Mercati e consumo


La classificazione per fasce dei grandi vini secondo Liv-Ex – aggiornamento 2023

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Nel 1855 in occasione dell’Esposizione Universale di Parigi e per iniziativa di Napoleone III i francesi introducevano il sistema di classificazione dei vini di Bordeaux in cinque fasce di qualità, sulla base della reputazione e del costo di produzione dei vini (che al tempo era poi il principale determinante del prezzo di vendita. Fonte: Wikipedia). Questo sistema è immutato da quell’anno, se si fa l’eccezione per paio di modifiche, nel 1856 e nel 1973 (Château Mouton Rothschild passato dalla seconda alla prima fascia). Se ci pensate, una iniziativa straordinariamente lungimirante e anticipatrice dei tempi.

L’argomento del post di oggi è la rielaborazione in chiave commerciale di questa classificazione, fatta dal Liv-ex, con due importanti differenze. La prima è che i vini non sono solo di Bordeaux ma sono tutti i vini pregiati del mondo. La seconda è che il sistema si basa su un parametro essenziale: il prezzo medio a cui questi grandi vini sono scambiati sulla piattaforma. Ovviamente, di quello che stabilirono nel 1855… non c’è rimasto molto. Partiamo con qualche considerazione.

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Investire in vino – analisi dei rendimenti del Sassicaia nel tempo

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Fonte: CellarTracker e CruWorldWine

Articolo co-pubblicato sulla piattaforma Liquinvex

Analizziamo oggi i dati relativi al Sassicaia degli ultimi anni utilizzando due fonti gratuite sul valore dei vini: Cellartracker, dove potete trovare il prezzo medio di acquisto e il valore delle aste delle varie annate, e quelli di Cru World Wine, che offre una fonte alternativa di valutazione (coerente ma non esattamente allineata a Cellartracker) e anche il giudizio delle annate dalle guide.

Bene, da questi dati possiamo fare qualche analisi e trarre qualche conclusione. Innanzitutto, direi che quando consideriamo i giudizi delle guide, come per esempio “96” dovremmo probabilmente partire da 80, visto che sotto 80 si definisce di solito un vino che ha dei difetti e non vale nemmeno la pena di essere considerato. Quindi un 96 tradotto nei buoni vecchi voti della pagella è assimilabile a un 8, ossia (96-80)/2. Adottando questo metodo con i dati di CWW, troviamo la valutazione delle annate di Sassicaia come segue. Una annata insufficiente, il 2002, qualcuna poco sopra la sufficienza (2003, 2005, 2007, 2014) e poi tutte annate sopra il 7. Guardando il grafico viene da pensare che i giudizi delle guide siano stati con il tempo più benevoli, ma forse il secondo decennio del secolo è stato migliore del primo. Non ho bevuto abbastanza Sassicaia per dirlo (purtroppo).

Proseguiamo nel resto del post…

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USA – consumi e mercato del vino – aggiornamento 2022

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I dati pubblicati recentemente dal Wine Institute di San Francisco restituiscono una immagine del mercato americano del vino coerente con quanto stiamo osservando nelle nostre serie di esportazione. Ossia, un mercato in cui dopo il boom legato al Covid i consumi di vino sono calati, pur mantenendo un dato stabile in termini di valore al dettaglio. In particolare, il consumo di vino 2022 è stimato in 964 milioni di galloni, che sarebbero 36.5 milioni di ettolitri, contro un consumo stimato per il 2021 di 1.1 milioni di galloni, quindi oltre 41 milioni di ettolitri. I dati possono essere volatili e gli anni anormali che abbiamo affrontato possono portare a conclusioni errate. Di certo, come potete vedere dal grafico qui sopra, i tassi di crescita del vino in USA si stanno normalizzando. Su un orizzonte quinquennale parliamo di +0.4% per i volumi e +2.6% per il valore, su base annua. Ciò si confronta con un dato del +2/3% per volumi e circa +5% annuo per il valore del decennio precedente (2007-17). Il quadro applica poi anche allo specifico del vino californiano, che è poi il focus dell’istituto da cui abbiamo preso i dati. Le spedizioni di vino sono calate del 9% circa a 22.4 milioni di ettolitri, di cui quasi 20 sono comunque dedicati al mercato americano. Nel resto del post qualche ulteriore dettaglio.

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L’andamento degli indici Liv-ex – aggiornamento 2022/23

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Torniamo oggi a discutere dell’andamento degli indici Liv-Ex relativi ai grandi vini e lo facciamo con rinnovato interesse visto l’inversione di tendenza osservata negli ultimi mesi. La crescita che sembrava senza fine e che aveva fatto aleggiare considerazioni sulla superiorità dell’investire in vino rispetto ad altre forme di investimento sembra essersi fermata. Intendiamoci: come tutti i beni a offerta fissa, il vino (o meglio “un vino”) ha un prezzo che può arrivare a qualsiasi cifra. Però dal picco toccato ad agosto 2022, l’indice più rappresentativo, il Liv-Ex 1000, è calato del 7% (come sempre prendiamo i dati in euro e non in sterline). Nello stesso periodo la borsa americana (S&P500) è cresciuta del 4%, mentre quella europea è scesa del 2%. L’inflazione osservata nel periodo è stata del 5% circa.

Preoccupati? No, per nulla. Per una serie di ragioni. Vediamole nel resto del post.

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Vendite al dettaglio di vino (GDO Italia) – dati Circana, primo semestre 2023

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Che dire? Si beve meno e si spende di più. I dati di Circana sulle vendite nella GDO italiane restituiscono questo quadro, molto chiaro, per il secondo trimestre e (quindi per) il primo semestre 2023. Le vendite di vino crescono del 3% a 1.4 miliardi di euro ma calano del 4.4% a 3.6 milioni di ettolitri, per un effetto prezzo che cumulato viaggia intorno all’8%. In questo contesto, l’effetto “mix” sembra essere molto limitato, visto che la categoria che cresce di più è quella dei rosati, che mostra un prezzo ben inferiore alle altre categorie (3 euro al litro, contro 3.3 dei bianchi e 3.6 dei rossi) e dove l’effetto prezzo è anche più limitato (5% contro 7-9% per le altre categorie, sempre guardando ai dati semestrali). Certamente il secondo trimestre è andato un po’ meglio di quello che ci si poteva immaginare e lo vedete dai grafici allegati, dove qualche “beccheggio” verso l’alto si nota e dove potete apprezzare che l’emorragia dei volumi (ora -2% sui 12 mesi rispetto al 2019) sembra rallentare. Gli spumanti restano positivi, +3.5% in valore rispetto al trimestre 2022 ma rallentano rispetto al primo (favorito dalla Pasqua anticipata) mentre il contrario succede per i vini fermi che dopo un valore stabile nel primo trimestre riprendono quota con un +5% nel secondo trimestre. Anche i vini DOC/DOCG hanno un dato positivo dopo 2-3 trimestri di stasi. Bene, passiamo a un’analisi un po’ più dettagliata nel resto del post.

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