Australia/NZ


Le superfici vitate bio nel mondo – dati 2018 FiBL & IFOAM

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Fonte: elaborazioni inumeridelvino.it su dati FiBL-IFOAM

Le superfici vitate biologiche convertite o in conversione nel mondo sono cresciute del 5% circa nel 2018 per raggiungere quota 422mila ettari. Nel corso del 2018 però si assiste a un rallentamento della superficie in conversione, che cala del 7%, più che compensato da un incremento della superficie convertita che invece è salita del 10% a 276mila ettari. Siccome questa divergenza era parzialmente emersa anche nel 2017, quando la superficie in conversione cresceva solo del 2%, potremmo trovarci davanti a un primo segno di “indebolimento” del movimento bio nel mondo del vino, che abbiamo in qualche modo già visto nel nostro lavoro sui dati SINAB italiani, che trovate qui aggiornato al 2019. La Spagna primeggia e accelera, confermandosi la nazione con la più grande superficie bio nel mondo, mentre l’Italia è tra le grandi nazioni vinicole non ha nel 2018 messo a segno i progressi di cui sono stati capaci spagnoli e francesi. Per chi vuole, il post prosegue con un breve approfondimento. Vi segnalo anche che trovate le tabelle complete per nazione nella sezione Solonumeri mondo.

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Superfici vitate bio (ha/1000)

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Australia – produzione di vino 2020

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Fonte dei dati: Wine Australia – Vintage report, OIV – 2020 wine production first estimates

L’Australia ha avuto una vendemmia particolarmente negativa nel 2020 (1.5 milioni di tonnellate di uva, corrispondenti a circa 10.6 milioni di ettolitri di vino), il 13% sotto la produzione media decennale e come non si vedeva dal 2007. Secondo il Vintage report, un dato tanto negativo era atteso a causa della stagione particolarmente arida cui si sono aggiunti in alcune zone vinicole gli incendi (e il relativo fumo), la grandine, le alluvioni e qualche isolata gelata. Insomma, una annata da dimenticare, anche se i prezzi delle uve sul mercato sono cresciuti del 4-5% e hanno consentito di compensare parzialmente la perdita dei volumi dal punto di vista del reddito dei viticoltori. Guardando all’andamento dei vini bianchi e rossi, l’annata è stata peggiore per i bianchi, del 19% sotto la produzione decennale (-7% per i rossi), con un andamento particolarmente negativo per la produzione di Chardonnay (-20%). Ma passiamo a qualche numero di dettaglio.

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Delegat Group – risultati 2020

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Dopo anni di forti investimenti, il business di Delegat è decollato e anche nel 2020 (dati a fine giugno) ha fornito risultati stupefacenti: è diventato il primo esportatore di vino della Nuova Zelanda con 3.3 milioni di casse e un buon bilanciamento geografico, ha realizzato 60 milioni di dollari neozelandesi di utile netto, battendo del 20% le attese di inizio anno quando prevedevano un utile stabile. Le azioni, dopo un temporaneo storno durante la crisi del COVID hanno ripreso la loro corsa e sono attualmente ai massimi storici di circa 15 dollari (un 20% abbondante più di un anno fa) il valore di borsa ormai supera 1.5 miliardi di dollari locali, quindi circa 875 milioni di euro. E per il 2021, nonostante la pandemia prevede di mantenere gli utili del record 2020 (che ha già subito un impatto dalla crisi, essendo chiusura giugno) e di aumentare ulteriormente (+2%) le casse di vino distribuite, con la “visione” di fare +17% su un orizzonte di tre anni. E come vedete dal grafico qui sopra, Delegat’s che non era niente nel 2004 (20 milioni di euro di vendite oggi è di una dimensione simile a quella di alcune primarie aziende vinicole italiane che ho riportato qui per esempio). Impressionante. Passiamo a un breve commento dei dati.

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La classifica della competitività per nazione vino – dati France Agrimer 2019

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L’analisi della struttura concorrenziale del mercato del vino è stata aggiornata da France Agrimere per il 2019. Come sapete forse avendo letto le analisi precedenti si tratta di un sistema a punti (massimo 1000) in cui vengono valutate le caratteristiche strutturali produttive e macroeconomiche, la forza dei marchi, ma anche alcune caratteristiche congiunturali. Alcune delle conclusioni sono forse discutibili e la classifica è un po’ volatile, dato che alcuni punteggi variano per esempio in relazione ai livelli produttivi, ma comunque il quadro di insieme non è secondo me totalmente sbagliato. Nel grafico mobile sopra vedete come sono cambiate le posizioni negli anni. Per il 2019 la principale conclusione è che si sono rafforzati i quattro paesi dell’Europa continentale che sono la “storia” del vino: Francia, Italia, Spagna e Germania, mentre peggiora soprattutto per questioni congiunturali (e dunque non di lungo termine) la posizione del Cile. Il tutto nell’ambito di un “punteggio” globale in sostanziale miglioramento. Il 2020 sarà naturalmente tutta un’altra cosa. Per ora e per quanto riguarda l’Italia, secondo lo studio il punteggio migliora, ma unicamente per le caratteristiche strutturali produttive (potenziale produttive e caratteristiche climatiche), dove già siamo considerati i più forti, mentre siamo stabili sui fattori competitivi (dietro la Francia) e peggioriamo nei fattori puramente economici, dove siamo preceduti anche da Spagna e USA. A proposito, se vi interessa leggere lo studio originale, in lingua francese, lo trovate a questo link. Passiamo all’analisi.

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