dati ISTAT


Toscana – produzione di vino – aggiornamento 2014

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Cominciamo la rassegna regionale con la Toscana. A titolo di premessa, le regioni in cui non c’è produzione dichiarata di mosto, come questa, hanno dei dati provinciali coerenti con quelli regionali. Altrimenti abbiamo un problema, dato che in alcuni anni (come il 2014) il mosto è incluso nei dati provinciali, in altri invece no. In aggiunta ai dati produttivi ho ripreso la statitstica del valore della produzione vinicola regionale, che però è aggiornata al 2013. Di qui a fine anno dovremmo quindi riuscire a completare il giro di tutte le regioni italiane.

La Toscana ha riguadagnato quota 2.8 milioni di ettolitri di produzione nel 2014, visivamente il suo livello “storico” ed è così una delle poche regioni italiane dove la produzione è stata in crescita (+5% rispetto al 2013, che già aveva mostrato un recupero sul minimo storico del 2012). Come vedremo dai dati, la produzione si è ancora di più spostata sui vini rossi (ormai il 90%), mentre a beneficiare della ripresa dei volumi produttivi sono stati soprattutto i vini IGT, che nel 2014 hanno superato il 30% della produzione regionale, rispetto a un livello storicamente intorno al 25%.

Passiamo ai dati.

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Produzione di vino in Italia 2014 – aggiornamento ISTAT

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Spero con questo post di darvi la migliore fotografia possibile della produzione di vino italiana nel 2014, dato che il sito dell’ISTAT oltre a rilevare i dati con colpevole ritardo (23 luglio 2015) fa molta confusione. Tipo? Confrontando nel corso degli anni dati che includono i mosti o meno, sommando per due volte la produzione di Trento e Bolzano che (maledizione) sono riprodotte in tutte le tabelle regionali, dimenticandosi di correggere le produzione DOC siciliane per il passaggio da IGT a DOC della denominazione Sicilia, mettendo dati sulle superfici vitate che sono francamente inpubblicabili. Fine del piagnisteo, però sarebbe necessario che Unione Italiana Vini o Federvini suoni la campanella e metta ordine tra ISTAT, ISMEA, INEA, MIPAAF, Federdoc e compagnia.

Due parole sui dati che approfondiamo nel resto del post. La produzione cala del 12% rispetto al 2013 ed è del 6% sotto la media delle ultime annate. A farne le spese le regioni del mezzogiorno con cali superiori al 20% e la produzione di vini da tavola, che calano del 23% sotto i 10 milioni di ettolitri. Si conferma la tendenza verso l’aumento delle produzioni DOC, che sono del 4% sotto la media, anche se calano anche loro del 6%. Oggi in Italia la produzione di vini DOC copre il 39% del totale, contro un peso del 32% dei vini IGT e del 24% dei vini da tavola. Ma leggiamo i dati insieme.

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Esportazioni di vino Italia – aggiornamento marzo 2015

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Dunque, quando giovedì scorso ho scaricato i dati ISTAT sulle esportazioni di marzo ho pensato di aver commesso un errore, presumibilmente derivante da diversi giorni fatti di 5 ore di sonno e 19 ore di corsa, che tipicamente capita quando la famiglia è al mare. Invece no. Ricontrollati i dati, è proprio stato un mese eccezionalmente positivo per l’export italiano di vino, come non se ne vedevano da un paio di anni. A marzo l’export cresce a 470 milioni di euro, +14%, con un incremento del 7% dei volumi esportati. Con un dato del genere, niente è andato male. L’Asti è rimasto stabile, i vini spumanti DOP sono esplosi, i vini fermi imbottigliati hanno fatto +9%, i vini sfusi hanno smesso di scendere, le esportazioni in Germania sono rimbalzate, quelle negli USA hanno accelerato. Persino le vendite di spumante in Russia sono salite.

Il balzo di Marzo porta il primo trimestre a chiudere con un più che dignitoso +4% per 1.2  miliardi di euro, con volumi in calo del 2% a 4.6 milioni di ettolitri e un prezzo mix in crescita del 6% a 2.56 euro al litro. Andiamo sui numeri insieme (a proposito oggi non ho voglia di grafici, quindi vi propino soltanto tabelle!). E per chi arriva in fondo una notarella sulle importazioni…

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Il valore della produzione di vino in Italia – aggiornamento ISTAT 2013

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Su suggerimento di un lettore che non ha trovato l’aggiornamento di questo post, mi sono ingegnato e ho scoperto che i dati sul valore aggiunto delle produzioni agricole non viene più pubblicato come comunicato stampa ma viene comunque aggiornato nei database ISTAT. Vi ripropongo dunque questa analisi, aggiornata al 2013, che si riferisce al valore in euro a prezzi di base correnti (quindi inclusa inflazione) della produzione di vino e di uva da vino, escludendo quindi la sezione delle uve da tavola. Secondo ISTAT il valore aggiunto della viticultura ha toccato il suo massimo storico nel 2013, a 3.7 miliardi di euro, con un balzo del 20% sul 2012, raggiunto presumibilmente grazie al forte incremento dei prezzi delle uve. Di questi 3.7 miliardi, circa 2.8 sono relativi alla produzione di vino (chi produce l’uva la trasforma direttamente), mentre altri 0.9 sono relativi alla produzione di uva da vino, il cui ulteriore valore aggiunto di trasformazione in vino finisce nel valore aggiunto dell’industria delle bevande. Il quadro è dunque positivo e in ripresa dopo la crisi degli anni a cavallo del 2009-10, tanto che ad oggi la produzione vinicola raggiunge circa il 12% del valore aggiunto totale dell’agricoltura italiana, il livello più alto da quando questa statistica è stata pubblicata dall’ISTAT. Andiamo a vedere qualche numero con anche la suddivisione regionale.

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Il consumo di vino in Italia – dati per regione e classi di età

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Fonte: ISTAT, rapporto sull’uso e abuso di alcolici in Italia

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Torniamo sul tema dei consumi di vino con un’analisi, che sta diventando sempre più ricca, delle principali tendenze al consumo di vino. Nell’ambito di un generalizzato calo del consumo, esistono apparentemente delle isole felici (o meno infelici) come per esempio Bolzano, dove la penetrazione del consumo quasi quasi aumenta, e fasce di età come quella dei ventenni dove la compressione del consumo sembra essere meno spinta. Lo stesso può dirsi per le grandi città (meno afflitte dal fenomeno del calo di consumo) rispetto ai piccoli centri. Sono dati che “tagliando” la popolazione in modo così netto restano volatili, ma alcune tendenze di lungo termine possono essere colte. Due numeri prima di obbligarvi a cliccare per continuare a leggere. Le regioni del Nord viaggiano intorno al 53-55%  di bevitori sulla popolazione, contro il 44-47% delle regioni del sud. Quindi siamo intorno a 10 punti di penetrazione. Secondo, la curva di penetrazione del consumo per età si sta “schiacciando”: oggi sopra i 25 anni la penetrazione varia tra il 52% e il 60%, il minimo storico: fino al 2012 i dati mostravano un “gap” tra chi beveva meno di oltre 10 punti. Ma andiamo ai dati di dettaglio.

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