Francia


Champagne – dati di mercato ed esportazioni 2012

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Dopo la crisi del 2009, il 2012 è stato il peggior anno della storia recente dello Champagne. Le consegne sono scese del 4% a 309 milioni di bottiglie. La “responsabilità” del calo è da ricercare essenzialmente nella debolezza del mercato francese, cui si accompagna una riduzione dei volumi nei mercati anglosassoni, che avevano però sostenuto in modo eccezionale il volume di vendita negli ultimi 2 anni. Non parlerei dell’Italia, dove lo Champagne ha subito un brutto colpo nel 2012, mentre citerei il buon andamento in Giappone e l’ancora scarsa presa del prodotto (rispetto alla sua rilevanza mondiale) in Cina (il che non è male visto le recenti minacce di incremento della tassazione).

La crisetta del 2012 ha però un’impronta diversa e non piacevole rispetto a quella del 2008/09: questa volta a farne le spese sono i “vigneron” cioè i produttori per la parte che vendono direttamente. Ciò è senz’altro dovuto all’impronta europea e domestica di questo calo di volumi, a differenza della crisi 2009 quando era stato il “global trade” a istigare la crisi. Ne consegue un quadro dove si stanno rafforzando le grandi maison (per quanto anche loro in calo) e le cooperative. Passiamo ai numeri.

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Lanson BCC – risultati 2012

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Lanson BCC e’ come ben sapete una delle aziende piu’ dinamiche nell’ambito dello Champagne. Eppure, come vedrete dai risultati 2012 che oggi analizziamo, le cose non vanno troppo bene, a causa della combinazione di diversi fattori: da una parte, l’eccessiva focalizzazione sul mercato francese ed europeo, dall’altra le misure di “austerita’” del governo francese, che stanno limitando la deducibilita’ fiscale degli interessi passivi. Come i lettori del blog ben sanno, queste aziende sono molto indebitate (rispetto alla generazione di cassa) per via del valore dei magazzini di invecchiamento del prodotto che sono considerati come una specie di “attivita’” da dare a garanzia. I numeri parlano comunque chiaro: le vendite calano dell’11% e l’utile scende del 15%, restando su un buon livello grazie alla spasmodica attenzione del management al mantenere i margini. E il futuro? BUIO PESTO. La scarsa visibilita’ sui mercati europei, nonostante una buona partenza d’anno (vendite +15% nel primo trimestre) suggeriscono al management di non dare alcun obiettivo, almeno per il momento. Proseguiamo l’analisi…

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Advini – risultati 2012

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Riprendiamo il discorso di Advini con i risultati annuali, che come anticipato qualche mese fa vedono un fatturato che sfiora i 220 milioni. I risultati della strategia di integrazione cominciano a vedersi, con dei margini in graduale miglioramento e un debito che finalmente sta andando nella direzione giusta. La strategia del gruppo resta la medesima: rafforzare la presenza commerciale nei mercati emergenti, integrare i marchi acquistati, aggiungerne di nuovi sia con accordi di distribuzione globali che via acquisizioni. Lo abbiamo già ripetuto diverse volte: l’interesse qui è sproporzionato rispetto alla dimensione dell’azienda (piccola) perchè si tratta di vedere se la scommessa del consolidamento del settore darà o meno dei frutti nel medio termine. Vediamo i numeri insieme.

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I consumi di vino nel mondo – stima OIV 2012

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Checchè se ne dica, la conclusione di questo post è chiara: i consumi di vino a livello globale non crescono più. E’ altrettanto vero che la produzione scende più velocemente e che ci sono i famosi “usi industriali” del vino (cioè tutto quello che non è bevuto ma per esempio distillato) a tenere il mercato in equilibrio (o forse in leggero deficit). La conclusione è ovvia: di mercati sufficientemente grandi che continuano a crescere ne sono rimasti due: la Cina e un po’ gli USA. E volendo essere un po’ schizzinosi, potremmo dire soltanto la Cina, dove peraltro vale la pena notare che si bevono principalmente il loro vino, dato che dei 17-18 milioni di ettolitri consumati soltanto 3-4 milioni sono importati. Ma passiamo oltre. Secondo l’ultimo rapporto OIV i consumi sono 240-250milioni di ettolitri, diciamo 245.3 milioni, +0.5% sul 2011 che a sua volta faceva un sonoro +0.7% sull’anno precedente. Quindi non si cresce più. Come mai? Oltre al vecchio discorso del calo dei consumi in Italia e Spagna (in Francia sembra abbiano cambiato idea da qualche anno e i consumi sono ripresi a salire, secondo OIV), si aggiunge lo stop alla crescita in alcuni mercati chiave come il Regno Unito, il Brazile e i Paesi Nordici. Vediamo nel dettaglio i numeri di OIV.

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Produzione di vino nel mondo – aggiornamento OIV 2012

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Presentiamo oggi i dati di produzione mondiali appena rilasciati da OIV. Si tratta del secondo set di dati relativo al 2012, dopo la prima stima formulata a fine 2012. La nuova stima è leggermente superiore alla precedente con 251 milioni di ettolitri (erano 248 milioni nella prima stima). Si tratta sempre di un netto calo rispetto ai 267 milioni di ettolitri del 2011 (anch’essi rivisti da 264 milioni del precedente report). In un post nei prossimi giorni vedremo come si confronta con i consumi mondiali, che OIV prevede siano stabili intorno ai 245 milioni di ettolitri (prima di considerare gli usi industriali). Le stime sono state cambiate in modo molto significativo per i paesi europei e per il Cile (strano ma vero, dato che i numeri dei produttori “sud” dovrebbero essere già stabilizzati). La conclusione è piuttosto semplice: la vendemmia 2012 sembra essere migliore delle prime stime in Francia e Cile, peggiore in Italia (sul piede dei 40 milioni di ettolitri, come già sappiamo bene) e non così catastrofica in Francia. Analizziamo brevemente i numeri.

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