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Australia – produzione di vino 2023

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L’andamento della produzione vinicola australiana è stato negli ultimi due anni pesantemente influenzato da “la Nina”, ossia la variante fredda e piovosa contrapposta a quello che colpisce noi, ossia il “il Nino”. Bella coppia… . Senza divulgarci troppo in questioni meteo e per andare al punto, nel 2023 l’Australia produrrà circa 9.2 milioni di ettolitri di vino a fronte di 1.32 milioni di tonnellate di uva, con un calo fragoroso del 25% circa, sia contro il 2022 che contro la media storica. È questo il risultato del Vintage report pubblicato da Wine Australia che raccoglie i dati del 35% dei viticoltori circa, che però rappresentano il 91% della produzione di vino australiana. Benchè i dati siano ovviamente cattivi, si “saldano” con quello che osserviamo nei dati di consumo e di esportazione del vino australiano, in forte crisi per la proibizione delle esportazioni in Cina e assumono dunque, in un certo modo, un equilibrio. Bene, passiamo a una breve analisi dei dati.

 

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Francia – esportazioni di vino – dati primi 9 mesi 2023

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Non arriva un buon segnale dalle esportazioni francesi di vino di settembre, che ho quasi guardato per caso. Se I dati sono corretti (ho un piccolo dubbio sul fatto che siano completi), dopo un agosto “bruttino” a -8%, il dato di settembre segnala un tonfo del 21% (e comunque intorno al -17/18% anche rimontando un paio di dati regionali mancanti nella rilevazione di settembre). Ciò ovviamente va messo nel contesto di un andamento fino a luglio decisamente migliore di quanto ha fatto l’Italia ma rappresenta anche un segnale non positivo per quanto riguarda il nostro export (che già sta soffrendo, -1.4% nei primi 8 mesi dell’anno). Tornando alla Francia con questi due mesi terribili le esportazioni nei primi 9 mesi calano dell’1.7% a 8.9 miliardi di euro, con un forte deterioramento dal dato semestrale che segnava ancora +3%. Il rallentamento più forte è quello dello Champagne che passa da un +8% a un dato stabile (3 miliardi di euro) con i volumi che passano da -5% a -10% tra il semestre e i 9 mesi. Il “resto della Francia” che come mix è il più simile alla tipologia di export italiana è invece quello che ha subito il rallentamento minore, da -2% a -5%. Passiamo ad analizzare qualche numero insieme. I dati completi sono alla fine del post.

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Utili, margini e ritorno sul capitale delle principali aziende vinicole – dati Mediobanca – aggiornamento 2022

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Dopo esserci occupati di chi fattura di più e di chi ha un maggior valore aggiunto continuiamo oggi la nostra analisi dei dati di Mediobanca Research scendendo nel conto economico. Analizziamo cioè chi fa più soldi, sia rispetto a quanto è il fatturato, sia rispetto a quanto è stato investito nell’azienda, almeno da un punto di vista contabile (talvolta le poste di bilancio derivano da rivalutazioni e non veri investimenti). Ad ogni modo, in queste classifiche ovviamente dovremmo escludere le cooperative, che sono in una posizione diversa, avendo come scopo la massimizzazione del ritorno per i soci attraverso il costo del venduto. Come vedete dal grafico qui sotto, chi “vince” dal punto di vista del rapporto tra utile (operativo) e vendite sono Antinori, Frescobaldi e Santa Margherita, mentre chi vince dal punto di vista del ritorno sul capitale sono Bottega, Santa Margherita di nuovo e Mionetto. Più in generale le aziende (30) che analizziamo nel rapporto hanno avuto un fatturato di 5.6 miliardi di euro, un valore aggiunto di 1.2 miliardi (il 21.8% delle vendite contro il 22.4% del 2021) e un utile operativo di 421 milioni, pari al 7.5% del fatturato, di nuovo leggermente sotto il 7.8% dell’anno scorso. Passiamo a una breve analisi dei dati, ricordandovi che nella sezione Solonumeri trovate i dati azienda per azienda degli ultimi anni.

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Lanson BCC – risultati primo semestre 2023

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Il rilancio di Lanson continua nel primo trimestre sulla medesima traccia già vista nel secondo semestre 2022, ossia un deciso miglioramento dei margini di profitto derivante dalla nuova strategia di  “développement en valeur” rispetto ai volumi. Nello specifico del primo semestre 2023 il mercato dello Champagne è chiaramente peggiorato (-5% in volume di spedizioni) e l’impatto sulle vendite di Lanson si vede, ma i margini sono letteralmente esplosi con un margine industriale passato dal 45% al 53% che ha consentito di più che compensare gli effetti inflazionistici. Risultato finale è un utile netto di oltre 11 milioni di euro, un debito non in calo anno su anno ma che si confronta con un magazzino cresciuto in modo significativo (e quindi è indice di una migliore “salute finanziaria”) e azionisti contenti perché oltre al fatto che le azioni quest’anno sono andate bene (+14% al 15 ottobre 2023), hanno anche ricevuto un dividendo più ricco dello scorso anno (di poco superiore al 2% in termini di rendimento). Le prospettive restano positive in termini di strategia anche se ovviamente l’azienda fa notare che il secondo semestre è più importante del primo, mentre noi facciamo notare che la base di confronto resta sempre facile, nel senso che se il margine industriale del 53% tiene i dati possono essere ancora molto interessanti (margine secondo semestre 2022 = 46%). Passiamo a una breve analisi dei dati.

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Il commercio mondiale di vini sfusi – aggiornamento 2022

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Il grafico qui sopra credo fornisca un quadro piuttosto chiaro dell’evoluzione del mercato mondiale dei vini sfusi, almeno dal punto di vista dei volumi: declino strutturale. Le ragioni possono essere diverse. La più evidente è forse quella della qualità, meno vino ma più buono, e questo va in bottiglia. Però la spiegazione non può fermarsi qui. Per esempio, la Nuova Zelanda esporta vino sfuso a un prezzo molto più alto della media, il che significa che lo spediscono per l’imbottigliamento locale vino sfuso. Penso che questo sia possibile grazie alla scala rilevante (tanti volumi) delle operazioni delle aziende locali, oltre che dalla mancanza di regole (sempre locali) che obblighino all’imbottigliamento locale del prodotto. I numeri del 2022 di UN Comtrade danno un valore esportato di 2.66 miliardi di euro, +6% sul 2021 ma molto meno dei 3 miliardi e più degli anni pre-Covid e un volume scambiato di 35 milioni di ettolitri, -6%, in calo da ormai qualche anno. La Spagna domina, la Nuova Zelanda cresce, l’Italia recupera nel 2022 ma resta ben sotto i livelli del passato. Passiamo a un breve commento dei principali dati.

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