Dati in formato testo disponibili nella sezione dedicata a fianco.
Le esportazioni italiane di vino chiudono febbraio 2026 a 563 milioni di euro (-8%), portando il bimestre Gen-Feb a -13% in valore e -8% in volume. Pesa soprattutto il crollo degli USA (-27% sul bimestre, circa 100 milioni di euro persi), legato all’effetto base post-dazi, ma cala anche la Germania (-9%) e il Regno Unito (-13%).
Torna l’appuntamento annuale con i dati di Cellartracker. Le bottiglie italiane superano gli 11 milioni e continuano a guadagnare peso, dall’11.3% del 2023 all’11.6% del 2026. Toscana e Piemonte restano regine, ma a emergere è il fenomeno Produttori del Barbaresco, in forte crescita sia nel totale che nel segmento luxury.
Trimestre interlocutorio per le vendite di vino nella GDO italiana, che crescono dell’1.4% a 721 milioni di euro grazie all’anticipo della Pasqua che ha sostenuto gli spumanti. I vini fermi restano deboli, con l’IGT che entra in territorio negativo dopo anni di sovraperformance sui DOC/DOCG. Tra gli spumanti, il metodo classico si conferma la categoria più dinamica.
Da questo trimestre avete sempre a disposizione i dati aggiornati trimestrali (e annuali) sul lato destro del blog, su questo link.
Il 2026 parte in salita per le esportazioni italiane di vino: a gennaio il valore scende a 470 milioni di euro, in calo del 19%, penalizzato dal confronto con il gennaio 2025, gonfiato dal front-loading pre-dazi. Su base annua mobile, il totale arretra a 7,7 miliardi (-5,6%), il livello più basso dalla fine del 2022. Tutte le categorie e i principali mercati sono in territorio negativo, con gli Stati Uniti in caduta del 35% e un calo diffuso anche in Europa.
La risposta è sì, è decisamente vero, anche se non per tutti i vini.
Premessa personale al post (se non vi interessa, passate oltre, non è essenziale). Avendo una partita IVA e una sete atavica (sommata a quella dei miei amici), posso passare ordinativi importanti, pagando in anticipo e senza rompere le palle se una bottiglia sa di tappo (c’est la vie). Mi ritrovo quindi nella casella della posta i listini di diversi distributori e produttori di vino, e Gmail li ha conservati dal 2006 fino a ora!
Dunque, ho pensato: perché non andarne a cercare uno all’anno di questi listini, diciamo di gennaio o febbraio, e vedere se ci sono vini che sono sempre stati? E se ci sono, perché non guardare quanto costavano ogni anno dal 2006 ad oggi, e poi confrontarli, magari dopo averli aggiustati per l’inflazione?
Detto, fatto.
I dati sono molto specifici, quindi attenti a fare di tutta l’erba un fascio. Tutti i dettagli nel resto del post…
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