Stati Uniti d’America


Il commercio mondiale di vini sfusi – aggiornamento 2017

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La Spagna conferma con forza il suo dominio del mercato mondiale di vino sfuso nel 2017, mettendo a segno un incremento del 20% delle vendite in un mercato intonato positivamente, che ha mostrato un aumento del 10% del commercio mondiale per un valore di 3.2 miliardi di euro. Si tratta, come già osservato negli anni scorsi di un andamento fortemente legato al prezzo medio e al mix di prodotto, dato che i volumi trattati sono fermi leggermente sopra il livello di 40 milioni di ettolitri. L’Italia resta il secondo player mondiale in questo segmento, ma sta gradualmente perdendo terreno. I nostri 400 milioni di export per 5 milioni di ettolitri sono ormai sotto tiro dei cileni, che nel corso degli ultimi anni hanno costruito un business di rilievo, affiancando di fatto la storica terza forza, l’Australlia. Passiamo dunque all’analisi dei dati.

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Importazioni mondiali di vini spumanti – aggiornamento 2017

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Il tabellone delle importazioni mondiali di spumante è un bel tabellone: è pieno di numeri positivi e in crescita, salvo uno, quello del Regno Unito. Il mercato come abbiamo visto qualche giorno fa cresce in modo sano, +9% nel 2017 e +6% all’anno dal 2012 a questa parte (+4% su 10 anni). La spinta viene da tutto il mondo, ma in valore assoluto volendo identificare due mercati particolarmente importanti per la crescita, certamente gli Stati Uniti, diventati nel 2014 il primo mercato e oggi al 19% delle importazioni mondiali, e il Giappone, terzo mercato mondiale dopo USA e Regno Unito, che sta mostrando una forte accelerazione negli ultimi due anni. Una curiosità: in questa classifica anche l’Italia figura molto bene avendo importato 185 milioni di euro di spumanti nel 2017, +12%. Siamo ancora lontani dai 300 milioni di 10 anni fa, ma dal 2015 la direzione è cambiata. Nota per i lettori: i dati sono qui presentati in valore in euro e in dollari. Non includiamo la tabella dei volumi, a causa delle evidenti discrepanze nei dati di importazioni di alcuni paesi (USA in particolare). Passiamo ai numeri.

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Esportazioni mondiali di vini spumanti – aggiornamento 2017

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Commentiamo oggi l’estrazione dei dati UN Comtrade sulle esportazioni mondiali di vini spumanti. Il 2017 è stato un anno dinamico per questo segmento, che come ben sapete rappresenta già da anni la parte più dinamica del commercio (e del consumo) di vino. Maggiori opportunità di consumo fuori pasto, di combinare il prodotto con altri alcolici in coloratissimi aperitivi, versatilità dei prodotti nell’ambito di una cucina che si muove strutturalmente verso preparazioni più adatte al bianco che al rosso, sono tutte ragioni che stanno dietro i maggiori consumi. Essendoci poi una tradizione radicata di produzione in Francia, Spagna e Italia, è chiaro che se tutti nel mondo vogliono bere più spumante e solo tre di fatto lo producono, il commercio fiorisce. E i dati di oggi lo dimostrano: nel 2017 i volumi spediti sono saliti dell’8% a quasi 9 milioni di ettolitri, all’interno di un trend di crescita del 4% sul quinquennio; se parliamo di euro, le percentuali sono molto simili: +9% per il 2017 e +6% per gli ultimi 5 anni. La principale “notizia” di questi dati è che nel 2017 tutti e tre i principali paesi sono cresciuti, mentre nel 2016 l’Italia era la sola a crescere. Quindi cresce di più tutto… passiamo all’analisi dei dati.

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USA – vendite al dettaglio di vino – aggiornamento 2017

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Devo dire che essere in volo verso San Francisco e la Napa Valley conferisce un bel contesto per scrivere di questo argomento, cioè l’andamento del primo mercato mondiale per il vino, gli USA. Nel 2017 secondo i dati di Wine Institute si sono consumati 36.3 milioni di ettolitri di vino per un valore di 62 miliardi di dollari. L’andamento resta positivo ma è un po’ meno marcato degli anni scorsi. Viene alimentato, come intelligentemente nota l’istituto, dalla crescita demografica degli americani che entrano nella “drinking age” che è di circa 1 punto percentuale all’anno, a un quasi impercettibile incremento della penetrazione del consumo che regala un altro punticino, per arrivare al 2%. Ci sono poi altri due punti di prezzo-mix che portano al 4% medio degli ultimi 5 anni. E’ interessante notare come tra i fattori che aiutano il prezzo mix sia menzionata la vendita diretta e le sale di degustazione che hanno raggiunto in USA 2.7 mililardi di dollari dei 62 totali e 5.8 milioni di casse di vino… tanto, soprattutto perché dividendo esce 51 dollari alla bottiglia! Ragazzi che business che fanno… e tra 48 ore sarò anche io vittima di uno di questi, St Supery. Vi racconterò a tempo debito. Passiamo ai dati.

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Constellation Brands – risultati primo trimestre 2018

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Per la prima volta dopo diversi trimestri Constellation Brands non ha alzato le attese di utili per l’anno. Vero che si tratta soltanto del primo trimestre dell’anno, ma comunque questa è una notizia, come anche lo è l’andamento certamente non positivo della divisione vino, che ha subito un doppio impatto: da una parte, le vendite al dettaglio dei prodotti del gruppo non sono saliti, dall’altro le consegne si erano concentrate nel trimestre precedente.  Il mix di tutto questo è visibile nei numeri relativi alla divisione vino: le vendite di vino calano del 2%, i volumi venduti al dettaglio quasi del 4% e l’utile operativo trimestrale della divisione vino/spiriti scende del 18%, ritornando sul livello di due anni fa. Nonostante i buoni risultati della birra (che comunque portano il totale del gruppo a un +10% in termini di utile operativo), il titolo ne ha sofferto, perdendo circa il 5% del valore dai picchi raggiunti prima dei risultati. Le attese per l’anno sul segmento vino sono di riportare una crescita del 2-4% sia per le vendite che per i volumi. Ci si dovrebbe dunque aspettare dei numeri in progresso nei prossimi trimestri, probabilmente già nel secondo quando la base di comparazione diventerà più facile. Passiamo ai numeri.

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