Spumanti


Franciacorta – dati di vendita 2007 e 2008

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Lo spumante Franciacorta sta battendo ogni anno il suo record precedente di vendita. I primi dati forniti dal consorzio parlano di 9.7 milioni di bottiglie vendute nel 2008, cioe’ il 16% in piu’ dello scorso anno. Questo progresso e’ tanto piu’ importante quando lo si guarda in prospettiva, considerando che e’ ormai il settimo anno di crescita oltre il 10%. Ma e’ anche importante segnalare che tutte le categorie di prodotto (saten e rose oltre al Franciacorta normale) stanno andando bene (almeno fino al 2007) e che tutta questa crescita viene da un incremento delle superfici vitate, e non da un incremento delle rese (come sta accadendo nella Champagne, dove le rese sono del 30% superiori), il che dovrebbe consentire al prodotto di mantenere una buona qualita’ (salvo allargare la produzione in zone meno vocate). Putroppo, il consorzio non ci ha fornito i dati per area geografica. Le quote di mercato del Franciacorta sembrerebbero e quindi, al pari di quelle del Prosecco, essere in deciso aumento. Inoltre, il successo delle categorie di prodotto non strettamente collegate ai festeggiamenti potrebbe contribuire a “slegare il consumo” dello spumante Franciacorta dalle festivita’.


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Vendite di spumanti al dettaglio, segmentazione e caratteristiche – dati IRI 2007

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I dati IRI Infoscan ci consentono di analizzare l’andamento delle principali categorie di spumante in Italia nel 2007. Secondo ISMEA-ACNielsen, le vendite al dettaglio di spumanti erano cresciute nel 2007 del 5%. Il dato di IRI e’ sostanzialmente allineato, dato che da un lato si parla di un aumento del 2.4% delle vendite nella distribuzione moderna, dall’altro ci troviamo con un +7.4% per quanto riguarda il canale dei grossisti. Il quadro che si trae da questi numeri e’ il seguente: (1) i prodotti piu’ dinamici sul mercato e’ il Prosecco e in generale i prodotti derivati dal metodo Charmat e vinificati secchi, che stanno ormai crescendo molto piu’ velocemente del metodo classico; (2) il mercato della distribuzione all’ingrosso tende ad essere piu’ concentrato della grande distribuzione moderna: i prodotti “secondari” hanno piu’ spazio; (3) gli spumanti italiani, soprattutto quelli dolci ma anche il metodo classico, continuano ad essere consumati prevalentemente in Dicembre e Gennaio.


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Prosecco di Conegliano Valdobbiadene – produzione e vendite 2007

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Il Prosecco di Conegliano Valdobbiadene e’ una delle denominazioni con la piu’ forte crescita in Italia. Il valore di mercato al consumo e’ stimato pari a EUR370m nel 2007 su una produzione (e vendita) di circa 57m di bottiglie, di cui 47m sono della categoria spumante. Come delinea l’approfondita analisi di mercato del centro studi del distretto, il Prosecco e’ coltivato su 4830 ettari, di cui 107 nell’area Cartizze da 2800 viticoltori. Quali sono le principali conclusioni che traiamo da questo studio: la tumultuosa crescita dei volumi e’ stata ottenuta attraverso prodotti di prezzo piu’ basso in Italia, mentre nei mercati esteri c’e’ un forte riposizionamento del prodotto tra i diversi mercati. In Italia, il Prosecco e’ cresciuto sfruttando il canale della distribuzione indiretta, mentre lo sbocco originariamente dominante dell’Horeca procede con una crescita costante ma meno evidente.


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La valutazione delle aziende vinicole in Borsa – aggiornamento Gennaio 2009

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Le borse valori in tutto il mondo continuano a segnare record negativi. Gli economisti si rincorrono nell’abbassare le stime di crescita economica, e a loro volta gli analisti (come il sottoscritto) adottano stime sugli utili aziendali sempre piu’ bassi. La scarsissima visibilita’ su cosa succedera’ anche soltanto tra 6 mesi allontana gli investitori dagli investimenti rischiosi, e quindi dalle azioni. I prezzi delle azioni scendono come risultato di un doppio effetto: da un lato gli utili delle aziende vengono rivisti sempre piu’ al ribasso, dall’altro la scarsa appetibilita’ dell’investimento azionario deprime “il prezzo delle aziende” cioe’ i suoi multipli. Si pagano utili piu’ bassi un multiplo piu’ basso. E questo succede anche nel mondo del vino. Purtroppo abbiamo poche aziende su cui tracciare una storia dei multipli, ma quello che calcoliamo e’ quanto segue: gli utili stimati per il 2009 delle 3 aziende dello Champagne che guardiamo sono oggi del 25% piu’ bassi di settembre 2008 (-3% per Constellation Brands) e il multiplo EV/EBITDA (MOL) medio e’ sceso da 9.6x a 8.9x. Lo stesso succede per il nostro campione nel mondo vino (Cbrands/Concha y Toro/Baron de Ley/Jean Jean/Cottin Freres): se a settembre “trattavano” a un multiplo di 6.4x il margine operativo lordo e 10x il P/E, oggi sono a 5.5x e 8.8x rispettivamente. Oltretutto, quanto piu’ il 2009 si avvicina, tanto piu’ i multipli dovrebbero salire, in quanto moltiplicatori di numeri che sono piu’ facilmente stimabili. Sono proprio diventate cosi’ poco care le aziende vinicole? No, probabilmente no. Piu’ probabile che le stime degli analisti siano in ritardo, cioe’ non incorporino tutta la negativita’ che il 2009 ci portera’: un’azienda di Champagne e’ sempre valsa di piu’ di 9 volte il MOL, e’ probabilmente il MOL stimato per il 2009 che e’ troppo alto rispetto a quello che il mercato (a torto o a ragione) sta in questo momento anticipando. Questo per scoraggiare chiunque legga questo messaggio che i moltiplicatori degli utili di queste aziende possano valere cosi’ poco: poche settimane fa, Campari ha comperato in Ucraina un produttore di spumanti a multipli non troppo lontani (7x).


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Spumante contro Champagne: i necessari chiarimenti. Di Maurizio Zanella

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Prendo spunto da una serie di articoli apparsi sui media Italiani in Dicembre e nei primi giorni di Gennaio – molti dei quali certamente “ispirati” da comunicati di fantomatici forum, Associazioni di Categoria e Consorzi di Tutela – che in toni trionfalistici, hanno annunciato che lo spumante italiano sta avendo grandissimi successi di vendita, mentre lo Champagne è in calo, è entrato in un periodo di crisi e sta perdendo quote di mercato e quindi lo spumante Italiano trionfa.

Concludendo pertanto con gran disinvoltura, calcisticamente parlando: spumante batte Champagne: 1-0 e palla al centro.

Non riesco a capire con quale irresponsabilità, leggerezza e soprattutto disinformazione si possa fare un’affermazione così superficiale e assolutamente priva di fondamento.

Un’analisi nemmeno poi tanto approfondita mi porta a fare le seguenti considerazioni:
– come si potevano conoscere già a metà Dicembre, quando sono partiti i primi bollettini trionfalistici, i numeri di bottiglie immesse al consumo? Quindi, che fondamento possono avere questi numeri? Solo lo Champagne e le DOCG possono dare numeri assolutamente certi, ma non prima d’inizio gennaio.
– come si fa a mettere in discussione un vino che ha costruito con 300 anni di storia l’immagine più consolidata e forte al mondo?
– non ci si rende conto che il paventato successo dello spumante italiano, analizzando i numeri, è frutto – salvo pochissime eccezioni – di un prodotto assolutamente anonimo che deve le sue performance unicamente a prezzi unitari bassissimi?

Le eccezioni italiane sono rappresentate da due importanti firme industriali, ma soprattutto da 3 denominazioni che hanno saputo con il tempo togliersi di dosso il nome generico di una categoria: spumante, promuovendo quello del proprio territorio e sono: Asti – Franciacorta – Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene.

Ognuno di questi vini ha ormai una Sua ben precisa identità e delle caratteristiche che il mercato riconosce e sta premiando.

Nel futuro, questi vini – se saranno in grado di dare garanzie concrete al consumatore – avranno grandi opportunità di crescita grazie anche alle loro caratteristiche così fortemente diverse tra loro, ma nessuno potrà mai seriamente pensare di poter far vacillare lo Champagne e metterne in crisi il primato.

Solamente il Franciacorta, per le Sue peculiarità (un disciplinare di produzione più severo di ogni altra Denominazione al mondo unito ad un terroir magico) avrà l’opportunità di competere, come Davide contro Golia, contro lo Champagne, ma unicamente sul piano della qualità media dei vini prodotti, poiché a livello quantitativo non può esistere competizione viste le dimensioni così diverse tra le due zone.

Per concludere auspico quindi che gli organi d’informazione facciano un’informazione corretta e che magari il direttore della Rete ammiraglia della più importante azienda d’informazione italiana si astenga dal brindare a Capodanno in diretta con il vino dell’Abate e scelga una grande bottiglia Italiana.

Maurizio Zanella