bilancio 2026


Treasury Wine Estates – risultati 2025/26

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L’esercizio chiuso a giugno 2026 si chiude con un utile operativo di 492 milioni di dollari australiani, -36% sul 2024/25 ma sopra la forchetta di 480-490 milioni indicata a giugno. Il quadro è quello che il primo semestre lasciava prevedere, con un secondo semestre leggermente meno brutto. Le vendite scendono da 2938 a 2561 milioni di dollari australiani (-12.8%, -11.2% a cambi costanti), i volumi da 21.3 a 19.2 milioni di casse da 9 litri (-10%) e il prezzo medio per cassa da 138.1 a 133.6 dollari (-3%). Il margine lordo cala di 2.9 punti al 45.7%, mentre i costi di struttura salgono in valore assoluto (da 658 a 678 milioni) su un fatturato in calo: il rapporto sulle vendite passa dal 22.4% al 26.5%. È da qui che arriva la maggior parte della perdita di redditività, con il margine EBITS che scende dal 26.2% al 19.2%.

Depurando svalutazioni e oneri non ricorrenti, l’utile netto rettificato è di 275 milioni contro 471 (-41%), Il dato contabile è invece una perdita di 1,079 milioni, contro un utile di 437 milioni l’anno prima.

Il titolo ha reagito bene all’annuncio del 13 agosto, chiudendo in rialzo di oltre il 4%: il mercato aveva evidentemente già scontato le svalutazioni e ha letto positivamente sia l’EBITS sopra la guidance sia la leva finanziaria indicata al di sotto di quanto anticipato all’Investor Day di giugno. Resta comunque un titolo che vale circa un quarto in meno rispetto a dodici mesi fa.

Andiamo nel dettaglio con grafici e tabelle nel resto del post.

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Masi – risultati primo semestre 2026

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Masi chiude il primo semestre 2026 con ricavi a 27.3 milioni di euro, -7%, e con una perdita netta di 1.2 milioni contro il sostanziale pareggio di 12 mesi fa. Il calo del fatturato è però in larga parte spiegabile con elementi non commerciali: 1.2 milioni derivano dalla mancata effettuazione delle vinificazioni in “conto lavoro” (un servizio a marginalità molto bassa e scollegato dal brand) e 0.4 milioni dall’effetto cambio; al netto di questi elementi e di un paio di programmi “one-shot” verso due retailer nel 2025, le vendite sono sostanzialmente piatte. Il tema del semestre non è quindi il fatturato, quanto la struttura dei costi: il visitor center Monteleone21, aperto a maggio 2025, pesa ora, a pieno regime, su personale, ammortamenti e oneri finanziari, senza ancora una contropartita di ricavi adeguata.

Il margine industriale lordo scende di 1.4 punti al 65.6%, l’EBITDA passa da 3.9 a 2.9 milioni (10.5% delle vendite contro 13.4%), gli ammortamenti salgono del 22% a 2.6 milioni e l’EBIT si azzera, 0.2 milioni contro 1.8. Sotto la linea operativa gli oneri finanziari crescono a 2.2 milioni (anche per lo spread applicato sul nuovo finanziamento in pool di settembre 2025). Va anche aggiunto che l’EBITDA di quest’anno incorpora 1.1 milioni di altri ricavi (soprattutto contributi OCM) contro 0.6 milioni dell’anno scorso: senza quella voce il deterioramento operativo sarebbe stato superiore.

Sul fronte finanziario, il debito netto prima dei diritti d’uso è 31.4 milioni contro i 32.2 di 12 mesi fa e i 28.5 di fine 2025, con il movimento del semestre di natura stagionale. Il capitale circolante commerciale scende di 6.7 milioni sui 12 mesi, tra crediti verso clienti (da 10.0 a 6.8 milioni) e rimanenze (da 63.3 a 60.4, per assorbimento programmato delle scorte di Amarone). Gli investimenti restano però a 3.1 milioni, sopra gli ammortamenti, e il free cash flow del semestre è negativo per 2.9 milioni. Il rapporto tra debito e MOL degli ultimi 12 mesi sale a 5.6x da 5.2x.

Un’ultima punto: per Masi il secondo semestre vale storicamente oltre la metà dei ricavi annui, quindi da questi dati è difficile trarre conclusioni sull’esercizio, e il centro visitatori dovrebbe dare il suo contributo proprio nella parte alta della stagione.

L’andamento in borsa è stato piuttosto allineato al resto del nostro Wine Index. Da fine 2024 ha fatto il 2% meglio (ma non ha distribuito dividendi…).

Bene, passiamo a un commento più dettagliato dei numeri.

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LVMH – risultati primo semestre 2026

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Oggi parliamo dei conti semestrali di LVMH, comunicati la scorsa settimana. Il gruppo in totale ha chiuso con un fatturato di 38.6 miliardi di euro, -3% (ma +2% su base organica) a causa del cambio contro dollaro e yen e di una dismissione in Cina e utili in calo del 4% circa. Nell’ambito della divisione vino e spiriti, lo Champagne e il vino vanno decisamente meglio del Cognac, con una crescita organica del 7% e un significativo recupero di margini.

Il management attribuisce il recupero dello champagne al miglioramento della domanda in Europa e in Giappone e alla sovraperformance delle cuvée di prestigio, mentre sul cognac i volumi di Hennessy tornano positivi grazie alla Cina, a fronte di una domanda statunitense ancora debole. Il gruppo si attende, per l’intero esercizio, una crescita a cambi costanti inferiore a quella del semestre e un margine operativo riallineato ai livelli del 2025, per effetto della fasatura dei costi e del ritardo con cui il cambio si scarica sui conti di questa divisione, dove il prodotto sosta a lungo a magazzino.

Passiamo a un commento più dettagliato nel resto del post.

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Constellation Brands – risultati primo trimestre 2026

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I conti di Constellation Brands sono migliorati nel primo trimestre 2026/27, al netto dei disinvestimenti nel segmento vino effettuati nel secondo trimestre 2025/26. Il bilancio chiude con n fatturato di 2.4 miliardi di dollari, -3% sul dato riportato ma +3% se riclassificato per la variazione di perimetro. I margini sono in forte miglioramento, con l’utile operativo a 845 milioni (+18%), con un margine del 34.7%, mentre l’utile netto si attesta a 654 milioni (contro 516 dell’anno scorso). Il gruppo continua a remunerare gli azionisti in modo cospicuo, con un dividendo trimestrale di 1.03 dollari per azione e oltre 400 milioni restituiti tra buyback e cedole da inizio esercizio, mantenendo l’indebitamento netto a 10.437 milioni contro un patrimonio netto di 8.550.

Nonostante i dati apparentemente incoraggianti (come lo sono anche i commenti del nuovo CEO), spinti soprattutto dal segmento birra (vendite +2%, margine del 39%), gli investitori non sono stati contenti, perché le vendite di birra al dettaglio sono ferme con Corona e Modelo Especial in calo. Il grafico dell’andamento del prezzo rispetto al nostro INDV Wine Index (sempre aggiornato a lato), lo dimostra!

Proseguiamo il commento con un focus sulla divisione vino del gruppo.

 

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Treasury Wine Estates (TWE): il nuovo piano

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La società australiana ha presentato “Ascent”, il nuovo business plan che prevede meno complessità, un focus sui marchi prioritari e una traiettoria finanziaria che ne aumenti la solidità.

Il cuore del piano: Power Brands e Regional Heroes

La prima direttrice è la rifocalizzazione del portafoglio. TWE intende spostare il baricentro sui Power Brands — Penfolds, DAOU e Matua — e su una selezione di Regional Heroes, riducendo progressivamente il peso dei marchi considerati non prioritari. Nel portafoglio futuro, Power Brands e Regional Heroes dovrebbero rappresentare circa il 90% del net sales revenue di gruppo, contro il 68% indicato per il primo semestre 2026. Il numero complessivo di brand dovrebbe scendere da 76 a meno di 30.

Grafico 1 – Concentrazione del portafoglio sui marchi prioritari

Prosegui la lettura per un’analisi dettagliata del piano!.

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