2019


Cavit – risultati 2018/19

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Può sembrare strano, ma ci troviamo quest’anno a commentare il bilancio 2019 di CAVIT in maniera menomata. Nonostante la cooperativa abbia storicamente e lodevolmente reso pubblico il suo bilancio, al suo interno troviamo sempre meno informazioni. Un paio di anni fa si sono persi i dati precisi sulla mutualità e sul prezzo a cui sono stati liquidati i contributi dei soci. Quest’anno perdiamo la visibilità sul contributo dei vini fermi e degli spumanti alle vendite dell’azienda. Peccato. Facciamo con quello che abbiamo. E quello che abbiamo è un anno così così, negativamente influenzato dal calo dei volumi contribuiti e da un calo delle vendite in Italia, controbilanciato da un leggero incremento del fatturato estero. Nel corso dell’esercizio terminato a maggio 2019, la cooperativa ha ulteriormente rafforzato la sua posizione finanziaria, raggiungendo 37 milioni di euro di cassa (che a ben vedere andrebbero a compensare 57 milioni di debiti verso i soci). Come al solito per le cooperative, non è semplice trarre grosse conclusioni dagli utili, che sono essenzialmente legati alla controllata tedesca. Di certo, le liquidazioni ai soci sono calate da 98 a 94 milioni di euro. Passiamo a commentare qualche dato insieme.

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Esportazioni di vino italiano – aggiornamento agosto 2019

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Due sono le ragioni che suggeriscono di non prendere i dati che pubblichiamo oggi troppo sul serio: primo, che agosto è decisamente il mese meno importante dell’anno per qualsiasi tipo di attività economica; secondo, che nello specifico delle esportazioni di vino questo mese dell’anno scorso era andato molto bene nel segmento dei vini spumanti. Sì, perchè il dato chiave dell’export di vino italiano in agosto, che per la cronaca cala dell’8% (facendo decelerare il nostro andamento annuo di 1 punto percentuale circa, dal “3 e qualche cosa” al “2 e qualche cosa”), è il crollo dell’11% degli spumanti. Non solo Asti e altri DOP, ma anche il Re Prosecco dove il calo del Regno Unito non è stato più compensato dagli Stati Uniti, che sono rimasti stabili. Quindi il quadro è grigio ma ci aspetta il periodo più critico dell’anno. Ci entriamo con qualche mercato in difficoltà (Regno Unito in primis, Svizzera, Svezia e Danimarca) e con qualche sorpresa positiva (certamente Francia, ma anche Giappone e Paesi Bassi). Analizziamo ora qualche dato insieme.

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La produzione mondiale di vino nel 2019 – prima stima OIV

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Il 2019 si preannuncia un anno “normale” per la produzione di vino nel mondo, o forse anche leggermente meno della media storica. OIV nella sua prima uscita (la seconda verso aprile) parla di una produzione mondiale di 263 milioni di ettolitri, circa il 2% in meno della media storica e il 10% in meno rispetto all’annata dei record, il 2018. Non si tratta però di un andamento omogeneo per tutte le nazioni. Italia, Cile, USA ed Est Europa sono sopra la media storica, mentre nel caso di Spagna, Argentina e Francia i dati preliminari ci indicano che il calo della produzione nel 2019 contro il record dell’anno scorso ha fatto scendere il dato finale sotto la media. In tutti i casi, i dati del 2019 sono molto più equilibrati, con una vendemmia leggermente inferiore alla media storica nel suo complesso per l’Europa e leggermente superiore nel resto del mondo. L’Italia come da diversi anni guida la classifica, con una quota del 18%. Passiamo ai dati.

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Le esportazioni di vino nel mondo – aggiornamento primo semestre 2019

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Gli scambi mondiali di vino mettono a segno un progresso del 2% circa nel primo semestre dell’anno. È questo il risultato cumulato dei primi 11 esportatori, 13.2 miliardi di euro, circa 300 milioni in più dello scorso anno. Si tratta di un recupero rispetto a una seconda parte del 2018 meno positiva, raggiunto anche grazie alla svalutazione dell’euro sul dollaro, passato da 1.21 (media primo semestre 2018) a 1.13 (primo semestre 2019). I dati mostrano un andamento leggermente sopra la media anche per l’Italia (+3%), anche se le crescite più corpose sono state realizzate dalla Francia (+6%), la Nuova Zelanda (+10%) e l’Argentina (+10%). I volumi sono cresciute del 3%, questa volta con Italia, Spagna e Nuova Zelanda in cima alla classifica. La quota di mercato del vino italiano migliora leggermente, dal 22.7% al 22.9% (in base al valore). La seconda metà dell’anno potrebbe essere caratterizzata dall’introduzione dei dazi alle importazioni in USA per la Francia e la Spagna, tra i grandi paesi esportatori. Potrebbe essere l’opportunità per il nostro vino per riguadagnare alcune posizioni (perse a vantaggio della Francia) nel mercato USA. Passiamo ad analizzare i dati.

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Concha y Toro – risultati primo semestre 2019

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Concha y Toro sta decisamente accelerando, grazie anche ai risultati del piano di rilancio, che abbiamo ampiamente discusso sul blog e che si focalizza su un mix di azioni che vanno dall’incremento della produzione propria di uve, alla riorganizzazione della distribuzione americana fino a un ambito strettamente commerciale con una concentrazione degli sforzi sui prodotti di fascia alta e su Casillero del Diablo in particolare. Le vendite del gruppo nel primo semestre 2019 si riavvicinano a 300 miliardi di peso, +7%, ma soprattutto si comincia a vedere il beneficio del piano sui margini, a tutti i livelli e nonostante l’azienda sia stata colpita da un incremento dei dazi doganali di esportazione dall’Argentina. Nel semestre l’utile operativo cresce dunque del 20%, mentre l’utile netto è rimasto stabile a causa dell’incremento degli oneri finanziari (perdite su cambi). Nonostante un leggero incremento del debito, è stato un buon semestre per l’azienda cilena, che ha un valore di mercato di circa 1.5 miliardi di dollari. Passiamo ai dati.

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