Novembre 2016 è stato un mese sorprendentemente positivo per le esportazioni italiane di vino, perché la crescita del 10% viene in un mese stagionalmente molto importante per questo prodotto (e per gli spumanti in particolare) ma anche perché novembre 2015 era stato un mese già molto positivo (10% a sua volta). Le “predizioni” di un rallentamento delle crescite percentuali degli spumanti si sono avverate, +18% contro l’oltre +30% dei due mesi precedenti. La sorpresa positiva viene nel mese dal forte recupero dei vini imbottigliati, che erano stati deboli per tutto il resto dell’anno (perdendo circa 50 milioni di euro di export) e che nel mese hanno più che compensato questa perdita con un balzo dell’8%. L’anno va quindi verso una chiusura intorno a 5.6 miliardi di euro, con una crescita del 5% circa, essenzialmente legata ai vini spumanti, con un contributo neutro dei vini imbottigliati e una crescita del 4% circa dei vini sfusi. Si tratta di una decisa accelerazione partita verso giugno e molto legata, come potete apprezzare dai grafici, a una rinnovata vigoria dei volumi esportati, che si sono staccati dal livello di 20 milioni di ettolitri e sono a metà strada per raggiungere i 21… ma andiamo a leggere qualche dato insieme (vi faccio notare una interessante analisi sul mercato inglese all’interno).
2016
Francia – esportazioni di vino – aggiornamento 2016
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Le esportazioni di vino francese hanno continuato la decelerazione già vista nel primo semestre, chiudendo il 2016 sul livello del 2015. A determinare questo ulteriore rallentamento (da +0.6% nel primo semestre a -0.3% a fine anno) è stato soprattutto lo Champagne, che fino a qualche mese fa viaggiava su ritmi vicini al +10% e ha vissuto un fine d’anno particolarmente negativo, soprattutto nei tre mesi critici di settembre-ottobre-novembre, nei quali si concentra il 35-40% dell’export del prodotto. Nel segmento dei vini fermi non ci sono invece grandi novità; le esportazioni continuano a crescere al ritmo dell’1% circa, con un andamento leggermente negativo per i vini di Bordeaux (ma decisamente meno di quanto commentavamo a fine giugno) e un tono sempre positivo per i vini di Borgogna. Da un punto di vista geografico, la Francia cresce del 5% in USA, ma cala del 3% in Germania e del 10% nel Regno Unito. Di sicuro possiamo dire che la distanza tra le esportazioni francesi e quelle italiane, che avevano segnato un netto divaricamento lo scorso anno (per l’ottima annata dei vini francesi) è destinato nel 2016 a richiudersi leggermente, sostanzialmente grazie alla forte crescita dei nostri vini spumanti. Passiamo ad analizzare i dati.
I costi di produzione del vino – rapporto C.A. di Bordeaux 2016
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L’argomento di oggi suscita curiosità, a guardare le statistiche del blog. Lo riaffronto allora con questo studio dettagliato della camera agricola di Bordeaux, che ogni 3-4 anni per aiutare gli agricoltori propone un libretto dove vengono analizzati in modo dettagliatissimo i costi di produzione dell’attività, a partire dalla vigna, fino ad arrivare alla bottiglia tappata ed etichettata. Lo studio fa queste assunzioni: 1) vigne AOC Bordeaux in buono stato; 2) produzione a regola d’arte in termini di contrattualistica della manodopera, assicurazioni e via dicendo. Insomma tutto fatto in modo più che cristiano. Gli scenari sono quattro, che vengono da due assunzioni: viticoltura bio oppure no, densità d’impianto larga (3×1 metro) o stretta (2×1 metro). Le simulazioni sul costo finale riguardano poi la resa per ettaro realizzata e sono focalizzate sulla parte agricola per calcolare il costo di produzione, salvo poi fare un “salto” per arrivare la costo per bottiglia.
Pronti? Via. Come al solito partiamo della fine e poi vediamo come ci si arriva. Secondo lo studio il costo del vino (solo del vino) per bottiglia viaggia intorno a i 3-3.2 euro per bottiglia con metodo convenzionale e resa di 50hl/ha e tra 3.5 e 3.7 euro per la viticoltura bio, assumendo come ipotesi di base 40hl/ha. Volendo assumere la medesima resa per ettaro, il maggior costo della viticoltura bio rispetto a quella convenzionale è del 5% circa. Non solo i vini bio sono più costosi da produrre, ma come vediamo nel dettaglio che segue richiedono anche un investimento in macchine più importante.
Mezzacorona – risultati e bilancio 2015/16
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Le difficoltà di lettura del bilancio Nosio si ripropongono in pieno sul 2015/16 di Mezzacorona, anch’esso alle prese con la variazione della chiusura del bilancio da fine agosto a fine luglio, che determina una durata anomala dell’esercizio in analisi di 11 mesi. Le conclusioni sull’andamento commerciale e finanziario non cambiano: nel primo caso, le vendite sono cresciute soltanto dell’1% se aggiustate per il problema degli 11 mesi, mentre nel secondo caso l’indebitamento del gruppo cala in modo significativo e in proporzione ben di più che per Nosio (ma Mezzacorona non ha pagato dividendi…), anche in virtù di un livello di investimenti particolarmente esiguo. Da un punto di vista del rapporto con i soci, l’annata si è presentata in forte recupero, con un incremento dei conferimenti del 10% circa, mentre da un punto di vista del valore dei conferimenti, l’incremento da 44 a 61 milioni di euro è molto importante ma anche determinato da una tempistica diversa dei conferimenti, che probabilmente sarà corretto con lo spostamento della chiusura dell’anno fiscale. Come viene mostrato in modo efficace nella relazione del bilancio, la cooperativa ha negli ultimi anni attraversato un periodo di miglioramento strutturale della sua performance, con un incremento costante delle vendite e della struttura fianziaria. Passiamo ad analizzare qualche dato insieme.
Nosio – risultati e bilancio 2015/16
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Leggere i dati 2015/16 di Nosio è particolarmente complicato, dato che la cooperativa ha deciso di chiudere il bilancio al 31 luglio invece che al 31 agosto, per adeguarsi alla chiusura della capogruppo Mezzacorona. Tutti sappiamo che Agosto, il mese mancante al bilancio che analizziamo, non è propriamente un mese critico. Detto questo i dati e i grafici che vedete, fatti sulla base dei dati riportati, sono dell’8% circa inferiori a quelli che sarebbero stati se Agosto fosse stato incluso, almeno per quanto riguarda il fatturato della cooperativa. Anche usando questo filtro, comunque, non giungiamo a delle conclusioni particolarmente positive sui dati 2015/2016. Il fatturato sarebbe cresciute solo dell’1%, mentre tutti gli indicatori operativi mostrano dei cali tra il 10 e l’11%: difficilmente agosto avrebbe portato i dati in positivo. La struttura finanziaria invece continua a migliorare, con un debito di 47 milioni a fine anno, contro 49 dello scorso anno, dopo aver pagato 2.4 milioni di euro agli azionisti. Ne risulta una generazione di cassa di circa di poco meno di 5 milioni, per un’azienda che in base alle transazioni tra gli azionisti ha un valore del capitale proprio di poco meno di 100 milioni di euro, quindi il 20% in più di quello iscritto a bilancio. Ma andiamo a leggere qualche dato insieme.


