Dati finanziari


Laurent Perrier – risultati 2013

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I discorsi che ultimamente abbiamo fatto commentando i risultati delle varie aziende (Vranken Pommery, Lanson) della regione dello Champagne possono essere replicati per quanto riguarda Laurent Perrier: le vendite non crescono più, nonostante tutti si sforzino di focalizzarsi sui prodotti a maggiore valore aggiunto, come le riserve, i cru e i millesimati. E’ il caso di Laurent Perrier. Nell’anno terminato a marzo 2014 le vendite non crescono, i margini sono stabili e l’utile netto si muove soltanto grazie al calo degli oneri finanziari e delle tasse. L’unico sobbalzo è la rivalutazione delle vigne per 23 milioni, che fa crescere il patrimonio netto. La strategia è immutata: Laurent Perrier mira a espandersi nella distribuzione, mettendo in piedi la sua distribuzione diretta nei nuovi mercati. Cosa succederà ai risultati? I recenti segnali molto negativi di LVMH non aiutano certo a ben sperare…

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LVMH – risultati primo semestre 2014

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Giusto un paio di settimane fa LVMH ha sorpreso gli investitori con dei risultati particolarmente deludenti. Le azioni dell’azienda sono scese del 7% nella giornata. Sebbene oggi ci concentriamo sulla parte relativa al vino, le cause del calo degli utili dell’azienda francese sono chiare: da una lato i cambi rendono più difficile guadagnare su prodotti che hanno una struttura di costo in euro, dall’altro il mercato dell’estremo oriente che aveva spinto in alto gli utili della divisione spirits acquistando prodotti particoarmente costosi (e redditizi) ha cambiato registro. Ne deriva una quadro in cui anche se le vendite in realtà non scendono (nel caso dei vini è diverso, ma per il gruppo in generale non è stato così), gli utili del primo semestre calano del 5% circa. Nel segmento vini e cognac è andata anche peggio: vendite in calo del 7% e utile operativo crollato del 15% rispetto allo scorso anno. E le attese del management sono molto fumose, tanto che viene da pensare che non ci siano segnali di miglioramento nei prossimi mesi. Si tratta di un messaggio chiaro: la festa è finita per una tipologia di prodotti molto cara nel mercato orientale. Passiamo ai numeri.

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Banfi – risultati 2013

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La semplificazione societaria portata avanti nel corso dell’ultimo anno ha certamente ridotto la complessità del gruppo Banfi. Oggi ha una società agricola e una società commerciale, che sono allo stesso livello e quindi che non redigono più il bilancio consolidato. Grazie alla loro gentilezza, però, abbiamo entrambi i bilanci e possiamo fare una ricostruzione sommando i numeri delle due aziende ove possibile, cioè sul fatturato (che in realtà diventa quello della commerciale) e sui principali numeri dello stato patrimoniale (debito in particolare).

Come sono questi numeri? Tenuto conto della importante discontinuità, il 2013 è stato un anno con un un buon progresso commerciale, che sembra essere continuato nel 2014 a leggere l’evoluzione prevedibile della gestione. Resta invece da fare (e questo viene confermato nella relazione) sul lato costi e recupero dei margini, che otticamente non sono migliorati nel 2013. Da un punto di vista commerciale si può quindi ben dire che Banfi ritorna “di forza” tra le grandi aziende italiane per vendite, dopo il temporaneo calo di qualche anno fa.

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I risultati delle aziende produttrici di spumante – rapporto Mediobanca, 2012

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Da un anno a questa parte Mediobanca ha cominciato a calcolare un bilancio cumulato delle prime aziende italiane focalizzate nella produzione di spumanti. Ci proponiamo oggi di analizzare questi dati e di confrontarli con quelli del campione totale. Sono dati vecchiotti, lo so, del 2012, quando il boom degli spumanti era cominciato ma non si era ancora manifestato con la forza che abbiamo visto nel corso del 2013 e dei primi mesi del 2014. Al di là dei numeri che andrò a commentare nel resto del post, mi interessa che passi il messaggio chiave: fino al 2012 produrre spumanti anzichè vini fermi aiutava probabilmente in termini di vendite, non tanto in termini di margini e ritorno sul capitale, dato che le aziende di questo campione (28) hanno avuto un margine operativo del 3.6% contro il 4.8% del campione Mediobanca e un ritorno sul capitale del 4.6% contro il 5.1% del campione totale. Come mai? Ricavi maggiori si associano a investimenti maggiori e anche a un costo del personale più rilevante. Non ultimo, va notato che il mercato degli spumanti è meno orientato all’export del mercato del vino in generale, cosa che determina una minore redditività (delle vendite domestiche rispetto a quelle estere). Passiamo ai numeri.

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Advini – risultati 2013

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L’obiettivo di 300 milioni di fatturato per il 2015 è scomparso nell’ultima presentazione di Advini, relativa al bilancio 2013. E’ stato sostituito da un nuovo progetto, di aumentare il fatturato B2C (business to consumer) e di incrementare le vendite dei marchi chiave. Già perchè con i ritmi attuali sarà difficile raggiungere i 250 milioni nel giro di due anni: le vendite crescono del 2%, nel primo trimestre sono scese. Dov’è il problema di Advini? Sono le vendite fuori dalla Francia, che nel 2013 sono scese del 6%, perdendo il ritmo che avevano preso negli ultimi anni. Advini resta un’azienda principalmente legata alla Francia che non è certamente l’economia più propizia nei prossimi anni. La sfida internazionale non è ancora vinta, soprattutto alla luce della sovra esposizione al mercato cinese. Le acquisizioni vanno avanti, non solo sul lato produzione (Sud Africa e Languedoc) ma anche su quello distributivo (Club Francais du vin). Guardiamo i numeri insieme.

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