2019


Laurent Perrier – risultati primo semestre 2019

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Leggere i dati di Laurent Perrier dopo aver analizzato quelli di Lanson e di Vranken Pommery rende perfettamente l’idea dell’impatto che può avere una corretta strategia di lungo termine rispetto al posizionamento del prodotto, alla ricerca (anche a costo dei risultati di breve termine) della diversificazione geografica e del contenimento del debito. In un periodo chiaramente non positivo per le piccole aziende della Champagne, nel primo semestre Laurent Perrier ha mantenuto il fatturato stabile, ha perso leggermente a livello di utile operativo ma ha mantenuto costante l’utile netto e l’incremento del debito è rimasto in linea a quello del valore del magazzino, tra l’altro su un rapporto debito magazzino di 0.5, mentre le altre due aziende viaggiano intorno a 1 volta. Passiamo in rassegna i principali dati del semestre terminato a settembre 2019.

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Schloss-Wachenheim – risultati 2018/19

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I dati 2018-19 di Sektkellerei Schloss Wachenheim (SSW da ora in avanti) mostrano quanto stiano diventando complicati i mercati dell’Europa continentale. Il produttore di vini spumanti tedesco ha chiuso un anno con un piccolo progresso delle vendite (+4%) ma un calo dei margini principalmente legato al mercato francese, dove non escluderei che possa sentire la competizione dei vini italiani. La chiusura di alcuni contratti di distribuzione e l’aumento dei prezzi dettato dall’incremento dei costi delle materie prime e dalla minore disponibilità di prodotto (le bottiglie vendute sono calate del 2% a 226 milioni), hanno messo pressione ai risultati. Gli azionisti non sono stati felici: le azioni durante l’anno sono rimaste bloccate intorno a 16-17 euro per azione, per una valutazione di mercato di circa 130 milioni di euro, il che significa intorno a 12 volte l’utile netto e 7.4 volte l’utile operativo. Per l’esercizio 2019-20, SSW prevede un leggero incremento delle vendite ma non degli utili, previsti stabili rispetto al 2018-19, con un recupero in Francia compensato dal mercato tedesco e dell’Est Europa. Passiamo ai dati.

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Lanson BCC – risultati primo semestre 2019

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I dati del primo semestre 2019 di Lanson sono particolarmente negativi, con le vendite calate del 10% e gli utili azzerati, anzi sotto zero, nell’ambito di un semestre negativo per il segmento dello Champagne in generale. Secondo CIVC, le spedizioni sono calate del 3%, dopo il -1% del primo semestre 2018, con un calo del mercato francese del 6% (per il 45% del volume totale) non compensato dal +4% del resto dell’Unione Europea (25% del volume). I paesi terzi sono in calo del 4% (29% del totale). Nel caso di Lanson questi andamenti sono ancora più estremi, con la Francia in calo del 15% dopo un primo semestre 2018 che fu molto buono, una ripresa importante in Europa e le solite difficoltà del gruppo a generare una massa critica nei mercati extraeuropei. Anno su anno, i dati finanziari sono invece miglior, capitalizzando sull’andamento molto favorevole del secondo semestre 2018. L’aumento del debito che trovate in tabella è meno dell’aumento del valore del magazzino, nonostante ci sia stata un’acquisizione di 8 milioni di euro nel corso proprio del secondo semestre. Passiamo ai dati.

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Vranken Pommery – risultati primo semestre 2019

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I dati semestrali di Vranken Pommery sono sulla stessa linea di quelli appena commentati di Boizel: fatturato in calo vicino alla doppia cifra e utili in forte riduzione. Come ben sappiamo, per Vranken la situazione è meno difficile, essendo l’azienda più diversificata geograficamente e con una presenza anche nei vini fermi. Il primo semestre è stato però funestato da una serie di oneri straordinari relativi al calcolo degli oneri contributivi sul personale che aveva aiutato in modo pesante l’anno scorso e ha invece avuto un impatto negativo quest’anno. Quindi, come leggete dalla tabella allegata nel resto del post, se l’utile operativo dichiarato si è dimezzato (da 5.9 a 2.9 milioni), quello aggiustato per questi oneri (positivi nel 2018, negativi nel 2019) sarebbe in realtà cresciuto da 3.4 a 3.8 milioni, seguendo una traiettoria leggermente positiva vista negli ultimi anni (2.3 – 2.6 – 3.2 milioni di euro nel 2015-2016-2017). Tutto dentro resta il fatto che i margini sono (aggiustati o meno) molto esigui e la performance commerciale resta piuttosto insoddisfacente, soprattutto considerando i dati che leggiamo nel rapporto semestrale del gruppo LVMH. La struttura finanziaria è la cartina al tornasole del discorso di sopra: da un anno con l’altro peggiora (in parte per colpa di IFRS16) e la crescita del debito anno su anno di 41 milioni (18 senza IFRS16) è superiore a quella del magazzino (+11 milioni). Passiamo ai dati dettagliati.

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Australia – produzione di vino 2019

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La vendemmia 2019 in Australia è stata allineata alle medie storiche, il che porterà a una produzione di vino di 12.5 milioni di ettolitri prodotti su 146,128 ettari vitati. Però all’interno di questo “in media” ci sono alcuni punti da sottolineare. Con un’annata meno calda della precedente, le regioni interne con temperature più elevate hanno subito un calo meno rilevante (circa -2%) rispetto a quelle più fresche (-5%), e il loro peso è salito al 73% della produzione totale. Di conseguenza, è andata molto meglio la produzione di vini rossi (+2%) che di vini bianchi (-8%). L’economia della viticoltura australiano continua a godere di buona salute: con un incremento medio dei prezzi delle uve del 9%, le vendite attese per il 2019 dei produttori dovrebbe essere in crescita del 6% circa a 1.15 miliardi di dollari locali. Passiamo a una breve analisi dei dati.

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