2015


Produzione DOC e DOCG per denominazione – dati 2015

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Dopo 10 anni di pubblicazione di questo rielaborazione dei dati Federdoc, devo dire che questo è il primo anno in cui ho dei dubbi sulla veridicità dei dati, anche considerando gli errori che nel passato si sono succeduti. Lo pubblico ancora per quest’anno, in attesa magari di un commento da parte di chi è più informato e titolato di me per valutarne l’accuratezza. Per esempio, secondo Federdoc il Prosecco DOC è stato prodotto in 3.64 milioni di ettolitri, mentre secondo ISMEA in 2.64 milioni di ettolitri: l’arbitro dovrebbe essere l’ente certificatore, Valoritalia, dove però figurano ancora i dati relativi alla vendemmia 2014. Dal successivo confronto con ISMEA emerge la ragione di questa differenza: Federdoc riporta i dati relativi alla vendemmia dell’anno (il che e’ il linea con l’interpretazione di questo post), mentre invece ISMEA riport il vino “certificato” nell’anno, cioe’ quello che e’ in qualche modo pronto a essere messo in commercio. Per capirci, con un esempio piu’ semplice, il Brunello qui riportato e’ quello prodotto con la vendemmia 2015, che sara “certificato” nel 2019 quando sara’ messo in commercio.

Dunque, se prendiamo le prime 30 denominazioni italiane escluso il Prosecco, da solo +63% secondo Federdoc, troviamo una produzione di circa 8.9 milioni di ettolitri e una crescita del 7% rispetto al 2014. Se mettiamo anche il Prosecco passiamo a +19% per 12.5 milioni di ettolitri. I dati si parlano abbastanza con quelli ISTAT, che davano +16%. Ci sono oggi ancora solo 36 DOC/DOCG in cui si producono più di 100mila ettolitri… passiamo ai dati…


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I risultati delle aziende vinicole italiane (escluse cooperative) – aggiornamento Mediobanca 2015

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Novanta dei 140 operatori del mondo del vino italiano inclusi nel rapporto Mediobanca non sono cooperative e sono a controllo italiano. Su questo campione si fonda l’analisi che affrontiamo di seguito, che rappresenta la vera analisi di settore, per quanto riguarda i margini e il ritorno sul capitale. In termini commerciali queste rappresentano circa la metà delle vendite del campione. L’analisi ripropone in modo più marcato le conclusioni di due settimane fa, quando abbiamo guardato al campione totale: un andamento commerciale soddisfacente nel 2015 e ancora migliore nel 2016, quando per le aziende le vendite italiane sono addirittura andate meglio che quelle all’estero; margini di profitto sostanzialmente sui livelli dello scorso anno a livello operativo, con una crescita più marcata dell’utile netto grazie al calo degli oneri finanziari e delle tasse; infine, un miglioramento ulteriore del rapporto tra debiti e generazione di cassa (3.1x debito su MOL) dopo quanto abbiamo già commentato nei due anni precedenti. Ricomponendo il quadro, il 2015 ha determinato un ulteriore leggero miglioramento del ritorno sul capitale dell’industria vinicola italiana, che dovrebbe continuare nel 2016 dati gli eccellenti dati commerciali che emergono dal rapporto. Passiamo a leggere qualche dato insieme.

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I risultati delle aziende e cooperative vinicole italiane 2015 – Rapporto Mediobanca

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Come ogni anno in occasione di Vinitaly Mediobanca Research pubblica l’indagine sul settore vinicolo, “consolidando” il bilancio di tutte le aziende e cooperative che fatturano oltre 25 milioni di euro: sono 140 e rappresentano il 51% e 64% rispettivamente della produzione e delle esportazioni. Ne esce un quadro molto completo, per quanto un po’ ritardato (siamo ai dati 2015, salvo che per le vendite) dello stato di salute dell’industria vinicola italiana. Che, scorrendo i dati è buono. La novità recente non è tanto nelle esportazioni, che sono andate e continuano ad andare bene, quanto nel mercato italiano che finalmente ha cominciato a dare segni di risveglio, soprattutto nel 2016. Cosa è successo dunque ai risultati finanziari delle aziende nel 2015? Le vendite sono cresciute del 5% (e di un altro 5-6% nel 2016, i margini si sono stabilizzati su un buon livello dopo la ripresa degli anni scorsi, gli investimenti restano piuttosto contenuti anche se in leggera ripresa e dunque la “salute finanziaria” migliora ulteriormente con un rapporto tra debito e generazione di cassa in miglioramento (ormai da diversi anni). Gli utili sono dunque in decisa ripresa anche grazie al minor peso di oneri finanziari e fiscali. Un ultimo accenno va fatto all’analisi della produttività nel settore del vino, che è strutturalmente in crescita. Nel 2016 dovremmo vedere un ulteriore miglioramento dei margini grazie al rafforzamento del mercato domestico. Passiamo all’analisi dei dati principali.

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Australia – esportazioni di vino 2016

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Questo è il primo anno dopo molti in cui la lettura delle esportazioni di vino australiano non è complicata dai rapporti di cambio. Come al solito, leggiamo i numeri nella valuta locale, dollari australiani: l’export è cresciuto del 6% a 2.3 miliardi. Il dato in dollari americani è 1.7 miliardi, +5%, quello in Euro 1.54 miliardi di euro, +5.5%. Da qualunque lato si guardano i numeri, è stato un buon anno per gli australiani, il secondo positivo in valuta locale. L’incremento è stato bilanciato tra volumi (+3%) e prezzo medio di esportazione (+3%) ed ha come principale protagonista il mercato cinese, cresciuto del 42% nel 2016 nella Cina continentale e del 27% se includiamo anche Hong Kong (in leggero calo). Nel 2016 questi due mercati sono il 28% delle esportazioni di vino australiano, erano il 10% nel 2010: prossimità geografica, vitigni internazionali e, soprattutto, forza commerciale di alcuni player importanti, hanno fatto la fortuna del prodotto australiano. Il rovescio della medaglia è evidente: se l’export fa +6% e la Cina +42% vuol dire che va male quasi da tutte le altre parti… e in effetti questo è proprio quello che ci dice la tabella. Dunque, i dati sono positivi ma bisogna fare attenzione perché quando c’è un solo motore si rischia. Passiamo ai dati.

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Lazio – produzione di vino 2015 – dati ISTAT

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I dati che commentiamo oggi sulla produzione di vino laziale sono particolarmente positivi e si innestano su un trend incoraggiante già cominciato qualche anno fa. La vendemmia 2015 si è chiusa in rialzo del 30% e in linea con la media storica, quindi meglio della media italiana sul confronto con l’anno scorso e un po’ peggio rispetto ai dati storici (+9% Italia +2% Lazio). Resta però elevata la quota di prodotto DOC (nonostante la vendemmia ricca tenda a premiare più i vini comuni) e nel 2015 i vini comuni hanno perso ulteriore quota a vantaggio dei vini IGT, mentre i vini di qualità restano sopra il 50% della produzione regionale, un dato chiaramente superiore a quello italiano (40%). Le previsioni vendemmiali ISMEA per il 2016 sono molto buone, con una produzione prevista di 1.7 milioni di ettolitri, +2% rispetto al 2015 nel contesto di una produzione attesa in leggero calo a livello nazionale. Passiamo a commentare i dati.

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