Aggiorniamo oggi questo importante post che fornisce un quadro generale sul commercio estero mondiale di vino e che ci consente di mettere in un giusto contesto anche l’andamento dell’Italia. Per arrivare al dunque, se sommiamo i dati degli 8 grandi esportatori mondiali di vino (in euro), arriviamo a un magico +12% nell’andamento dell’export a valore del 2011 e un +5% come crescita annua sugli ultimi 5 anni. L’Italia sta leggermente sopra entrambi questi numeri: +12.6% nel 2011, +6.4% annuo sugli ultimi 5 anni. Da questo punto di vista, l’andamento dell’export italiano e’ stato migliore di tanti altri paesi (Australia giusto per citare il piu’ importante), ma certamente non si e’ trattato di un exploit. Tutti sono cresciuti, e molto, nel 2011. Soprattutto la Francia, che pur esportando molto piu’ che l’Italia e’ riuscita a mettere a segno un incremento del 13.3% nel 2011.
Le esportazioni di vino degli USA sono balzate del 22% nel corso del 2011, secondo i dati pubblicati dal Wine Institute. Se questo andamento e’ in parte legato alla debolezza del dollaro per un una buona porzione del 2011 (soprattutto rispetto all’Euro e al dollaro canadese), il progresso del vino americano e’ sotto gli occhi di tutti e, guardando bene i dati, e’ guidato dall’andamento nei mercati asiatici. Passiamo ai numeri.
AAWE ha appena pubblicato uno studio molto interessante, per mano di Bradley J. Rickard, Marco Costanigro e Teevrat Garg. Nell’immenso mercato USA hanno cercato di dare prove statistiche circa la correlazione tra i consumi di alcol e in particolare la disponibilita’ o meno dei prodotti alcolici nei canali di vendita tradizionali dei prodotti alimentari e la mortalita’ stradale. Lo studio e’ difficilmente replicabile in grafici chiari, ma le considerazioni sono molto interessanti, particolarmente perche’ costruite su un campione di 50 stati dove le modalita’ di vendita dei prodotti alcolici sono molto diverse, dal divieto assoluto di vendita di qualsiasi alcolico se non nei canali specializzati a strutture piu’ simile alla distribuzione in Italia. Le conclusioni sono le seguenti, secondo lo studio:
• e’ provato che maggiori consumi di alcol determinano un numero maggiore di morti sulle strade, anche se il tipo di bevanda alcolica e’ una determinante;
• a parita’ di alcol consumato, una maggiore quota derivante dal vino sarebbe correlata a un minore numero di morti sulle strade, cosa che invece varrebbe al contrario per quanto riguarda la birra;
• gli stati dove il vino e’ distribuito nei negozi di alimentari hanno un consumo maggiore e un prezzo piu’ competitivo.
• Peraltro, potrebbe essere interessante secondo lo studio limitare gli orari di vendita dei prodotti alcolici invece che proibirne tout-court la vendita.
• il consumo di superalcolici e’ quello che in assoluto e’ piu’ associabile alla mortalita’ stradale.
• Lo studio conclude che la limitazione della vendita al dettaglio di vino potrebbe non essere un metodo efficace per cercare di limitare la pratica di guida in stato di ebbrezza e le relative conseguenze.
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