Stati Uniti d’America


La valutazione delle aziende vinicole quotate – aggiornamento 2026

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Oggi parliamo di valutazioni e dell’andamento in borsa delle aziende vinicole quotate, con l’aggiornamento dei multipli di valutazione all’anno corrente (2026) e al prossimo, quasi mantenendo il campione dell’anno precedente, aggiungendo Sula Vineyards. Tutti i dati sono stati estratti il 17 gennaio 2026.

Il 2025 è stato un anno molto difficile per le aziende vinicole quotate in borsa. L’anno è stato segnato da un paio di grossi profit warning, quello di Constellation Brands (a inizio settembre) e quello “doppio” di Treasury Wine Estates (a ottobre e poi a dicembre).

L’andamento borsistico è stato quindi molto negativo, -8% in media, soprattutto considerando l’anno “d’oro” delle borse che sono cresciute di oltre il 20%. Questo si è tradotto anche in una riduzione delle valutazioni delle aziende. Giusto per fare un paio di esempi, l’anno scorso, di questi tempi, TWE trattava a 11 volte l’EBITDA, mentre oggi vale 9x. Concha y Toro è passata da 8x a 7x e, in Italia, Italian Wine Brands è calata da 6.5x a 5.5x attualmente. Invece, la stabilizzazione del mercato ha aiutato le aziende della Champagne a stabilizzare i propri multipli di valutazione.

Ma passiamo a un’analisi più dettagliata con ulteriori grafici, la tabella riassuntiva e una spiegazione del significato di questi multipli.

 

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Constellation Brands – risultati primi 9 mesi 2025

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I risultati del terzo (e più importante dell’anno) trimestre di Constellation Brands sono stati accolti in modo moderatamente positivo dagli investitori, non essendo emersi ulteriori problemi. Nella divisione vino, le attese sull’anno restano buie (calo organico delle vendite nette del 17–20% e sostanziale azzeramento dell’utile operativo), anche se il trimestre ha visto spedizioni “organiche” in rialzo del 10% con vendite al dettaglio sottostanti sostanzialmente stabili rispetto allo scorso anno (grafico qui sopra).

A livello consolidato, la strategia resta focalizzata sul settore della birra, dove si concentrano i maggiori investimenti. Nel terzo trimestre la birra ha generato 2 dei 2.2 miliardi di dollari di fatturato e 658 milioni di utile operativo dei 695 totali. Negli ultimi 12 mesi, l’azienda ha distribuito agli azionisti 2 miliardi di dollari tra dividendi e riacquisti di azioni e ha tagliato il debito di circa 1 miliardo, anche grazie ai quasi 900 milioni di dollari derivanti dalle dismissioni nel segmento del vino.

Passiamo a un’analisi dettagliata dei dati, con tabelle e ulteriori grafici.

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La classifica dei grandi marchi di vino nel mondo Liv-Ex – aggiornamento 2025

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Liv-Ex ha pubblicato la classifica “Power 100”, ossia la lista annuale dei principali marchi del vino da collezione, redatta secondo una metodologia che tiene conto dei volumi scambiati, dell’andamento dei prezzi, del numero di referenze e così via. Il rapporto completo è disponibile qui.

Come ben sapete, dopo l’andamento negativo del 2024, anche il 2025 non è stato un anno positivo per i collezionisti: la media matematica dell’andamento dei prezzi di questi vini segna -2%, contro il -6% del 2024, frutto di una bolla speculativa importante che aveva colpito soprattutto i vini di Borgogna (e non ancora rientrata, secondo me).

La novità di quest’anno è forse il ritorno al primo posto di un vino di Bordeaux: non succedeva dal 2017. Cheval Blanc. La seconda novità è che San Guido, che nelle tabelle è ancora Sassicaia, è al secondo posto, il suo miglior risultato, e, insieme a Gaja (#11 nel 2025), il marchio italiano “sempre presente in posizioni importanti”.

L’analisi dei dati mostra l’evoluzione del mercato del vino verso vini più economici. Infatti, il prezzo medio della “top10” di circa 3.000 sterline è il più basso di sempre, anche inferiore ai 3.300 dell’anno scorso. Tutti i vini “molto cari” sono usciti dalle prime posizioni, tanto che il primo vino oltre le 10mila sterline a cassa è DRC, al 18esimo posto. La “percezione”, leggendo i dati, è ovvia dal grafico che trovate nel post e che, come test, ho fatto fare a Perplexity, dove si nota molto chiaramente che nessun vino con un prezzo medio per cassa superiore a 5.000 sterline ha registrato un aumento di prezzo. Stiamo parlando, come commenta in modo piuttosto divertente Perplexity, dei “giganti speculativi come DRC (£39k, -5%), Petrus (£32k, -5%) e Screaming Eagle (£19k, -7%)”. “Giganti speculativi” 😊.

Bene passiamo al commento dettagliato nel resto del post: a proposito, trovate tutti i dati in formato testo disponibili nella sezione Solonumeri.

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Analisi storica dei consumi di vino negli USA

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Abbiamo analizzato i dati del Wine Institute, dal 1934 al 2024, per quanto riguarda il consumo di vino pro capite (ossia “per residente”, quindi è calcolato sulla popolazione residente) e sui galloni totali sia per il vino sia per quello classificato “table wine”, ossia da tavola (sono i vini fermi ≤ 14% di titolo alcolometrico). Quindi nella seconda parte dell’articolo facciamo uno zoom sugli ultimi 20 anni.

Consumo per residente (1934–2024)

La tendenza di lungo periodo in crescita: da ~0,3 galloni/pro capite nel 1934 a un picco storico di 3,16 galloni/pro capite nel 2021. Si notano due fasi salienti: un forte boom dalla fine degli anni ’60 a metà anni ’80, seguito da una contrazione nei primi anni ’90; quindi una nuova espansione dal 1995 fino al 2019, uno “scatto” nel biennio pandemico 2020–2021 e poi la correzione degli ultimi anni, nel 2022–2024 (2,54 nel 2024, dato preliminare di Wine Institute). Si ricorda che un gallone equivale a circa 3,8 litri, quindi ad esempio il picco di 3,16 galloni pro capite si traduce in circa 12 litri a persona, ossia 16 bottiglie standard (da 0,75 litri) all’anno. Per fare un confronto, in Italia siamo ad circa 40 litri, ossia una bottiglia alla settimana a testa, secondo la media del pollo!

Consumo totale e di “table wine” (1934–2024)

I volumi totali passano da…

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Crimson Wine, la crisi USA si fa sentire (risultati a settembre 2025)

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Con un po’ di ritardo, scrivo su Crimson Wine, commentando i dati del 2024 ma, a questo punto, anche quelli dei nove mesi del 2025. Come sapete, se avete letto il primo post, Crimson Wine è un operatore integrato americano con circa 73 milioni di euro di fatturato nel 2024 e una buona esposizione alle vendite dirette (circa il 38% del fatturato). Il fatturato è rimasto costante nel periodo 2022-2024, sulla base di 400 mila casse vendute, ma sta crollando nei primi 9 mesi del 2025 (-11%), anche a causa dei problemi commerciali con il Canada. Nei commenti del management, il segmento dei vini meno pregiati (sotto i 15 dollari, ma sempre di più anche quelli fino a 25 dollari) è quello che sta soffrendo di più. Il grafico che allego dice tutto: al 12 novembre, il titolo ha perso il 21% da inizio anno e il 26% rispetto al 12 novembre 2024. Grafico allegato.

Passiamo a un breve commento dei dati principali.

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