Dati finanziari


Concha y Toro – risultati 2012

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Concha y Toro ha chiuso il 2012 con risultati allineati a quanto avevamo già commentato a inizio anno guardando i dati dei primi 9 mesi dell’anno. I temi sono i medesimi: maggior prezzo delle materie prime, pressione dai cambi, soprattutto contro l’euro e l’acquisizione in USA che funziona bene in termini di vendite ma qualche dubbio sul contributo agli utili lo pone. Fatto sta che nel 2012 Concha y Toro ha chiuso il bilancio con un incremento delle vendite del 7% ma un calo dell’utile netto del 40%, da 50 a 30 miliardi di peso locali. E il trend del secondo semestre non sembra essere cambiato: le vendite sono cresciute del 4.6% (+7% nell’ultimo trimestre) ma l’utile netto è calato di oltre il 50% (anche perchè lo scorso anno includeva proventi non ricorrenti). Nel 2013 le cose potrebbero andare meglio: (1) la vendemmia 2012 è stata molto ricca e quindi il prezzo delle uve potrebbe calmierarsi; (2) lo scenario dei cambi dovrebbe stabilizzarsi, perlomeno nel senso che il rafforzamento del peso sembra essersi esaurito. Analiziamo i numeri in dettaglio.

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Campari, divisione vino – risultati 2012

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Campari ha incremento le vendite di vino nel 2012 fino a sfiorare 200 milioni di euro, in parte grazie alla crescita delle vendite fuori dall’Italia e in piccola parte grazie ai nuovi accordi di distribuzione (circa 1.5%) e ai cambi (+1.6%). In realtà, se si “tirasse fuori” dal fatturato il vermouth Cinzano, il quadro sarebbe meno positivo, con una crescita del 3%, per metà determinata dagli accordi di distribuzione. Anche Campari fa quindi fatica in Italia, presumibilmente anche a causa di una esposizione molto significativa al segmento della ristorazione e nonostante siano stati aggiunti alcuni brand in distribuzione. I margini sono in calo, nonostante si continui a limare il peso delle spese promozionali, per la prima volta scese sotto il 10% delle vendite. Guardiamo i numeri, specificando che questo è l’ultimo anno in cui Campari fornisce il margine industriale e il margine di contribuzione della divisione vino, avendo deciso di cambiare il “segment reporting” dalle divisioni di prodotto alle divisioni geografiche.

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Treasury Wine Estates – risultati a dicembre 2012

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Treasury Wine Estates ha subito un forte calo degli utili nel primo semestre dell’anno fiscale 2012-13, terminato a dicembre. Gli utili sono scesi del 23%, di cui circa il 13% per colpa della rivalutazione del dollaro australiano (rispetto al medesimo semestre 2011) e il 10% circa essenzialmente a causa dell’aumento del costo delle materie prime. In realtà, tale andamento non è una sorpresa, anzi: il management lo aveva già anticipato in occasione dell’assemblea degli azionisti, tanto che le azioni non solo non sono scese ma sono addirittura salite del 10% circa in occasione dei risultati in quanto (1) l’azienda ha annunciato diverse iniziative per incrementare la sua presenza nei vini ad alta qualità, dove recentemente ci sono state alcune difficoltà per via dei volumi molto scarsi e (2) la seconda parte dell’anno si annuncia molto migliore (+15% disponibilità vini di alta qualità), con un obiettivo di chiudere l’anno con una crescita dell’utile operativo del 5% circa, quindi ribaltando il -13% dei primie 6 mesi. In particolare, TWE ha annunciato l’acquisizione di 591 ettari di vigne di alta qualità in Sud Australia e Napa, hanno ricomprato le minoranze di una tenuta in Nuova Zelanda e hanno aumentato le scorte di vino in fase di affinamento. Il taglio dei costi continua ad andare avanti: secondo il management i costi commerciali e logistici sono scesi dell’8%. Andiamo a vedere i dettagli.

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Costi e margini dell’industria vinicola – aggiornamento 2012

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Non è più di due mesi fa che commentavamo queste tabelle prodotte da ISMEA dicendo che nel terzo trimestre, quello di apertura della campagna 2012/13, il prezzi all’origine del vino (quindi le materie prime dell’industria) si erano stabilizzate, portando così a un deciso miglioramento del clima di fiducia del settore. I dati del quarto trimestre, che ci consentono anche di fare un quadro della situazione dell’intero 2012, sono di nuovo improntati a un forte incremento dei cost i della filiera, che viene soltanto parzialmente scaricato sui prezzi di vendita, date le cattive condizioni del mercato interno (che pur sempre rappresenta quasi la metà del vino italiano). La novità è che a prendere a crescere sono anche i vini DOC/DOCG, a differenza del passato dove il fenomeno aveva riguardato soprattutto i vini da tavola. Il 2012 è quindi stato un anno con margini unitari veramente depressi, sotto il livello base dell’indice, che parte dal 2000. Va peraltro detto che l’onda di incremento dei prezzi di vendita è partita decisa soltanto verso metà 2011, mentre le materie prime hanno cominciato a crescere circa 6-9 mesi prima: da questo punto di vista, sempre che i rincari non continuino, siamo forse in un punto di minimo per i margini. Andiamo a vedere i numeri.

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LVMH divisione vino – risultati e analisi di bilancio 2012

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LVMH prosegue sul suo sentiero di crescita, principalmente guidato dal Cognac e dai paesi emergenti, quelli asiatici (ex Giappone) soprattutto. Nel 2012 cresce dell’11% in termini organici, con margini in leggero deterioramento e con un corrispondente deterioramento nella seconda parte dell’anno. Potrebbe esaurirsi così il commento dei risultati 2012 del gruppo francese, leader locale della produzione di vini di qualità. La strategia di LVMH resta improntata a crescere nei nuovi mercati, con grandi sforzi di marketing. Infatti, nonostante la crescita delle vendite largamente a doppia cifra (+17%, +11% senza i cambi), i margini non sono cresciuti in nessuna delle due sottodivisioni. Allo stesso modo, cresce il capitale investito, che raggiunge un livello di quasi 10 miliardi di euro, tra brands, magazzino, vigneti e impianti. Anche in questo caso il rendimento del capitale è stabile intorno al 13%. L’outlook per la divisione sul 2013 non cambia: i mercati europei maturi resteranno molto duri e il focus è di continuare a investire per migliorare il posizionamento dei marchi in Asia, soprattutto con uno spostamento degli investimenti sull “online media”. E qui si potrebbe aprire un capitolo. Per ora accontentiamoci di analizzare i dati 2012…

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