2016


LVMH divisione vino – risultati 2016

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I risultati 2016 di LVMH hanno sorpreso gli investitori, anche se le azioni del gruppo non hanno reagito molto positivamente a causa del commento di Bernard Arnault (il maggiore azionista) il quale ha dichiarato che le azioni erano care… se lo dice lui che gestisce l’azienda… Tornando a noi, il 2016 della divisione vino e spiriti del gruppo ha beneficiato della ripresa del Cognac, cresciuto del 10% in volume e del buon andamento dello Champagne, +3% a volume, mentre per i vini fermi è stato un anno un po’ meno positivo dei precedenti. I margini sono tornati sopra il 30% dopo due anni difficili, soprattutto grazie alla forte ripresa del Cognac e degli spirits, mentre per lo Champagne e per i vini la profittabilità non è migliorata, anche a causa di un forte impatto negativo derivante ai cambi (circa 3% sullo Champagne/Vini) che si ricollega sicuramente alla svalutazione della sterlina. Il management non ha dato particolare indicazioni sul 2017 per quanto riguarda la divisione, ma ha commentato in generale che l’anno sarà più difficile del 2016. Vedremo cosa succederà, anche se è chiaro che il recupero del Cognac in Cina e il suo forte sviluppo nel mercato americano hanno già dato i loro frutti. Passiamo all’analisi dettagliata dei numeri.

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La valutazione delle aziende vinicole – aggiornamento 2016

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Affrontiamo oggi il tema della valutazione di borsa delle aziende, con i multipli 2017 e 2018 dei principali operatori quotati. Non ci sono differenze importanti rispetto allo scorso anno nei valori medi, anche se stanno succedendo un po’ di cose nel settore. La più importante probabilmente è l’inversione di tendenza tra Constellation Brands e Treasury Wine Estates: la prima subisce l’impatto delle minacce di Trump verso i prodotti messicani (e CB sta costruendo megabirrerie proprio laggiù per esportare in USA), mentre la seconda sta beneficiando della ritrovata competitività del suo prodotto, del piano di rilancio del nuovo management e, non da ultimo, dall’eccellente acquisizione del portafoglio vini di Diageo. Sul fronte europeo poco si muove invece. Masi resta impiantata su valutazioni piuttosto modeste, le aziende della Champagne restano ben valutate ma cominciano a subire le preoccupazioni sul futuro del loro principale mercato estero, il Regno Unito. Da un anno a questa parte la maglia rosa del migliore andamento è quello di TWE, +56% rispetto alla rilevazione dello scorso anno, seguita dal +15% di due piccole ma ambiziose aziende, Advini e Delegat, e da Concha y Toro, che ha finalmente visto i suoi margini in miglioramento. Quindi quali sono questi multipli? Prendendo le stime del 2017 le aziende mediamente trattano a circa 17.5 volte gli utili (17 lo scorso anno), 2.7 volte le vendite (2.6), 13 volte l’EBITDA (12.4) e 16.3 volte l’utile operativo (15.6). Si tratta naturalmente di “medie del pollo”, ma rende l’idea il fatto che la valutazione è globalmente leggermente migliorata. Lo scenario per il 2017 delle borse è positivo fino a circa metà anno, quando dovrebbe cominciare a farsi sentire il rialzo dei tassi… e su questo tema, attività come quella del settore del vino (e delle bevande in senso lato) non dovrebbe essere favorito. Vedremo che cosa succede!

Passiamo ai numeri.

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Vendite al dettaglio di vino in Italia – aggiornamento novembre 2016

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In attesa di avere dati migliori da IRI, con cui ho ripreso i contatti, commentiamo oggi i dati relativi alle vendite al dettaglio di vino nella GDO italiana fino a Novembre 2016, come rilasciati da ISMEA nel suo documento “tendenze”, che ultimamente (2016) ha subito un drastico ridimensionamento. La scomoda coincidenza è che questo diradamento del servizio di ISMEA ai suoi clienti (essendo un ente pubblico viene sostenuto con i soldi dei cittadini) è contemporaneo allo sforzo dell’ente per contribuire all’ “Osservatorio del vino” che invece fornisce i dati solo ai suoi associati. Ma torniamo a noi e ai dati. Il mercato del vino nel 2016 (GDO) è cresciuto negli 11 mesi a novembre del 2.2%, in accelerazione rispetto al +1.3% del 2015 e allo 0.4% del 2014. Si tratta però di un miglioramento molto polarizzato, nel senso che il mercato va molto bene per gli spumanti (diciamo che assistiamo a un vero e proprio boom, un po’ come quello delle esportazioni, nel 2016), molto bene per i vini di qualità e decisamente male per i vini comuni e anche per i vini IGT. Sono i segni della “premiumizzazione” del consumo di vino, ma anche di una graduale minore disponibilità di vini di bassa qualità. Passiamo all’analisi dettagliata dei numeri.

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Esportazioni di vino Italia – ottobre 2016

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Stasera scrivo praticamente in diretta sulle esportazioni di ottobre, pubblicate stamattina da ISTAT. Il mese è andato tutto sommato bene, +4%, cioè il medesimo ritmo dei mesi precedenti. Il risultato viene da un andamento eccezionalmente positivo per i vini spumanti (+32%), in parte grazie a una base di comparazione favorevole (-4% ottobre 2015) e da un calo del 3% dei vini imbottigliati fermi, che non è un buon segno per diverse ragioni: primo perché è un mese stagionalmente importante, secondo perchè molti dei mercati in Europa stanno segnando il passo, Germania e Regno Unito in particolare. Il secondo dato da annotare è che cominciamo a vedere nei volumi esportati la buona vendemmia del 2016, con un incremento dei volumi che sta prendendo corpo del 2-3%: certamente temporaneo ma è altrettanto evidente che aiuta e continuerà a aiutare. Salvo sorprese, ci avviamo a chiudere l’anno poco sopra i 5.5 miliardi di euro di esportazioni, con un peso delle esportazioni di spumante del 21-22%. Un banco di prova importante sarà testare la tenuta del mercato inglese, dove la svalutazione della sterlina si farà sentire nei prossimi mesi… ma andiamo ai numeri…

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La classifica dei grandi marchi di vino nel mondo Liv-Ex – aggiornamento 2016

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“Quando il gatto non c’è, i topi ballano”… ma ora il gatto è tornato. Potrebbe essere questo il proverbio che si addice a descrivere l’andamento della classifica Livex appena compilato, che come vi ricordo rappresenta un ranking dei marchi di vini di alta qualità in base al loro valore, all’andamento della loro quotazione e anche al volume di scambi generato presso la piattaforma Livex. Il gatto sono i vini francesi, e quelli di Bordeaux in particolare, mentre i topi sono i vini del resto del mondo, italiani e tutti gli altri. E’ vero come qualcuno dice che nove di questi cento vini sono italiani contro i sette dello scorso anno, ma è anche vero che il primo italiano del 2016 è il numero 47, Gaja, mentre lo scorso anno avevamo il Sassicaia al numero 27 e il Tignanello al numero 45 e l’anno prima ancora avevamo tre vini nei primi 20 del ranking. Il risultato non è un demerito per i nostri vini, la cui quotazione media è cresciuta comunque del 10%, ma del forte rimbalzo delle quotazioni dei vini di Bordeaux, +17%, che chiaramente per volumi battono tutti. Quali sono dunque i primi vini del mondo nel 2016? Lafite Rothschild, Mouton Rothschild e Margaux. Dei primi 20 vini, 18 sono di Bordeaux e solo due sono di Borgogna. Il primo non francese è al n.33 ed è Opus One. Oltre ai 9 italiani, solo altri sei vini sono extra Francia. Dominio assoluto. Andiamo a leggere qualche numero insieme (alla fine trovate la classifica completa).

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