dati ISTAT


Il consumo di bevande alcoliche in Italia – aggiornamento ISTAT 2011

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La pubblicazione annuale dell’ISTAT sull’uso (e abuso) di alcol è quest’anno meno preoccupante di quello che avrei potuto immaginare e lascia spazio ad approfondimenti (che faremo) al riguardo degli stili di consumo del vino. Ma per oggi guardiamo i dati generali: (1) ISTAT dice che il 53.3% della popolazione italiana beve a qualche titolo vino. Lo stesso numero dell’anno scorso. (2) ISTAT ci dice poi che tra questi consumatori, i consumatori abituali di vino stanno leggermente calando a favore di un consumo più sporadico. (3) allargando il quadro alle bevande alcoliche in generale e al lungo termine, diminuisce il consumo di alcolici tra i giovani (meno di 24 anni), con una riduzione della penetrazione di 8-10 punti percentuali (buona notizia!), mentre si riduce soltanto marginalmente quello delle altre fasce di età. (4) si riduce la quota dei consumatori “non moderati”, quindi di quelli che bevono troppo, dall’8.3% della popolazione al 7.5%. Altra buona notizia.

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Produzione di vino in Italia nel 2011 – fonte: ISTAT

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ISTAT ha pubblicato il dato sulla produzione di vino in Italia, che scende a 40.6 milioni di ettolitri, con un calo del 9% rispetto al 2010, come da innumerevoli commenti è stato osservato. In aggiunta a questa produzione va considerato un ammontare di circa 2 milioni di ettolitri di mosto, stabile rispetto allo scorso anno. Le principali conclusioni sono: (1) che contina la discesa produttiva, concentrata quasi interamente nel centro sud, con un particolare cenno a Sicilia e Puglia; (2) che cresce la produzione di vini a denominazione, che con gli IGT sono sopra il 70% del totale; (3) che i vini bianchi (inclusi spumanti) hanno per la prima volta nella storia superato la produzione dei vini rossi. Eccovi tutti i commenti in dettaglio.

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Esportazioni italiane di spumante – aggiornamento dicembre 2011

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Oggi ci focalizziamo sull’export di spumanti 2011, con la usuale suddivisione tra Asti, altri spumanti DOP e tutto il resto. Le conclusioni non sono dissimili da quelle fatte per i vini fermi: l’anno è stato eccellente ma si è concluso con un pò di rallentamento, soprattutto per l’Asti. Tale rallentamento va anche considerato guardando a quanto era successo lo scorso anno, quando il mese di dicembre ebbe un eccezionale +36%, contornato da un +17% di novembre e un +8% di gennaio, unio mese di crescita a singola cifra in mezzo a tanti mesi eccellenti. Analizzando i dati è piuttosto evidente che il mercato russo è diventato ormai l’unico vero driver di crescita del prodotto, quando invece per il resto degli spumanti DOP il mercato anglosassone (quindi USA e Regno Unito) continua a riservare delle buone sorprese. Ma passiamo ai numeri, che ci dicono quanto segue: 548 milioni di export, +23.3%, con un prezzo medio di 2.48 euro al litro, in crescita del 3.3%, essenzialmente grazie alla più rapida crescita degli spumanti DOP (ex Asti) e del recupero di prezzo dell’Asti.

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Esportazioni di vino italiano – aggiornamento dicembre 2011

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Il 2011 si è chiuso con un rallentamento per l’export il vino italiano. I dati di dicembre ci propongono un calo dei volumi (che non si vedeva da molto tempo) e un incremento del valore delle esportazioni che cresce ancora, ma soltanto del 4% rispetto a dicembre 2010. Detto questo, il clima economico nell’unione europea non è stato dei migliori e, se si guardano i dati francesi, per esempio, ci sono indicazioni peggiori. Oggi però il post è “riassuntivo” e ci da la possibilità di fornire i tre grandi numeri dell’export italiano 2011: 23.8 milioni di ettolitri a 183 euro, uguale 4,367 milioni di euro. Si tratta del record storico, sia per i volumi che per il valore. Vediamo in dettaglio come ci si è arrivati, ma prima una considerazione di fondo: l’export è ancora fortemente focalizzato sul “vecchio mondo”, con USA e Germania che contano per oltre 900 milioni di euro ciascuno. Se ciò rappresenta un vantaggio (posizione radicata, buona conoscenza del mercato e, nel 2012, presumibilmente un effetto positivo dal dollaro), in prospettiva potrebbe essere un problema, dato che la crescita (come stiamo cominciando a vedere) si genera nei mercati emergenti, dove invece di essere il leader l’Italia appare molto spesso come un comprimario.

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