2014


LVMH divisione vino – risultati 2014

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I margini di LVMH nel settore vino e spirits hanno subito un’ulteriore limata nel secondo semestre dell’anno, principalmente a causa del forte deterioramento del prezzo-mix del Cognac nel mercato asiatico. Il management continua a parlare di “destocking” (cioè di minori vendite ai distributori cui non corrisponde un calo delle vendite al dettaglio). In realtà la verità del secondo semestre è nei numeri: i volumi sono accelerati a +3% contro un +1.5% nel primo semestre, mentre la crescita organica che era -1% nei primi 6 mesi è terminata a -3%, implicando dunque un netto peggioramento della componente prezzo-mix. Giusto per intenderci, le vendite sono scese del 5% nel 2014, l’utile operativo della divisione del 16%, principalmente a causa del Cognac e degli spirits (-25%).

Per sua fortuna, il colosso francese (giusto per darvi un’idea genera circa 5.7 miliardi di euro di profitti prima delle imposte e degli interessi, una cifra quasi difficile da pensare…) non viene “influenzato” dalle tendenze di breve termine. La strategia di “creazione di valore” continua, e si vede dalla crescita dei prodotti in fase di invecchiamento (4 miliardi di euro, quindi di nuovo al 100% delle vendite annuali dopo essere crollati all’84% nel 2011), dagli investimenti che continuano a eccedere il consumo di capitale. Il 2015 dovrebbe essere un anno di ripresa a leggere lo statement del management, dato che si menziona “la ripresa del Cognac in Cina e il focus sull’innovazione nel segmento vino e Champagne.

Analizziamo i dati insieme.

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Australia – esportazioni 2014

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Era da qualche anno (dal 2007) che le esportazioni australiane non rialzavano la testa e difatti gli australiani hanno festeggiato il ritorno del segno più. In realtà, i problemi che per qualche anno hanno avuto all’estero si sono “trasferiti” a casa, dove la loro economia guidata principalmente dal ciclo delle materie prime sta vivendo un momento particolarmente difficile. Ma noi oggi ci focalizziamo sul mercato estero e possiamo dire che l’export è cresciuto in valuta locale del 4% a valore e del 3% a volume, rispettivamente a 1.82 miliardi di dollari australiani e 7 milioni di ettolitri. Lo stesso non si può dire quando espresso nella nostra valuta,  dato che il dollaro australiano si è svalutato in media del 5%, vanificando completamente la crescita quando trasformata in euro. Andiamo a vedere qualche numero in dettaglio.

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Importazioni di vino in Giappone – aggiornamento 2014

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La svalutazione dello Yen non ha allontanato i consumatori giapponesi appassionati di vino. Questo è in sostanza il messaggio che deriviamo dall’analisi delle importazioni di vino in Giappone nel 2014. Sebbene il valore dell’import sia cresciuto in valore assoluto soltanto del 4% in Euro, anche nel 2014 il Giappone ha dovuto far fronte alla svalutazione del suo cambio (8% in media, voluta dalla politica monetaria del Governo, che ha l’obiettivo di far uscire l’economia dalla deflazione e dalla bassa crescita economica). Se facciamo un passo indietro e consideriamo la valuta locale, le importazioni sono cresciute del 13%, dopo essere cresciute del 23% lo scorso anno e del 20% nel 2012. In poche parole, i Giapponesi importano il 65% in più in valore nella loro valuta dal 2012 a questa parte. La metà di questa crescita se n’è andata una volta trasformata in Euro. Bevono di più o bevono meglio? Beh, in 3 anni i volumi sono cresciuti del 30%, praticamente uguale alla spesa in Euro. Quindi a quanto pare, il prezzo mix in Euro è rimasto uguale. L’Italia in questo contesto ha mantenuto le quote di mercato ma comincia a essere insidiata dal Cile. Andiamo nei numeri di dettaglio.

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Mezzacorona – risultati e bilancio 2013/14

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I dati 2013/2014 di Mezzacorona ricalcano quelli prodotti da Nosio, analizzati qui la settimana scorsa, con la facilitazione di poter leggere i dati consolidati e di non dover dunque spiegare variazioni nell’area di consolidamento. L’incremento delle vendite del 5% riflette in maniera coerente la performance commerciale della cooperativa. Ricordandovi appunto che è una cooperativa e che quindi non ha nel suo obiettivo l’utile di bilancio ma la remunerazione dei soci, possiamo dire che l’annata è stata positiva per il gruppo perchè è riuscita a mantenere invariata la quota di remunerazione dei soci a 95 euro per quintale per 349mila quintali per quanto riguarda la capogruppo. Si tratta di un valore record in assoluto e stabile in termini unitari, in un momento in cui i prezzi delle uve si sono però contratti: si può dunque dire che la cooperativa offre ai soci una stabilità degli introiti del loro lavoro nel tempo, annullando le fluttuazioni del mercato.

Dall’altro lato, nel 2014 si prevedono volumi molto più bassi. Per la capogruppo le uve conferite sono calate del 20%, per la Cantina di Ala del 15% e in Sicilia del 12%. Sarà dunque sfidante mantenere i livelli di vendite raggiunti nel 2013/14, anche se nella relazione gli amministatori si dichiarano confidenti di riuscire ad aumentare i prezzi di vendita (non da ultimo per l’effetto del super dollaro).

Analizziamo i principali dati insieme.

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La valutazione delle aziende vinicole – aggiornamento 2014

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La valutazione borsistica delle aziende vinicole assume quest’anno una valenza piuttosto strategica per l’Italia, dato che abbiamo appena assistito alla quotazione in borsa di IWB, veicolo di quotazione che consolida Giordano e Provinco (tra qualche giorno vi posterò un’analisi al riguardo), ma anche in vista dei recenti articoli di giornale relativi alla possibile quotazione di Masi Agricola, azienda leader del distretto dell’Amarone. Ebbene, seguendo un po’ il rafforzamento generale dei mercati borsistici, drogati dalle iniezioni di liquidità, possiamo certamente dire che anche nel 2015, come lo scorso anno si è assistito a un ulteriore apprezzamento delle valutazioni di mercato delle aziende vinicole, soprattutto per di taglia significativa. Dall’ultimo rilevamento, il leader mondiale Constellation Brands, che ormai genera una parte di utili grazie alla birra Corona, ha un valore di mercato di 16 miliardi di euro (aiutato anche dal recente apprezzamento del dollaro). La sua valutazione è pari a 22 volte gli utili attesi per l’anno corrente (2015), 4 volte le vendite (includendo il debito), 13 volte il MOL e 17 volte l’utile operativo. Questa è ben inteso la punta dell’iceberg, il leader. Anche le altre grandi, comunque, stanno a multipli più elevati dello scorso anno, mentre lo stesso non vale come accennavo sopra per le aziende della Champagne, che “soffrono” un andamento economico non esaltante, e per le quel paio di piccole aziende che abbiamo nel campione (per ora!). Andiamo a leggere insieme i numeri.

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