Sud Africa – produzione di vino e superfici vitate, aggiornamento 2015

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E’ il momento di rimettere mano ai dati del Sud Africa per aggiornare al 2015 le statistiche produttive. Il vino di questa nazione ha beneficiato negli ultimi due anni della forte svalutazione del Rand SudAfricano, continuata fino al 2016, ma che visto l’andamento recente sembra essersi esaurito. Insieme a delle condizioni di scambio più favorevoli si è anche verificata una serie di vendemmie positive con dati in costante crescita dal 2013 a questa parte, essenzialmente raggiunti grazie a un incremento della resa produttiva dei circa 99mila ettari di vigneto (all’incirca tanti quanti ce ne sono in Germania, per intenderci). La produzione si sta spostando gradualmente verso i vini bianchi, seguendo un po’ un trend strutturale del mondo del vino, anche se la produzione resta relegata ai vini fermi, con una quota di vini spumanti molto marginale. Infine l’industria vinicola sudafricana beneficia, secondo questi dati che abbiamo tratto da Sawis, di un eccellente andamento del mercato domestico, che nel 2015 con 3.8 milioni di ettolitri (+8%) ha toccato il suo record storico.

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Francia – esportazioni di vino – aggiornamento 2016

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Le esportazioni di vino francese hanno continuato la decelerazione già vista nel primo semestre, chiudendo il 2016 sul livello del 2015. A determinare questo ulteriore rallentamento (da +0.6% nel primo semestre a -0.3% a fine anno) è stato soprattutto lo Champagne, che fino a qualche mese fa viaggiava su ritmi vicini al +10% e ha vissuto un fine d’anno particolarmente negativo, soprattutto nei tre mesi critici di settembre-ottobre-novembre, nei quali si concentra il 35-40% dell’export del prodotto. Nel segmento dei vini fermi non ci sono invece grandi novità; le esportazioni continuano a crescere al ritmo dell’1% circa, con un andamento leggermente negativo per i vini di Bordeaux (ma decisamente meno di quanto commentavamo a fine giugno) e un tono sempre positivo per i vini di Borgogna. Da un punto di vista geografico, la Francia cresce del 5% in USA, ma cala del 3% in Germania e del 10% nel Regno Unito. Di sicuro possiamo dire che la distanza tra le esportazioni francesi e quelle italiane, che avevano segnato un netto divaricamento lo scorso anno (per l’ottima annata dei vini francesi) è destinato nel 2016 a richiudersi leggermente, sostanzialmente grazie alla forte crescita dei nostri vini spumanti. Passiamo ad analizzare i dati.

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I costi di produzione del vino – rapporto C.A. di Bordeaux 2016

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L’argomento di oggi suscita curiosità, a guardare le statistiche del blog. Lo riaffronto allora con questo studio dettagliato della camera agricola di Bordeaux, che ogni 3-4 anni per aiutare gli agricoltori propone un libretto dove vengono analizzati in modo dettagliatissimo i costi di produzione dell’attività, a partire dalla vigna, fino ad arrivare alla bottiglia tappata ed etichettata. Lo studio fa queste assunzioni: 1) vigne AOC Bordeaux in buono stato; 2) produzione a regola d’arte in termini di contrattualistica della manodopera, assicurazioni e via dicendo. Insomma tutto fatto in modo più che cristiano. Gli scenari sono quattro, che vengono da due assunzioni: viticoltura bio oppure no, densità d’impianto larga (3×1 metro) o stretta (2×1 metro). Le simulazioni sul costo finale riguardano poi la resa per ettaro realizzata e sono focalizzate sulla parte agricola per calcolare il costo di produzione, salvo poi fare un “salto” per arrivare la costo per bottiglia.

Pronti? Via. Come al solito partiamo della fine e poi vediamo come ci si arriva. Secondo lo studio il costo del vino (solo del vino) per bottiglia viaggia intorno a i 3-3.2 euro per bottiglia con metodo convenzionale e resa di 50hl/ha e tra 3.5 e 3.7 euro per la viticoltura bio, assumendo come ipotesi di base 40hl/ha. Volendo assumere la medesima resa per ettaro, il maggior costo della viticoltura bio rispetto a quella convenzionale è del 5% circa. Non solo i vini bio sono più costosi da produrre, ma come vediamo nel dettaglio che segue richiedono anche un investimento in macchine più importante.

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Sardegna – produzione di vino 2015 – dati ISTAT

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La Sardegna del vino è negli ultimi tempi andata molto di moda. Da un lato, il continuo successo del Vermentino nella GDO Italiana sta attirando l’attenzione; dall’altra, la recente operazione di acquisizione della sua più grande azienda vinicola, Sella e Mosca da parte di Terra Moretti ha destato notevole interesse per l’elevata valutazione. I dati produttivi del 2015 che presentiamo oggi sono incoraggianti. La produzione cresce rispetto a un 2014 già molto buono rispetto al resto dell’Italia e lo stesso livello di 0.8 milioni di ettolitri raggiunto nel 2015 sembra essere atteso per il 2016 nelle previsioni ISMEA-Assoenologi. La “bontà” dei dati di questa regione, che ricordiamo rappresenta meno del 2% della produzione italiana di vino, si legge anche nei particolari, con una quota crescente di vini DOC (ora il 70% della produzione totale), soprattutto nel segmento dei vini bianchi (83%). Andiamo a leggere qualche dato insieme.

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Mezzacorona – risultati e bilancio 2015/16

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Le difficoltà di lettura del bilancio Nosio si ripropongono in pieno sul 2015/16 di Mezzacorona, anch’esso alle prese con la variazione della chiusura del bilancio da fine agosto a fine luglio, che determina una durata anomala dell’esercizio in analisi di 11 mesi. Le conclusioni sull’andamento commerciale e finanziario non cambiano: nel primo caso, le vendite sono cresciute soltanto dell’1% se aggiustate per il problema degli 11 mesi, mentre nel secondo caso l’indebitamento del gruppo cala in modo significativo e in proporzione ben di più che per Nosio (ma Mezzacorona non ha pagato dividendi…), anche in virtù di un livello di investimenti particolarmente esiguo. Da un punto di vista del rapporto con i soci, l’annata si è presentata in forte recupero, con un incremento dei conferimenti del 10% circa, mentre da un punto di vista del valore dei conferimenti, l’incremento da 44 a 61 milioni di euro è molto importante ma anche determinato da una tempistica diversa dei conferimenti, che probabilmente sarà corretto con lo spostamento della chiusura dell’anno fiscale. Come viene mostrato in modo efficace nella relazione del bilancio, la cooperativa ha negli ultimi anni attraversato un periodo di miglioramento strutturale della sua performance, con un incremento costante delle vendite e della struttura fianziaria. Passiamo ad analizzare qualche dato insieme.

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