Italia


Masi – risultati primo semestre 2026

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Masi chiude il primo semestre 2026 con ricavi a 27.3 milioni di euro, -7%, e con una perdita netta di 1.2 milioni contro il sostanziale pareggio di 12 mesi fa. Il calo del fatturato è però in larga parte spiegabile con elementi non commerciali: 1.2 milioni derivano dalla mancata effettuazione delle vinificazioni in “conto lavoro” (un servizio a marginalità molto bassa e scollegato dal brand) e 0.4 milioni dall’effetto cambio; al netto di questi elementi e di un paio di programmi “one-shot” verso due retailer nel 2025, le vendite sono sostanzialmente piatte. Il tema del semestre non è quindi il fatturato, quanto la struttura dei costi: il visitor center Monteleone21, aperto a maggio 2025, pesa ora, a pieno regime, su personale, ammortamenti e oneri finanziari, senza ancora una contropartita di ricavi adeguata.

Il margine industriale lordo scende di 1.4 punti al 65.6%, l’EBITDA passa da 3.9 a 2.9 milioni (10.5% delle vendite contro 13.4%), gli ammortamenti salgono del 22% a 2.6 milioni e l’EBIT si azzera, 0.2 milioni contro 1.8. Sotto la linea operativa gli oneri finanziari crescono a 2.2 milioni (anche per lo spread applicato sul nuovo finanziamento in pool di settembre 2025). Va anche aggiunto che l’EBITDA di quest’anno incorpora 1.1 milioni di altri ricavi (soprattutto contributi OCM) contro 0.6 milioni dell’anno scorso: senza quella voce il deterioramento operativo sarebbe stato superiore.

Sul fronte finanziario, il debito netto prima dei diritti d’uso è 31.4 milioni contro i 32.2 di 12 mesi fa e i 28.5 di fine 2025, con il movimento del semestre di natura stagionale. Il capitale circolante commerciale scende di 6.7 milioni sui 12 mesi, tra crediti verso clienti (da 10.0 a 6.8 milioni) e rimanenze (da 63.3 a 60.4, per assorbimento programmato delle scorte di Amarone). Gli investimenti restano però a 3.1 milioni, sopra gli ammortamenti, e il free cash flow del semestre è negativo per 2.9 milioni. Il rapporto tra debito e MOL degli ultimi 12 mesi sale a 5.6x da 5.2x.

Un’ultima punto: per Masi il secondo semestre vale storicamente oltre la metà dei ricavi annui, quindi da questi dati è difficile trarre conclusioni sull’esercizio, e il centro visitatori dovrebbe dare il suo contributo proprio nella parte alta della stagione.

L’andamento in borsa è stato piuttosto allineato al resto del nostro Wine Index. Da fine 2024 ha fatto il 2% meglio (ma non ha distribuito dividendi…).

Bene, passiamo a un commento più dettagliato dei numeri.

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Esportazioni di vino Italia – aggiornamento maggio 2026

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A maggio 2026 le esportazioni di vino tornano a peggiorare, a  650 milioni di euro e un calo del -7.1% (volumi -10% a 1.68 milioni di ettolitri), dopo il -2.6% di aprile, anche per via di un giorno lavorativo in meno dello scorso anno (che potrebbe aver impattato per circa il 5%), per quanto va considerato un flusso di export anomalo negli spumanti. I primi cinque mesi si chiudono a -6.9% con 2,987 milioni di euro. Su base annua mobile il totale scende a 7557 milioni (-6.4%). Gli Stati Uniti tornano in doppia cifra negativa (-16%) dopo l’unico mese positivo dell’anno, e il calo è generalizzato: dei ventidue principali mercati soltanto cinque chiudono in crescita. Gli spumanti segnano un +8% che merita una lettura attenta, perché è interamente riconducibile a un flusso anomalo verso il Kazakistan.

Dati in formato testo disponibili nella sezione “ultimi dati” qui a fianco.

Passiamo a un commento dettagliato per categoria e mercati.

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Guido Berlucchi – risultati 2025

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Berlucchi chiude il 2025 con ricavi record supportati dal buon andamento del mercato italiano, ma con margini, utile operativo e utile netto ancora in calo. Il fatturato sale del 5% a 56 milioni di euro e supera il precedente massimo del 2023, mentre il margine operativo lordo scende da 10 a 9 milioni e l’utile netto si ferma a 3.7 milioni.

Vi ricordo che i dati che analizziamo sono quelli non consolidati di Guido Berlucchi. A tale proposito, vale la pena di precisare che il valore delle controllate è salito nel 2025 a 36 milioni di euro, dopo che la controllante ha investito quasi 3 milioni di euro. In questo senso, il fatto che il debito netto sia rimasto stabile (nonostante un ulteriore incremento del magazzino), è un dato senz’altro positivo da sottolineare nel bilancio 2025.

Passiamo a un commento più dettagliato dei numeri con ulteriori grafici e tabelle.

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La superficie vitata in Italia per vitigno e categoria – aggiornamento 2025 – ISMEA/AGEA

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Proponiamo oggi un quadro della superficie vitata italiana sotto due punti di vista: la suddivisione per vitigno, rilevata da ISMEA/AGEA (dopo che il censimento del 2020 non aveva più prodotto questi dati), e la suddivisione della superficie vitata per regione e per tipologia, sempre sui dati di AGEA. Vi ricordo che numerose tabelle presenti nel blog e nella divisione Solonumeri si basano sui dati ISTAT e quindi non sono completamente sovrapponibili.

Tra il 2005 e il 2025, la superficie vitata in Italia cala del 6%, con un mix sempre più orientato agli spumanti e ai vitigni “internazionali” bianchi come la Glera e il Pinot Grigio. La superficie DOC è ormai a quasi due terzi del totale, spinta dalle regioni del Nord.

Tutti i dettagli, con tabelle e grafici, nel resto del post.  Dati in formato testo disponibili nella sezione Solonumeri.

 

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Argea – risultati e analisi di bilancio 2025

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Il bilancio 2025 di Argea va letto con qualche cautela in più del solito per via dei cambi di perimetro: da fine febbraio 2025 è consolidata Wines Unlimited Inc., l’importatore americano acquisito per circa 41 milioni di euro, mentre dal 30 giugno 2025 è uscita dal perimetro la società distributiva russa MGM Russia, la cui cessione era stata annunciata l’anno scorso. Il bilancio non fornisce dati pro-forma né quantifica il contributo delle due società, per cui l’andamento organico non è determinabile con precisione.

Detto questo, i numeri restano molto positivi: le vendite sono stabili a 453 milioni di euro (-0.2%), i margini migliorano, con un EBITDA di 71.5 milioni (+4%) e un margine che sale al 16%, e soprattutto il debito scende a 88 milioni di euro nonostante l’esborso per l’acquisizione americana, grazie a una generazione di cassa operativa molto forte sostenuta anche dal miglioramento del capitale circolante  (aiutato da costose cessioni di crediti pro-soluto). L’utile netto resta negativo per 7 milioni, ma, come ogni anno, la lettura è distorta dagli ammortamenti di avviamento e marchi, pari a circa 37 milioni: al netto di questi, l’utile operativo “aggiustato” sale da 57 a 60 milioni di euro, pari al 13% delle vendite.

Le prospettive per il 2026 sono descritte con prudenza: il budget menziona la diversificazione del portafoglio (No Alcohol, Ready-To-Drink, nuovi formati), i mercati Latam e Asia e la premiumizzazione di Poderi dal Nespoli, in un contesto reso incerto.

Passiamo a un’analisi più dettagliata dei dati con grafici e tabelle.

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