Con la pubblicazione di oggi penso di coprire un buco di questo blog, che è l’assoluta mancanza di informazioni relativamente alle vendite online di vino. Lo faccio con l’aiuto di due fonti: Tannico.it, che ha pubblicato una ricerca relativa alle vendite online e Italian Wine Brands, che nel suo prospetto informativo ha pubblicato una classifica delle vendite online di vino in Italia, mettendo Giordano (uno dei due pezzi di IWB) in cima alla lista. Devo immaginare, viste le recenti dichiarazioni trionfali di Tannico.it (e la stabilità del fatturato totale di Giordano) che la classifica 2014 sia cambiata, e non di poco, e che nel 2015 cambi ancora di più. Intanto questo abbiamo e approfitto per invitare i diversi siti (se hanno piacere) a mandarmi i loro dati di fatturato 2014 per fare una migliore classifica!
Una considerazione va infine fatta relativamente al mercato online. L’Italia è un mercato di telefonini e smartphone piuttosto che di banda larga. Quindi, la penetrazione dell’ecommerce di vinoi sarà tanto più effettiva quanto più veloce e efficace sarà lo sbarco di questi operatori nel mondo dei telefonini.
Concha y Toro ha raggiunto ottimi risultati nel 2014, continuando i progressi già visti nei risultati dei primi 6 mesi. Il forte indebolimento del peso cileno contro il dollaro, pari al 15% circa nel 2014, è tra l’altro continuato nel 2015: nel primo trimestre il peso cileno ha toccato il livello di 624 (per 1 dollaro), contro 551 del medesimo trimestre dello scorso anno e una media di 570 sull’anno. Per Concha y Toro questo significa un forte incremento del fatturato all’export in valuta locale (ma le esportazioni sono comunque cresciute di oltre il 10% in dollari americani) e, dopo anni di deterioramento, un deciso miglioramento dei margini. Diciamo che siamo a metà strada tra i tempi d’oro e i tempi bui, anche se oggi Concha y Toro oggi è molto diversa dal quella di 10 anni fa: possiede un’attività locale in USA (Fetzer), ha sviluppato un business di distribuzione di liquori in Cile e ha diversificato in nuovi mercati, appesantendo così le strutture commerciali. Oggi Concha y Toro ha raggiunto 1 miliardo di dollari di vendite, 390 milioni di dollari di margine industriale, 150 milioni di dollari di margine operativo lordo, 110 milioni di euro di utile operativo e 75 milioni di dollari di utile netto. La sua capitalizzazione di borsa il 5 aprile era 1.55 miliardi di dollari. Questo significa un multiplo sugli utili 2014 di 20 volte. Andiamo a leggere i dati insieme.
I risultati di IWB relativi al 2014 sono in realtà un pro-forma, cioè una sorta di simulazione di un bilancio di una società che in realtà non è esistita. Detto questo, il comunicato stampa è eccezionalmente povero di particolari e di dettagli relativi all’andamento delle due aziende, che hanno avuto un anno stabile in termini di vendite, con un miglioramento significativo dell’utile operativo annuo (ma non del margine operativo lordo, come vedremo) .
Chi fa analisi finanziaria però legge dei numeri diversi. E cioè, come vedete nella tabella, fa la differenza tra i risultati dei primi 9 mesi, che sono stati usati per “piazzare” le azioni in borsa e quelli di fine anno. Beh, facendo questo calcolo si scopre che l’ultimo trimestre dell’anno mostra un quadro decisamente diverso: le vendite sono cresciute del 2% (mentre erano stabili nei primi 9 mesi), mentre il margine operativo lordo è calato del 13%, da 6.9 a 6 milioni di euro, quando invece i dati dei primi 9 mesi mostravano un progresso del 19%, da 6.1 a 7.3 milioni. Come potete evincere da questi numeri, l’azienda ha una stagionalità molto spiccata, dato che sembra generare oltre il 40% del margine lordo nell’ultimo trimestre dell’anno. Purtroppo nel periodo più importante dell’anno i margini sono calati in modo sostanziale.
Gli investitori che hanno comperato le azioni durante il 2015 erano a conoscenza di questo improvviso cambio di direzione? Io me lo auguro per gli investitori perchè nel prospetto informativo di quotazione, a pagina 1 si legge: “Consob e Borsa Italiana non hanno esaminato nè approvato il contenuto di questo documento”.
Invece di aiutare a capire che cosa sia successo (può anche darsi che fosse il quarto trimestre del 2013 a essere farlocco), il comunicato stampa invece dedica molto spazio alle dichiarazioni del management, quali: “I risultati di bilancio di Giordano Vini e Provinco Italia per l’esercizio 2014 sono di soddisfazione, perfettamente allineati alle aspettative e centrano gli obiettivi che ci attendevamo” – afferma Simone Strocchi, Vice Presidente di IWB. “Il proforma consolidato di gruppo conferma che IWB, prima società vinicola italiana trattata su mercato borsistico e contendibile, è una società patrimonialmente ed economicamente solida, pronta ad affrontare il 2015 e gli anni a venire come leader di settore”. Oppure: “Siamo in attività per perseguire con determinazione lo sviluppo di sinergie, l’efficientamento e lo sviluppo del business sia per linee interne che esterne – conferma il presidente dott. Mario Resca – in contesto di segnali incoraggianti dei mercati presidiati sia nei canali B2B che B2C, con particolare riferimento al mercato centro nord europeo”.
Totalmente inutile.
Mi sentirei di suggerire a chi si occupa delle relazioni con gli investitori di IWB che la comunicazione finanziaria di un’azienda quotata in Borsa è piuttosto diversa da quella fatta ai fini delle pubbliche relazioni. Gli investitori hanno bisogno di strumenti per capire l’evoluzione dei risultati e delle prospettive. E di questo non c’è traccia nel comunicato. Intanto, il prezzo delle azioni è stabile intorno a EUR10-10.5 per azione, con volumi scambiati molto bassi: al di là della comunicazione è molto difficile che IWB possa diventare un titolo interessante per gli investitori istituzionali con una liquidità così contenuta.
Andiamo brevemente a leggere i numeri, che come vi dicevo mostrano un fatturato annuo stabile per entrambe le aziende (proforma 140 milioni) e un MOL in crescita del 5% per Giordano a 9.1 milioni di euro e in calo del 2.5% per Provinco a 4.2 milioni, per un totale di 10.4 milioni. Sull’ultimo trimestre, invece le vendite sono a +2%, 45 milioni di euro, con un MOL di 6 milioni, in calo da 6.9 milioni dello scorso anno. Il calo è concentrato in Giordano, che ha subito una riduzione del 17% da 5.4 a 4.5 milioni di euro.
Infine, un occhio alla situazione finanziaria. Il debito resta stabile a 33 milioni di euro circa, che corrisponde a un rapporto di 2.5 volte rispetto al MOL consolidato. Non essendo fornito un rendiconto finanziario, non possiamo comprendere appieno le dinamiche sottostanti.
Come abbiamo visto qualche giorno fa, il 2013 è stato un buon anno per il settore. Le aziende (quindi escludendo le cooperative) sono riuscite sia a migliorare i margini di profitto che a ridurre l’indebitamento, in un anno in cui a dire il vero il ciclo degli investimenti ha visto uno dei punti più bassi degli ultimi anni (quasi la metà del normale se fatta in proporzione al fatturato). Nel 2014 la dinamica del fatturato sarà meno positiva, data la combinazione di prezzi in stabilizzazione in Italia e rallentamento delle esportazioni, ma resta comunque uno scenario di fondo positivo, che probabilmente continuerà nel 2015 grazie al graduale indebolimento dell’euro e al calo del prezzo del petrolio, con l’impatto positivo che ciò ha sui costi di produzione. Tornando al 2013, è incoraggiante vedere che queste 75 aziende siano infine riuscite a “riguadagnare” quota 8% in termini di ritorno sul capitale. Un segnale incoraggiante che potrebbe rendere finalmente più appetibile l’investimento nel settore del vino di capitali che finora erano rimasti lontani. Leggiamo i numeri principali insieme.
Il rapporto di Mediobanca, pubblicato in corrispondenza del Vinitaly, evidenzia gli ottimi risultati ottenuti nel 2013 dalle maggiori cantine italiane, come abbiamo anche noi testimoniato azienda per azienda negli ultimi mesi. Il fatturato è stato spinto dalle esportazioni da un lato (ricordiamo che queste 122 aziende rappresentano il 60% delle esportazioni italiane di vino) e dai prezzi in crescita in Italia, causa l’incremento dei prezzi del vino sfuso. I numeri del 2013 si possono così riassumere: fatturato in crescita del 6%, margine operativo lordo +11%, utile operativo +19%. L’utile netto, meno rappresentativo scende a causa delle componenti non operative. Migliora anche la struttura finanziaria, con un debito in calo in valore assoluto (aiutato anche da una annata magra in termini di investimenti), ma ancora di più in confronto alla generazione di cassa. Il rapporto con il MOL scende a 4.5 volte, il valore più contenuto dal 2006 a questa parte. In conclusione, il 2013 è stata una buona annata per il vino italiano. Il 2014 promette ancora bene, anche se le prime indicazioni sul fatturato di queste aziende sono di una crescita inferiore al 2%: il calo dei costi delle materie prime dovrebbe aver consentito un ulteriore miglioramento dei margini. Andiamo nel dettaglio dei numeri.
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