Dati finanziari


LVMH divisione vino – risultati 2014

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I margini di LVMH nel settore vino e spirits hanno subito un’ulteriore limata nel secondo semestre dell’anno, principalmente a causa del forte deterioramento del prezzo-mix del Cognac nel mercato asiatico. Il management continua a parlare di “destocking” (cioè di minori vendite ai distributori cui non corrisponde un calo delle vendite al dettaglio). In realtà la verità del secondo semestre è nei numeri: i volumi sono accelerati a +3% contro un +1.5% nel primo semestre, mentre la crescita organica che era -1% nei primi 6 mesi è terminata a -3%, implicando dunque un netto peggioramento della componente prezzo-mix. Giusto per intenderci, le vendite sono scese del 5% nel 2014, l’utile operativo della divisione del 16%, principalmente a causa del Cognac e degli spirits (-25%).

Per sua fortuna, il colosso francese (giusto per darvi un’idea genera circa 5.7 miliardi di euro di profitti prima delle imposte e degli interessi, una cifra quasi difficile da pensare…) non viene “influenzato” dalle tendenze di breve termine. La strategia di “creazione di valore” continua, e si vede dalla crescita dei prodotti in fase di invecchiamento (4 miliardi di euro, quindi di nuovo al 100% delle vendite annuali dopo essere crollati all’84% nel 2011), dagli investimenti che continuano a eccedere il consumo di capitale. Il 2015 dovrebbe essere un anno di ripresa a leggere lo statement del management, dato che si menziona “la ripresa del Cognac in Cina e il focus sull’innovazione nel segmento vino e Champagne.

Analizziamo i dati insieme.

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Italian Wine Brands – profilo e risultati 2013-14

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La prima azienda italiana che si occupa esclusivamente di vino ha fatto il suo ingresso in Borsa a fine gennaio. Si chiama Italian Wine Brands e oggi diamo un’occhiata a cosa fa, come lo fa, quanti soldi fa e quanto è valutato il suo capitale azionario. In due parole, non si occupa di vigneti ma soltanto di acquistare vino sfuso e uve, trasformarle e imbottigliarlo; è la “somma” di due aziende, Provinco e Giordano, e vale circa 77 milioni di euro (110 milioni il valore d’impresa). Dovrebbe quindi avere un multiplo di circa 0.8 volte le vendite, 10 volte l’utile operativo e un prezzo utili di circa 17 volte secondo le nostre stime preliminari. Con un debito di 33 milioni (2.5 volte il MOL) è stata portata in Borsa soltanto con parte del debito originariamente caricato dal private equity a Giordano nel 2006-07 (circa 100 milioni), vedere nostro post dell’epoca. Nel resto del post analizziamo qualche numero, la valutazione e l’andamento storico (non così egregio) delle vendite per la parte “Giordano”. Buona lettura.

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Masi – risultati 2013

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Masi è certamente una delle aziende vinicole più riservate, perlomeno per quanto riguarda la possibilità di analizzare il suo andamento economico. Eppure, secondo alcuni articoli recentemente pubblicati sulla stampa, potrebbe essere in procinto di approdare in borsa, nel mercato dedicato alle piccole aziende (AIM). Sarebbe in realtà la seconda azienda vinicola italiana a provare questa esperienza, visto che negli ultimi giorni è stata ammessa Italian Wine Brands, attraverso un veicolo di quotazione che ha acquistato Giordano e Provinco. Ma torniamo a Masi, per analizzare i dati finio alla fine del 2013. Va detto che Masi è un’azienda vinicola molto profittevole sia in rapporto al fatturato che in rapporto al capitale investito. Questo è frutto di un attento bilanciamento nell’approvvigionamento di materie prime tra vigneti di proprieta e acquisti dall’esterno, ma anche di una segmentazione del prodotto ben fatta, dove la quota di vini DOC, IGT e da tavola è attentamente modulata. I numeri del 2013 e la tendenza degli ultimi anni mostra un percorso di crescita piuttosto lento, frutto di decisioni prudenti e una profittabilità un po’ altalenante, dovuta presumibilmente alle oscillazioni dei prezzi delle materie prime. Tuttavia, con un margine MOL del 25%, un ritorno sul capital del 15% e un rapporto debito MOL di 1.4 volte, Masi si pone ai vertici del panorama del settore del vino in Italia. Passiamo a un’analisi più puntuale dei dati.

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Mezzacorona – risultati e bilancio 2013/14

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I dati 2013/2014 di Mezzacorona ricalcano quelli prodotti da Nosio, analizzati qui la settimana scorsa, con la facilitazione di poter leggere i dati consolidati e di non dover dunque spiegare variazioni nell’area di consolidamento. L’incremento delle vendite del 5% riflette in maniera coerente la performance commerciale della cooperativa. Ricordandovi appunto che è una cooperativa e che quindi non ha nel suo obiettivo l’utile di bilancio ma la remunerazione dei soci, possiamo dire che l’annata è stata positiva per il gruppo perchè è riuscita a mantenere invariata la quota di remunerazione dei soci a 95 euro per quintale per 349mila quintali per quanto riguarda la capogruppo. Si tratta di un valore record in assoluto e stabile in termini unitari, in un momento in cui i prezzi delle uve si sono però contratti: si può dunque dire che la cooperativa offre ai soci una stabilità degli introiti del loro lavoro nel tempo, annullando le fluttuazioni del mercato.

Dall’altro lato, nel 2014 si prevedono volumi molto più bassi. Per la capogruppo le uve conferite sono calate del 20%, per la Cantina di Ala del 15% e in Sicilia del 12%. Sarà dunque sfidante mantenere i livelli di vendite raggiunti nel 2013/14, anche se nella relazione gli amministatori si dichiarano confidenti di riuscire ad aumentare i prezzi di vendita (non da ultimo per l’effetto del super dollaro).

Analizziamo i principali dati insieme.

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La valutazione delle aziende vinicole – aggiornamento 2014

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La valutazione borsistica delle aziende vinicole assume quest’anno una valenza piuttosto strategica per l’Italia, dato che abbiamo appena assistito alla quotazione in borsa di IWB, veicolo di quotazione che consolida Giordano e Provinco (tra qualche giorno vi posterò un’analisi al riguardo), ma anche in vista dei recenti articoli di giornale relativi alla possibile quotazione di Masi Agricola, azienda leader del distretto dell’Amarone. Ebbene, seguendo un po’ il rafforzamento generale dei mercati borsistici, drogati dalle iniezioni di liquidità, possiamo certamente dire che anche nel 2015, come lo scorso anno si è assistito a un ulteriore apprezzamento delle valutazioni di mercato delle aziende vinicole, soprattutto per di taglia significativa. Dall’ultimo rilevamento, il leader mondiale Constellation Brands, che ormai genera una parte di utili grazie alla birra Corona, ha un valore di mercato di 16 miliardi di euro (aiutato anche dal recente apprezzamento del dollaro). La sua valutazione è pari a 22 volte gli utili attesi per l’anno corrente (2015), 4 volte le vendite (includendo il debito), 13 volte il MOL e 17 volte l’utile operativo. Questa è ben inteso la punta dell’iceberg, il leader. Anche le altre grandi, comunque, stanno a multipli più elevati dello scorso anno, mentre lo stesso non vale come accennavo sopra per le aziende della Champagne, che “soffrono” un andamento economico non esaltante, e per le quel paio di piccole aziende che abbiamo nel campione (per ora!). Andiamo a leggere insieme i numeri.

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