USA


USA – importazioni di vino – aggiornamento 2019

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Le importazioni americane di vino sono cresciute del 6% a 5.8 miliardi di euro nel 2019. In realtà questo progresso è completamente legato all’andamento del cambio. Quando tradotto in dollari americani, l’import è rimasto stabile a 6.5 miliardi di dollari, segnando il primo zero dopo tre anni di crescita tra il 3% e il 5%. Sono aumentati invece i volumi (+7%), segno che il vantaggio derivante dal dollaro forte è stato completamente assorbito dal mercato locale, mentre gli esportatori non ne hanno goduto. Il clichè dello scorso anno si ripete: la Francia cresce più dell’Italia (+8% contro +5%) grazie al migliore andamento dei vini fermi, mentre gli spumanti italiani continuano a fare meglio di quelli francesi, nonostante la distanza in termini di valore delle importazioni sia ancora molto significativa. Infine, con una crescita a doppia cifra, la Nuova Zelanda si impone come terzo esportatore di vino in USA, pur restando a una distanza siderale rispetto a italiani e francesi. Passiamo all’analisi dei dati, ricordandovi che i dati scaricabili e completi sono disponibili nella sezione Solonumeri.

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Constellation Brands – risultati 2019 e non-previsioni 2020

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Constellation Brands chiude il 2019 in linea con le attese, anche leggermente meglio per essere sinceri, ma di fronte all’incertezza COVID-19 non fa alcuna previsione. O meglio, mette nero su bianco quelle che sarebbero state le previsioni 2020 pre-virus, che ben delineano la sua strategia di disimpegno dal settore del vino. Nel 2020, il segmento vino avrebbe dovuto calare del 30-35% sia in termini di vendite che di utili, a fronte della vendita di una serie di marchi a Gallo e considerando un punto di partenza di crescere con i marchi che restano del 2-4%. In particolare, i marchi venduti totalizzano nel 2019 22 milioni di casse dei 54 totali registrati a fine 2019, quindi -42%. Il grafico di apertura del post però vi rende conto di quello che è successo fino ad oggi: l’azienda ha continuato a vendere asset nel segmento del vino: i 53.6 milioni di casse del 2019 erano circa 70 milioni nel 2016 e sono calate inizialmente per la vendita dell’attività canadese ma più recentemente per il cattivo andamento del business. Fatta questa considerazione importante e tornando ai risultati, l’andamento del segmento birra (Corona principalmente) resta molto positivo e le attese erano (pre virus) che continuasse a crescere del 7-8%. Nel segmento vino il 2019 si è chiuso un po’ meglio dei primi trimestri, con un leggero calo delle vendite finali (-0.6%) e delle spedizioni (-1.4%). Tornando al 2020, Constellation Brands sottolinea la solidità patrimoniale e la disponibilità di linee di credito di 2 miliardi di dollari, oltre agli 0.9 miliardi che deve incassare da Gallo (sempre che Gallo non faccia marcia indietro visto quello che sta capitando…). Mah, io non sarei così tranquillo a 4.2 volte il debito su EBITDA; comunque visto che hanno deciso di pagare comunque il dividendo sapranno sicuramente cosa fare!

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Il peso delle esportazioni di vino sul commercio estero – dati 2018

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Nel periodo di “bassa” del flusso informativo sul mondo del vino, cioè di questi tempi, bisogna inventarsi qualche analisi o prendere spunto dagli altri. Così ho fatto, approfondendo l’analisi lanciata da AAWE sulla penetrazione dell’export di vino sul commercio estero dei principali produttori. In altre parole, quanto è importante l’export di vino per l’Italia o per la Francia? Qual’è il paese più “dipendente”, se così si può dire, dal vino nell’ambito del suo commercio estero? Bene, questo post punta a darvi qualche risposta e a fornirvi un po’ di dati di contesto: le esportazioni dal 2000 al 2018 degli 11 principali produttori di vino del mondo, le loro esportazioni totali e dunque il rapporto tra i due. Dati che confrontiamo in lungo (tempo) e in largo (tra paesi). Passando alle risposte, il paese più dipendente dal vino è la Nuova Zelanda (naturalmente escludendo piccoli paesi produttori dell’Est Europa), seguita dal Cile e dalla Francia. La penetrazione delle esportazioni di vino invece non è al suo massimo storico in praticamente nessun paese del mondo. Anzi forse proprio la Francia e l’Italia sono i paesi in cui siamo più vicini al massimo storico, ma forse ciò è il risultato dell’andamento lento dell’esportazione degli altri prodotti che non per merito della crescita dell’export di vino. Nel sottolinearvi che si tratta di dati espressi in miliardi di dollari, vi auguro buona lettura del resto del post.

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La valutazione delle aziende vinicole – aggiornamento 2019

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Le politiche monetarie espansive adottate sia dagli europei che dagli americani hanno continuato a dare fiato alle valutazioni borsistiche mondiali e di conseguenza anche alla valutazione delle aziende vinicole quotate. Dopo una leggera “svalutazione” osservata lo scorso anno, quasi tutte le aziende mostrano dei multipli di valutazione applicati all’anno corrente (2020) superiore a quelle osservate un anno fa, con una sola eccezione: le aziende della Champagne, dove l’andamento dell’attività annunciato negli ultimi mesi è stato particolarmente negativo (vedere i post relativi in particolare a Lanson e Vranken Pommery). Andiamo dunque ad analizzare i dati insieme, che vedono tre gruppi di aziende (per dimensione e specializzazione) trattare tra 16 e 21 volte gli utili, 2.5 e 4 volte le vendite e tra 14 e 25 volte l’utile operativo. Buona lettura.

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La classifica dei grandi marchi di vino nel mondo Liv-Ex – aggiornamento 2019

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La bomba (o bolla) dei vini di Borgogna irrompe a tutta forza nella classifica del Liv-Ex Power 100, che mette in fila i grandi marchi del vino sulla base di diversi criteri (prezzo, volumi e valori contrattati, numero di referenze trattata). Ne fanno le spese soprattutto i vini di Bordeaux, che escono in massa dalla “top10” (Latour il primo all’11esimo posto) quando anche solo lo scorso anno erano in sei. Stravince con sommo piacere di chi vi scrive Armand Rousseau, un produttore che apprezzo da anni. Dopo di lui viene DRC, con un mostruoso prezzo di 42mila sterline per cassa, poi Leroy, poi due Champagne (Krug e L Roederer) e poi di nuovo Prieure Roche (mai comparso prima nella classifica). Sassicaia è al settimo posto il primo degli otto vini inclusi nella classifica, contro i 10 dello scorso anno. Guadagna posizioni Bruno Giacosa al 32esimo posto, perde quacosa Gaja al 34esimo, compare per la prima volta Soldera. Per il secondo anno di fila non c’è G Conterno. Insomma, la Borgogna vince a mani basse con 33 vini e un incremento di prezzo del 12%, mentre perdono posizioni sia Bordeaux (-2 referenze a 43, prezzi +2%) che l’Italia (8 contro 10, ma un buon +7% per i prezzi). Passiamo ad analizzare i dati, ricordandovi che la classifica completa è disponibile alla fine del post.

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