagne si presenta oggi come uno dei piu’ critici: le vendite fuori dalla Francia sono in calo del 6.3% nel 2008 a volume (contro un -3.5% della Francia). A essere colpiti da questa crisi sono soprattutto le Maisons, che piu’ sono esposte ai mercati esteri, mentre i Vignerons sono riusciti a incrementare ancora le loro vendite, anche se marginalmente. Quali i peggiori mercati del 2008? Stati Uniti (-19%), Germania (-10%) e Spagna (20%). I migliori? Italia (+2%) e Australia (+6%). Aggiornamento primo semestre 2009? Si parla di un calo delle vendite del 30% rispetto al 2008, in cui il mercato era molto positivo.

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Dicevamo che le vendite sono in calo del 4.8%, e che in Francia il calo e’ stato inferiore, pari al 3.5%: questa e’ storicamente uno dei punti di forza dello Champagne: le vendite in Francia sono una sorta di garanzia, dove il prodotto e’ sempre un “must”. Se guardate i bilanci, per esempio di Vranken Pommery, vi accorgete che la maggior parte degli utili viene proprio da li’.

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Seconda considerazione: cosa succede all’estero. I volumi sono crollati in USA da 21.2 a 17.2m di bottiglie (-19%) per il secondo anno consecutivo. Nel 2006 erano 23.2 milioni: come sapete li’ la crisi ha colpito un anno prima che dalle nostre parti: per lo Champagne gli USA sono ora solo il 5% delle vendite rispetto al 7% di due anni fa. In UK, principale mercato, le vendite fanno -7% a 36 milioni di bottiglie: restano stabili all’11% delle vendite. Perdono terreno, rispetto al calo medi del 4.8% anche Germania (-10% a 11.5m), la Svizzera (-10% a 5.4m) e la Spagna (-20% a 3.6m).

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Terza considerazione: viva gli agricoltori. In questa crisi chi esce con le ossa rotte e’ chi esporta. Le Maisons fanno -7%, le cooperative -6%, mentre i Vignerons fanno +1%. In queste crisi, chi ha allargato di meno il raggio di azione e’ presumibilmente quello che perde di meno…

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Come cambiano le abitudini di consumo di vino in Francia – dati 1980-2005

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[English translation at the end of the post]
Fonte: Viniflhor
Viniflhor ha messo a disposizione altri dati sul consumo di vino in Francia, che ci consentono di analizzare che cosa sta succedendo non soltanto dal punto di vista delle occasioni di consumo, ma anche sulla penetrazione di chi non beve vino e di dove sta. E soprattutto, possiamo vedere gli stessi dati in una proiezione dal 1980 al 2005. In un prossimo post andremo ancora piu’ a fondo per vedere come si stanno muovendo le abitudini di consumo per fascia di eta’. Conclusioni: (1) la quota dei bevitori abituali continua a scendere, ma a differenza degli anni 90 non e’ piu’ sostituita da bevitori occasionali, ma piuttosto da non bevitori; (2) la quota di bevitori occasionali e’ in crescita tra gli uomini ma non piu’ tra le donne. In compenso, la quota dei bevitori “giornalieri” tra le donne e’ costante, a differenza di quella degli uomini; (3) dal punto di vista regionale, l’Ile de France (che possiamo considerare una sorta di “avanguardia” francese) mostra dei segni piuttosto preoccupanti. La quota dei non bevitori sta esplodendo, mentre i consumatori occasionali sembrano non essere mai cresciuti in rapporto alla popolazione: il passaggio sembra essere da bevitori a non bevitori, ma soprattutto i non bevitori sono passati da essere meno della media nazionale a essere oltre la media nazionale: l’immigrazione probabilmente c’entra qualcosa.


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Il consumo di bevande alcoliche in Italia – dati ISTAT 2007

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Nella ricerca di dati sul consumo di vino in Italia mi sono imbattuto in questo studio ISTAT del 2008 che affronta il tema dell’uso ed abuso di alcol in Italia, con dati relativi al 2007 e qualche confronto con gli anni scorso. Le conclusioni possono essere facilmente confrontate con altre che abbiamo commentato in passato (qui e qui ad esempio). Al di là dei dati “non sorprendenti”, cioè il fatto che l’Italia è un paese di bevitori di vino, il quadro che risulta è il seguente: (1) la grande crescita dei consumatori di superalcolici sembra essersi fermata e recedere, mentre i consumatori di vino mostrano un calo nettamente inferiore (stiamo parlando di % sulla popolazione e non di quantità di alcol assunta); (2) il vino resta l’unica bevanda consumata abitualmente in Italia (27% della popolazione, contro soltanto il 5% della birra); (3) la maggioranza dei consumatori abituali si ferma a 2 unità alcoliche al giorno (cioè 2 bicchieri di vino da 12.5cl o due lattine da 33cl); (4) il 30% degli over-65enni beve 2 unità alcoliche al giorno contro il 15% dei giovani tra 25 e 34 anni. Posto che non si possono trarre conclusioni (magari i 30enni di oggi quando saranno 65enni berranno di più!), è chiaro che questi numeri mostrano il cambiamento di modello di consumo: mentre soltanto il 40% degli over-55enni non sono bevitori abituali, ben il 58% nella fascia 35-44 anni (per prendere chi dovrebbe aver definitamente maturato il proprio modello di consuom) non lo è. Non ci siamo addentrati nel discorso dell’abuso di alcol, dove l’argomento è affrontato senza separare il vino dalle altre bevande.


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