Australia/NZ


Australia – esportazioni di vino 2025

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Le esportazioni di vino australiano nel 2025 segnano un ritorno alla normalità dopo il rimbalzo “elastico” del 2024 legato alla riapertura del mercato cinese. I dati UN Comtrade da noi rielaborati per riportarli alla realtà locale dei dollari australiani mostrano un calo del 9% in valore a 2432 milioni di dollari australiani e del 5% in volume a 6.3 milioni di ettolitri. Tradotto in euro nelle nostre tabelle annuali che mostreremo tra qualche settimana, le esportazioni australiane sono calate del 15% a 1.36 miliardi di euro.

La normalizzazione delle spedizioni verso la Cina dopo la fase iniziale post-dazi, oltre alla debolezza dei consumi nei mercati anglosassoni, ha riportato il valore delle esportazioni ai livelli del 2021-2022, ben lontano dal picco di quasi 3 miliardi di dollari australiani del 2019-2020. Non tutti i mercati però sono andati male: Canada, Singapore, Thailandia e Malesia hanno registrato crescite significative. E questo è positivo, nel senso che diversifica la base di esportazione australiana.

Passiamo a un commento dettagliato dei numeri con tutti i grafici e le tabelle.

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Nuova Zelanda – produzione, consumo di vino e sostenibilità – aggiornamento 2025

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Il settore vinicolo neozelandese è in fase di stabilizzazione. Lo dicono diversi dati del rapporto annuale della New Zealand Winegrowers Inc, a partire dalla revisione al ribasso delle superfici vitate 2024 (attese di nuovo in crescita nel 2025, vedremo se lo confermano il prossimo anno), dalla riduzione delle aziende vinicole (già capitato nel 2023), dalla riduzione del prezzo di vendita delle uve (un anno indietro, 2024) e dalla stabilizzazione delle esportazioni di vino, che sono sempre più legato al Sauvignon Blanc (2.5m/hl dei 2.8m/hl esportati nei 12 mesi a giugno 2025).

I produttori stanno poi scommettendo ancora di più sulla sostenibilità, per dare una connotazione positiva al prodotto che sta subendo attacchi da diverse parti: minore utilizzo dell’acqua, energia rinnovabile, bottiglie leggere, fino al “net zero 2050”. Nella parte finale del post, ho fatto fare all’intelligenza artificiale un riassunto della sezione del rapporto.

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INDV Wine Index – presentazione e dati al 2025

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Oggi inauguriamo un nuovo post “ricorrente” sul blog, con il copyright inumeridelvino.it.

Come sapete, anche se le aziende vinicole quotate in borsa non sono molte, un po’ ce ne sono: due in Italia, quattro in Francia, una in Germania, quattro o cinque in America, un paio in Oceania, un paio in Asia. A occhio una quindicina.

Perché allora non costruire un indice di borsa delle aziende vinicole? L’esercizio è semplice e può fornire alcune indicazioni interessanti.

Detto, fatto.

Oggi è il primo post della serie, che potrebbe ripetersi trimestralmente. O magari mensilmente, con un riassunto di quanto è successo, in termini di annunci di risultati, operazioni di acquisizione e via dicendo. A questo proposito, ho messo a punto un buon “prompt” su Perplexity che, ogni mattina alle 6:00, mi fa “il riassunto” di quanto è stato annunciato (con un forte trascinamento dalle notizie dei giorni precedenti, ma nessuno è perfetto, nemmeno l’AI).

L’indice generale delle aziende vinicole include le seguenti aziende: Constellation Brands, TWE, Concha y Toro, Delegat Group, Yantai Chengiu Pioneer Wine, Andrew Peller, Crimson Wine, Sula Vineyards per quanto riguarda l’extra Europa. Per l’Europa ci sono, ovviamente, Italian Wine Brands, Masi, Advini, Schloss Wachenheim, Laurent-Perrier, Vranken-Pommery, Lanson BCC e Chapel Down.

Per adesso ho deciso di escludere le aziende di sola distribuzione, come Viva, Naked Wines o Dynasty Wines.

Ora, ho provato anche a spaccare l’indice in sottogruppi… spumanti, Europa, Non-Europa… anche se l’esercizio diventa più “pericoloso” nel senso che le aziende coinvolte scendono a 4-5 e quindi l’indice diventa molto più sensibile alle vicende specifiche di una o dell’altra azienda.

I calcoli partono dal 2015 e il rilevamento è mensile. Non sono inclusi, come in ogni indice di borsa, i dividendi.

Fatta la premessa, passiamo ai risultati nel resto del post.

L’indice è andato molto peggio rispetto alle borse in generale. Se confrontiamo il 2025 con il 2015, siamo a +1%, lo S&P500 è in 10 anni a +256% e l’EuroStoxx 600 a +101%.

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Treasury Wine Estates – risultati primo semestre 2025/26

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Tempi molto duri per TWE. Forse lo avete letto, ma l’azienda prima dell’annuncio dei risultati che commentiamo (16 febbraio) aveva annichilito azionisti e investitori con un profit warning massiccio in dicembre, quando aveva annunciato che l’utile operativo del semestre sarebbe stato di AUD225-235 milioni, ossia il 30% sotto le attese degli analisti. Non solo. Aveva anche annunciato la svalutazione di oltre 700 milioni di dollari del valore di bilancio delle attività americane (oltretutto comperate da non molto tempo…).

Tornando ai dati del semestre, beh, è difficile trovare un numero positivo… il management ha deciso, ancora una volta, di rimescolare le carte con la ridefinizione delle divisioni, ad eccezione di Penfolds. Di solito è un brutto segno. Per dare due numeri e prima di entrare nell’analisi dettagliata, il fatturato cala del 16% a 1.30 miliardi di AUD, l’EBIT (pre‑costi corporate) scende del 40% a 236 milioni e il margine operativo passa dal 25% al 18% circa, mentre a livello contabile la perdita netta supera 600 milioni AUD per le maxi‑svalutazioni di cui sopra. Anche volendo escludere le componenti non ricorrenti, l’utile netto del semestre si è quasi dimezzato, passando da 240 a 129 milioni.

Sebbene una parte del calo sia dovuta (a detta del management) dal taglio delle spedizioni di Penfolds in Cina e dalla riduzione degli stock in USA, i dati sono ovviamente particolarmente negativi. Le attese sono di un secondo semestre in miglioramento, e nel 2027 un piano di taglio dei costi.

Il titolo in borsa è ai minimi storici, 4.85 dollari, per un valore di mercato sceso a 4 miliardi di dollari australiani.

Andiamo nel dettaglio con grafici e tabelle nel resto del post.

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La valutazione delle aziende vinicole quotate – aggiornamento 2026

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Oggi parliamo di valutazioni e dell’andamento in borsa delle aziende vinicole quotate, con l’aggiornamento dei multipli di valutazione all’anno corrente (2026) e al prossimo, quasi mantenendo il campione dell’anno precedente, aggiungendo Sula Vineyards. Tutti i dati sono stati estratti il 17 gennaio 2026.

Il 2025 è stato un anno molto difficile per le aziende vinicole quotate in borsa. L’anno è stato segnato da un paio di grossi profit warning, quello di Constellation Brands (a inizio settembre) e quello “doppio” di Treasury Wine Estates (a ottobre e poi a dicembre).

L’andamento borsistico è stato quindi molto negativo, -8% in media, soprattutto considerando l’anno “d’oro” delle borse che sono cresciute di oltre il 20%. Questo si è tradotto anche in una riduzione delle valutazioni delle aziende. Giusto per fare un paio di esempi, l’anno scorso, di questi tempi, TWE trattava a 11 volte l’EBITDA, mentre oggi vale 9x. Concha y Toro è passata da 8x a 7x e, in Italia, Italian Wine Brands è calata da 6.5x a 5.5x attualmente. Invece, la stabilizzazione del mercato ha aiutato le aziende della Champagne a stabilizzare i propri multipli di valutazione.

Ma passiamo a un’analisi più dettagliata con ulteriori grafici, la tabella riassuntiva e una spiegazione del significato di questi multipli.

 

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