Abbiamo analizzato il bilancio 2025 di Etablissements Nicolas, la storica catena francese specializzata nella commercializzazione di vino, che si chiude con un ulteriore deterioramento rispetto al già difficile 2024: calo del fatturato, forte peggioramento del risultato operativo e perdita netta quasi triplicata.
Signorvino ha chiuso il 2025 con ricavi pari a 77,1 milioni di euro, in crescita di circa il 6% rispetto ai 72,7 milioni del consuntivo scisso del 2024, cioè il ramo “enoteca con cucina” trasferito da Calzedonia con effetto dal 1° gennaio 2025. Il modello commerciale si basa su 42 punti di vendita e di ristorazione in tre paesi, oltre 2.000 etichette di vini italiani, un canale e-commerce proprietario e una proposta che unisce vendita assistita, ristorazione e cultura del vino. La società sottolinea anche l’utilizzo del “Sommelier Digitale”, basato sull’intelligenza artificiale generativa, oltre alla figura dei buyer e dei wine hunter, per intercettare cantine emergenti e percorsi produttivi ad alto contenuto identitario.
L’espansione della società proseguirà con nuove risto-enoteche in location centrali e di prestigio. È una strategia coerente con il posizionamento del marchio, ma aumenta il rischio di execution: ogni nuova apertura migliora il potenziale di fatturato, ma aggiunge costi fissi prima ancora di generare una piena produttività.
Passiamo a una analisi dettagliata nel resto del post.
La società australiana ha presentato “Ascent”, il nuovo business plan che prevede meno complessità, un focus sui marchi prioritari e una traiettoria finanziaria che ne aumenti la solidità.
Il cuore del piano: Power Brands e Regional Heroes
La prima direttrice è la rifocalizzazione del portafoglio. TWE intende spostare il baricentro sui Power Brands — Penfolds, DAOU e Matua — e su una selezione di Regional Heroes, riducendo progressivamente il peso dei marchi considerati non prioritari. Nel portafoglio futuro, Power Brands e Regional Heroes dovrebbero rappresentare circa il 90% del net sales revenue di gruppo, contro il 68% indicato per il primo semestre 2026. Il numero complessivo di brand dovrebbe scendere da 76 a meno di 30.
Grafico 1 – Concentrazione del portafoglio sui marchi prioritari
Prosegui la lettura per un’analisi dettagliata del piano!.
Analizziamo il nuovo bilancio di AdVini. Il 2025 segna un miglioramento qualitativo più che quantitativo: il fatturato scende, ma il margine lordo migliora da meno del 7% a quasi l’8% e l’EBITDA ritorna sopra i 20 milioni di euro dopo due anni. La strategia sembra chiara: meno volumi poco redditizi, più export, più marchi e più canali selettivi. La novità strategica più rilevante, però, è arrivata dopo la chiusura dell’esercizio: l’operazione Cordier by InVivo.
Dal BMO Wine Market Report 2026 emerge che il settore statunitense è entrato in una fase di trasformazione strutturale: gli americani spendono più che mai per il vino, ma ne comprano meno. Nel 2025 la spesa dei consumatori ha superato i 115 miliardi di dollari, in crescita del 3%, mentre il volume complessivo del mercato è sceso a 362 milioni di casse da 9 litri, in calo del 4% rispetto al 2024 e oltre il 12% sotto il livello del 2018. Questa diminuzione dei consumi è ancora più netta nel vino fermo da tavola, in flessione del 5% nell’ultimo anno e del 20% rispetto al 2018; a crescere, invece, sono i vini aromatizzati, saliti del 12% a oltre 35 milioni di casse, mentre gli spumanti sono scesi del 3% a 31 milioni di casse.
Spesa record, volumi in calo
La contraddizione tra valore e volumi è il punto centrale del report: l’inflazione, i rincari nel canale della ristorazione e il peso crescente delle fasce premium sostengono i ricavi nominali, ma non compensano la riduzione della domanda fisica. Per i produttori, questo significa margini più difficili da difendere, perché produrre, stoccare e distribuire il vino costa di più, mentre una quota crescente della spesa finale resta nel canale on-premise e non ritorna direttamente alle cantine. Il risultato è un mercato in cui la crescita del fatturato non basta più a misurare la salute dell’industria.
Il problema più profondo è demografico
Secondo i dati del Wine Market Council riportati nel report, nel 2018 i consumatori di vino rappresentavano il 37% della popolazione americana in età legale per bere; nel 2025 la quota è scesa al 29%. Anche i consumatori ad alta frequenza si sono ridotti: chi beve vino almeno una volta alla settimana è passato dal 19,4% al 16% della popolazione adulta, mentre il gruppo di chi lo beve più volte alla settimana è sceso da un picco di circa 37 milioni nel 2012 a 24 milioni. La perdita non riguarda solo i clienti più fedeli: anche i consumatori “marginali”, quelli che bevono vino una o due volte al mese, sono passati dal 16,7% della popolazione adulta nel 2015 a circa il 13% nel 2025.
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