Stati Uniti d’America


USA – importazioni di vino – aggiornamento 2016

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Il mercato americano non ha deluso le ambizioni italiane neanche nel 2016, come abbiamo già visto indirettamente parlando del nostro export. Nel 2016, gli americani hanno premiato i nostri prodotti (+6.5%, ancora una volta meglio del mercato, cresciuto del 3.6%), soprattutto nel segmento degli spumanti (+34%) e l’Italia ha così incrementato la quota di mercato di quasi un punto percentuale, passando al 32.3%. Anche la Francia ha avuto un buon anno a +4.5% con un andamento molto più omogeneo tra le diverse categorie. Il fenomeno in America è però la Nuova Zelanda, che con un balzo del 12% (e del 20% sugli ultimi 5 anni) ha raggiunto l’Australia, i cui prodotti hanno faticato dopo un buon anno. Il 2017 si apre sotto buoni auspici dal punto di vista valutario, mentre qualche preoccupazione per possibili cambiamenti nei dazi doganali penso sia giustificata, soprattutto nel segmento dei vini di alta qualità dove non è possibile trasferire parte della catena del valore nel mercato locale, per esempio spedendo prodotti sfusi da imbottigliare. Passiamo ai numeri.

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La valutazione delle aziende vinicole – aggiornamento 2016

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Affrontiamo oggi il tema della valutazione di borsa delle aziende, con i multipli 2017 e 2018 dei principali operatori quotati. Non ci sono differenze importanti rispetto allo scorso anno nei valori medi, anche se stanno succedendo un po’ di cose nel settore. La più importante probabilmente è l’inversione di tendenza tra Constellation Brands e Treasury Wine Estates: la prima subisce l’impatto delle minacce di Trump verso i prodotti messicani (e CB sta costruendo megabirrerie proprio laggiù per esportare in USA), mentre la seconda sta beneficiando della ritrovata competitività del suo prodotto, del piano di rilancio del nuovo management e, non da ultimo, dall’eccellente acquisizione del portafoglio vini di Diageo. Sul fronte europeo poco si muove invece. Masi resta impiantata su valutazioni piuttosto modeste, le aziende della Champagne restano ben valutate ma cominciano a subire le preoccupazioni sul futuro del loro principale mercato estero, il Regno Unito. Da un anno a questa parte la maglia rosa del migliore andamento è quello di TWE, +56% rispetto alla rilevazione dello scorso anno, seguita dal +15% di due piccole ma ambiziose aziende, Advini e Delegat, e da Concha y Toro, che ha finalmente visto i suoi margini in miglioramento. Quindi quali sono questi multipli? Prendendo le stime del 2017 le aziende mediamente trattano a circa 17.5 volte gli utili (17 lo scorso anno), 2.7 volte le vendite (2.6), 13 volte l’EBITDA (12.4) e 16.3 volte l’utile operativo (15.6). Si tratta naturalmente di “medie del pollo”, ma rende l’idea il fatto che la valutazione è globalmente leggermente migliorata. Lo scenario per il 2017 delle borse è positivo fino a circa metà anno, quando dovrebbe cominciare a farsi sentire il rialzo dei tassi… e su questo tema, attività come quella del settore del vino (e delle bevande in senso lato) non dovrebbe essere favorito. Vedremo che cosa succede!

Passiamo ai numeri.

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Constellation Brands – risultati primi 9 mesi 2016

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I risultati del terzo trimestre di Constellation Brands non sono stati accolti così bene dagli investitori, che hanno affossato le azioni dopo l’annuncio, facendogli perdere ben il 7%. In verità i numeri non sono per niente male, come potete vedere da grafici e tabelle: le vendite crescono del 10%, l’andamento della birra in USA è incoraggiante, ma sul vino qualcosa ha funzionato meno bene. I volumi e i margini non sono più cresciuti.

La strategia di focalizzazione sui segmenti a forte crescita nel vino e di espansione della capacità produttiva nella birra continua senza sosta. Nel segmento dei vini, CBrands ha completato la vendita dei vini canadesi (vedremo l’effetto nei prossimi trimestri) per 776 milioni di dollari americani (1 miliardo di canadesi), ha comperato High West per 137 milioni e Charles Smith per 121. Ha ricominciato a comprare azioni proprie (823 milioni di dollari durante il 2016, cioè il 2.7% del valore corrente di borsa… che non è poco…). Per chi fosse interessato, suggerisco di andare sul sito corporate di Constellation Brands a consultare la presentazione che hanno fatto del piano industriale. Lo trovate qui.

Infine, ha ulteriormente alzato le indicazioni di profitto per il 2017, di un ulteriore 4%: siamo partiti a inizio anno con una indicazione di 6.2 dollari per azione, siamo a 6.60 dollari, ma questo giro a far alzare le attese di prezzo sono state soprattutto questioni fiscali.

Che cosa non funziona? Diciamo che il giocattolo si è forse rotto con l’elezione di Trump… CBrands produce birra in Messico per venderla in USA (e punta a farlo sempre di più) e questo tipo di strutture sono nel mirino del nuovo presidente… poi i dati del vino sono un po’ meno buoni di quelli del passato… e certamente si innesta un discorso di valutazione del titolo, che ha raggiunto quota 30 miliardi di dollari… passiamo a qualche numero.

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La classifica dei grandi marchi di vino nel mondo Liv-Ex – aggiornamento 2016

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“Quando il gatto non c’è, i topi ballano”… ma ora il gatto è tornato. Potrebbe essere questo il proverbio che si addice a descrivere l’andamento della classifica Livex appena compilato, che come vi ricordo rappresenta un ranking dei marchi di vini di alta qualità in base al loro valore, all’andamento della loro quotazione e anche al volume di scambi generato presso la piattaforma Livex. Il gatto sono i vini francesi, e quelli di Bordeaux in particolare, mentre i topi sono i vini del resto del mondo, italiani e tutti gli altri. E’ vero come qualcuno dice che nove di questi cento vini sono italiani contro i sette dello scorso anno, ma è anche vero che il primo italiano del 2016 è il numero 47, Gaja, mentre lo scorso anno avevamo il Sassicaia al numero 27 e il Tignanello al numero 45 e l’anno prima ancora avevamo tre vini nei primi 20 del ranking. Il risultato non è un demerito per i nostri vini, la cui quotazione media è cresciuta comunque del 10%, ma del forte rimbalzo delle quotazioni dei vini di Bordeaux, +17%, che chiaramente per volumi battono tutti. Quali sono dunque i primi vini del mondo nel 2016? Lafite Rothschild, Mouton Rothschild e Margaux. Dei primi 20 vini, 18 sono di Bordeaux e solo due sono di Borgogna. Il primo non francese è al n.33 ed è Opus One. Oltre ai 9 italiani, solo altri sei vini sono extra Francia. Dominio assoluto. Andiamo a leggere qualche numero insieme (alla fine trovate la classifica completa).

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La produzione di vino nel mondo 2016 – prima stima OIV

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Stanco di vedere I dati sbagliati riguardo alla produzione italiana di vino, da questo post ho deciso di passare a una versione “I numeri del vino – OIV” per quanto riguarda l’aggiornamento della produzione mondiale. Semplicemente, ho sostituito i dati OIV con quelli provenienti dagli uffici statistici di Francia, Italia e Spagna. La differenza non è importante ma comunque c’è. Parliamo di 4-4.5 milioni di ettolitri “di troppo” nella stima OIV rispetto alle nostre evidenze, che naturalmente fanno riferimento alla produzione di vino esclusi mosti e succhi d’uva (come anche specificato nelle tabelle OIV che abbiamo integrato).

Bene, il 2016 si prevede essere una annata largamente sotto media, circa 260 milioni di ettolitri prodotti contro la media storica di 267 milioni circa, quindi il 3% meno, che diventa -5% quando il confronto viene fatto con il 2015. Dove manca la produzione? Non certamente da noi, come ben sapete. Ma piuttosto in Francia, dove manca il 10% del prodotto rispetto alla media e, soprattutto, in Argentina, Cile e Sud Africa, dove la produzione sembra aver subito un tonfo molto significativo. Siamo quindi di fronte al quarto anno consecutivo in cui la forbice produttiva tra Europa e Resto del mondo si allarga. Andiamo a leggere qualche numero insieme.

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