Lanson BCC – dati di bilancio 2022

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Lanson BCC esce chiaramente “vincente” dal round dei bilanci 2022 delle aziende della Champagne, anche se visti i dati del primo semestre 2023 di LVMH potrebbe non durare. Il corso delle azioni da inizio anno è cresciuto del 22% (dati al 27 luglio), contro +3% per Vranken Pommery e -3% per Laurent Perrier. Praticamente un andamento pari a quello di tutta la LVMH. Se poi avessimo scritto la nostra recensione nei giorni in cui questi dati sono stati riportati, le conclusioni sarebbero state ancora più forti, arrivando a superare il +40%. Beh, i numeri che analizziamo oggi sono eccezionalmente positivi, non tanto per il fatturato (+7% e solo +2% nel secondo semestre) ma per la progressione dei margini, arrivati al 17% (utile operativo su fatturato) dopo anni di navigazione al 10% o meno. Ma di più, Lanson è riuscita a dare una sterzata importante alla sua struttura finanziaria, con il debito sceso a 466 milioni e il magazzino salito di 50 milioni a 536 milioni, un livello quindi di tutta sicurezza. Il tutto grazie a un incremento del 12% del prezzo mix (quindi con volumi in calo del 5% circa), e di una strategia che dal 2019 si è fortemente orientata sul miglioramento della gamma piuttosto che sui volumi, seguendo l’esempio virtuoso di Laurent Perrier. Le prospettive sono però prudenti: le vendemmie 2020 e 2021 avranno un impatto negativo sui volumi, che si potranno riprendere solo tra 3-4 anni, grazie ai risultati ottenuti nel 2022. Inoltre, l’azienda ha specificato che l’inflazione sui costi continuerà nel 2023, oltre all’incremento dei tassi di interesse: detto in altri termini, può darsi che il 2023 abbia risultati inferiori. E di qui la frenata delle azioni negli ultimi mesi. Passiamo a qualche dettaglio in più nel resto del post.

  • Le vendite crescono del 7% a 289 milioni, con un progresso 3% in Francia, del 5% in Europa, e di oltre il 30% in America e Asia, che però restano mercati da sviluppare con solo 19 e 17 milioni di euro rispettivamente di fatturato.
  • Il margine industriale balza dal 37% al 45%, quindi da 101 a 132 milioni di euro. Una buona parte del progresso si ribatte sull’EBITDA, in crescita dal 14% al 22% del fatturato per un valore di 64 milioni, +65%, e sull’utile operativo, passato da 30 a 50 milioni, dall’11% al 17% delle vendite. La crescita delle tasse e (ancora leggera) degli oneri finanziari porta l’utile netto di 39 milioni.
  • Dal punto di vista finanziario dicevamo che il debito cala da 482 a 467 milioni, dopo aver aumentato gli investimenti a 13 milioni (da 9 degli anni scorsi, mediamente) e i dividendi a 5 milioni, oltre ad aver ricomprato azioni proprie per 12 milioni. Quindi un ottimo risultato. Come dicevamo sopra vedremo il prossimo anno…

 

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Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

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