I grandi marchi del vino italiano nelle cantine dei collezionisti – dati Cellar Tracker 2026

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Torna l’appuntamento annuale con i dati di Cellartracker. Le bottiglie italiane superano gli 11 milioni e continuano a guadagnare peso, dall’11.3% del 2023 all’11.6% del 2026. Toscana e Piemonte restano regine, ma a emergere è il fenomeno Produttori del Barbaresco, in forte crescita sia nel totale che nel segmento luxury.

Siamo al post annuale sui dati di Cellartracker, un immenso database di oltre 100 milioni di bottiglie, da cui ricaviamo i dati per produttore e per la referenza delle bottiglie italiane. Per cominciare, diciamo che le bottiglie italiane in questo database di origine americana stanno crescendo di peso di anno in anno. Poco, ma crescono, 11.3% nel 2023, 11.4% nel 2024, 11.5% nel 2025 e 11.6% nel 2026. Ovviamente niente a che vedere con il peso delle bottiglie “locali” americane (38%) o francesi (33%), ma piano piano ci facciamo spazio.

La suddivisione delle nostre regioni è invece stabile: 54% per i vini toscani, 40% per quelli piemontesi, 5% per quelli veneti, 1% per tutti gli altri.

Se dovessi nominare una cantina che emerge, direi Produttori del Barbaresco. Unica tra le top 10 italiane a crescere del 10%, e insieme a Giacomo Conterno unica a crescere di più del 10% nella selezione delle bottiglie oltre 80 dollari, anche grazie alla rivalutazione delle bottiglie.

Tornando ai numeri duri e crudi, ci sono quasi 12 milioni di bottiglie di vino italiano nel database di Cellartracker, con un incremento del 7% rispetto all’anno precedente, nuovamente un po’ più della crescita del database, che è stata del 6% circa (101 milioni di bottiglie in tutto, di cui 38 americane e 34 francesi). Tenete conto che si tratta di un database americano e che, di conseguenza, l’influenza americana è significativa, come si può vedere anche dalla forte rappresentanza di vini americani.

La classifica italiana è guidata, come sempre, dalle aziende toscane, Antinori, Tenuta San Guido e Tenuta dell’Ornellaia (come anche Antinori, Frescobaldi è “spezzato” nelle sue tenute e non considerato un tutt’uno), e dalle due piemontesi Produttori del Barbaresco e Gaja. In termini di referenze, invece, le prime 5 bottiglie sono tutte toscane, con Sassicaia e Tignanello che ormai viaggiano stabilmente sopra le 200mila bottiglie, regine incontrastate nel database americano: Sassicaia tocca quota 237mila (+9%) e Tignanello 214mila (+9%).

Passiamo a un’analisi dettagliata delle principali tendenze nel resto del post, dove trovate tutte le classifiche, incluse quelle per i vini “oltre gli 80 dollari di valore”, estese per le prime 100 posizioni.

  • Abbiamo detto quali sono i marchi top (sotto trovate i primi 100). Chi cresce di più? Scorrendola trovate il +11% di GD Vajra (12esima posizione) e di Comm. GB Burlotto (29esimo), il +10% dei Produttori del Barbaresco (terzi assoluti), il +12% di Castello di Ama (59esimo) e il +15% di Bibi Graetz (60esimo). Fuori dai primi 50 segnaliamo anche il +10% di E. Pira & Figli – Chiara Boschis (51esima) e di Tenuta delle Terre Nere (80esima), e il +15% di Castello della Sala (88esimo).
  • La lista di chi cresce di meno invece include Bruno Giacosa, +2%, e Il Poggione +2%, poi Fattoria di Felsina Berardenga appena fuori dai primi 10 con un +1%.
  • Passando ai marchi dei vini “di lusso” oltre gli 80 dollari, il dato più clamoroso è la conferma e l’amplificazione di un trend già intravisto nel 2025: Produttori del Barbaresco fanno registrare un +24% nel segmento luxury, presumibilmente per il consolidamento del valore delle famose riserve, e si avvicinano alla top 5. La classifica è guidata sempre da Antinori e Tenuta San Guido (entrambi +8%), Ornellaia, Gaja e Bruno Giacosa, ma è interessante notare il +12% di Paolo Scavino (20esimo) e il +9% di Roagna, segno che la “premiumizzazione” sta supportando soprattutto il Piemonte.
  • Chiuderei con un cenno alla lista delle singole referenze, dove le maggiori crescite nel 2025-26 sono nuovamente legate al Guidalberto di Tenuta San Guido (+10%, decima referenza nella lista), il Brunello di Argiano (+10%, 16esimo), e poi una lunga serie di vini in crescita a doppia o quasi doppia cifra: il Galatrona della Fattoria Petrolo, il Brunello Pianrosso di Ciacci Piccolomini, le riserve dei Produttori del Barbaresco. Una curiosità statistica meritevole di nota: la prima entrata nella top 100 marchi del Kirkland Signature (centesima posizione, +16%), il marchio private label di Costco. Un piccolo segnale di come anche il database stia gradualmente “americanizzando” la sua composizione, e di come la grande distribuzione USA stia entrando nel canale collezionismo.

 

 

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