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Campari, divisione vino – risultati 2012

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Campari ha incremento le vendite di vino nel 2012 fino a sfiorare 200 milioni di euro, in parte grazie alla crescita delle vendite fuori dall’Italia e in piccola parte grazie ai nuovi accordi di distribuzione (circa 1.5%) e ai cambi (+1.6%). In realtà, se si “tirasse fuori” dal fatturato il vermouth Cinzano, il quadro sarebbe meno positivo, con una crescita del 3%, per metà determinata dagli accordi di distribuzione. Anche Campari fa quindi fatica in Italia, presumibilmente anche a causa di una esposizione molto significativa al segmento della ristorazione e nonostante siano stati aggiunti alcuni brand in distribuzione. I margini sono in calo, nonostante si continui a limare il peso delle spese promozionali, per la prima volta scese sotto il 10% delle vendite. Guardiamo i numeri, specificando che questo è l’ultimo anno in cui Campari fornisce il margine industriale e il margine di contribuzione della divisione vino, avendo deciso di cambiare il “segment reporting” dalle divisioni di prodotto alle divisioni geografiche.

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Treasury Wine Estates – risultati a dicembre 2012

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Treasury Wine Estates ha subito un forte calo degli utili nel primo semestre dell’anno fiscale 2012-13, terminato a dicembre. Gli utili sono scesi del 23%, di cui circa il 13% per colpa della rivalutazione del dollaro australiano (rispetto al medesimo semestre 2011) e il 10% circa essenzialmente a causa dell’aumento del costo delle materie prime. In realtà, tale andamento non è una sorpresa, anzi: il management lo aveva già anticipato in occasione dell’assemblea degli azionisti, tanto che le azioni non solo non sono scese ma sono addirittura salite del 10% circa in occasione dei risultati in quanto (1) l’azienda ha annunciato diverse iniziative per incrementare la sua presenza nei vini ad alta qualità, dove recentemente ci sono state alcune difficoltà per via dei volumi molto scarsi e (2) la seconda parte dell’anno si annuncia molto migliore (+15% disponibilità vini di alta qualità), con un obiettivo di chiudere l’anno con una crescita dell’utile operativo del 5% circa, quindi ribaltando il -13% dei primie 6 mesi. In particolare, TWE ha annunciato l’acquisizione di 591 ettari di vigne di alta qualità in Sud Australia e Napa, hanno ricomprato le minoranze di una tenuta in Nuova Zelanda e hanno aumentato le scorte di vino in fase di affinamento. Il taglio dei costi continua ad andare avanti: secondo il management i costi commerciali e logistici sono scesi dell’8%. Andiamo a vedere i dettagli.

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LVMH divisione vino – risultati e analisi di bilancio 2012

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LVMH prosegue sul suo sentiero di crescita, principalmente guidato dal Cognac e dai paesi emergenti, quelli asiatici (ex Giappone) soprattutto. Nel 2012 cresce dell’11% in termini organici, con margini in leggero deterioramento e con un corrispondente deterioramento nella seconda parte dell’anno. Potrebbe esaurirsi così il commento dei risultati 2012 del gruppo francese, leader locale della produzione di vini di qualità. La strategia di LVMH resta improntata a crescere nei nuovi mercati, con grandi sforzi di marketing. Infatti, nonostante la crescita delle vendite largamente a doppia cifra (+17%, +11% senza i cambi), i margini non sono cresciuti in nessuna delle due sottodivisioni. Allo stesso modo, cresce il capitale investito, che raggiunge un livello di quasi 10 miliardi di euro, tra brands, magazzino, vigneti e impianti. Anche in questo caso il rendimento del capitale è stabile intorno al 13%. L’outlook per la divisione sul 2013 non cambia: i mercati europei maturi resteranno molto duri e il focus è di continuare a investire per migliorare il posizionamento dei marchi in Asia, soprattutto con uno spostamento degli investimenti sull “online media”. E qui si potrebbe aprire un capitolo. Per ora accontentiamoci di analizzare i dati 2012…

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La valutazione delle aziende vinicole quotate – gennaio 2013

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Questo post si gioca sul mio campo, quello della Borsa e dei mercati azionari. Diciamo subito che le valutazioni delle aziende vinicole, in media, non sono cambiate di molto da un anno a questa parte. In altre parole i multipli degli utili attesi nel 2013 in questo momento sono piuttosto simili a quelli deglli utili attesi nel 2012 un anno fa. Ci sono però alcuni se e alcuni ma, dato che se la media è simile i componenti non sono così allineati. La novità più significativa è sicuramente relativa a Constellation Brands, che con l’operazione nella birra ha fatto crescere la sua capitalizzazione di borsa in modo significativo. Per quanto riguarda gli altri, il valore di mercato è cresciuto, ma sono anche cresciuti gli utili che il mercato si attende per quest’anno (rispetto al 2012) e quindi i multipli borsistici sono piuttosto allineati. In linea generale, le 10 aziende che fanno parte di questo campione valgono oggi in borsa 10.2 miliardi di euro rispetto a 7.9 miliardi dello scorso anno, ma questo “plusvalore” è quasi completamente dovuto al forte incremento di valore di Constellation Brands. Andiamo nel dettaglio.
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Constellation Brands – risultati primi 9 mesi 2012

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I risultati del terzo trimestre di Constellation Brands vanno letti in relazione a quello che era successo lo scorso anno, cioe’ un forte ed eccezionale calo delle vendite che è stato recuperato. Tali differenze non si ribaltano poi sugli utili dato il diverso timing delle spese promozionali. Il mercato è visto in crescita nell’ultimo trimestre dell’anno, del 6% circa a valore e del 2% a volume, a dispetto di un generale rallentamento delle bevande alcoliche. Il titolo in borsa viaggia sui 38 dollari, intorno al massimo storico, segno che gli investitori apprezzano la strategia e i risultati del gruppo.

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