Dati finanziari


Cantina di Soave – bilancio 2018/19

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La Cantina di Soave chiude il bilancio 2018/19 con un leggero calo delle vendite (136 milioni di euro) dopo il forte balzo messo a segno nel precedente esercizio. La dimensione della cooperativa continua a crescere, ormai forte di soci che possiedono 5740 ettari (+4%), a cui ha liquidato uve per un valore di 74 milioni di euro per la vendemmia record del 2018. Qui si può guardare i due lati della medaglia: il valore di liquidazione delle uve è fortemente calato, ma la remunerazione per ettaro dei soci è in realtà cresciuta del 2% a quasi 13mila euro. È un segno della capacità della cooperativa di smussare la ciclicità della produzione. I dati finanziari sono ovviamente poco significativi per la cooperativa, che comunque ha mantenuto il valore aggiunto stabile nonostante il calo delle vendite. L’indebitamento finanziario peggiora, ma resta su valori molto bassi, rispetto a quanto si vede in altre realtà cooperative in Italia. Passiamo a una breve analisi dei dati.

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LVMH divisione vino – risultati 2019

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La divisione Wine/Spirits di LVMH continua ad andare a gonfie vele, combinando una sana crescita organica (circa 6% per la divisione, 4% per la divisione vino e Champagne) a una strategia di acquisizioni mirate. L’obiettivo delle due operazioni realizzate nel 2019 (Château du Galoupet and Château d’Esclans) è stato di incrementare l’esposizione al segmento dei vini fermi e degli Champagne rosati di alto livello, dove il gruppo sta lanciando diversi prodotti ma non aveva una massa critica sufficiente. Ovviamente, il Gruppo va ben oltre la divisione vini: basti ricordare la mega acquisizione di Tiffany. Tornando alle cose di nostro interesse LVMH ha realizzato 2.5 miliardi di vendite nel segmento vino e Champagne, +11%, con un ritmo molto sostenuto anche nella seconda metà dell’anno, cresciuta del 10% circa. La strategia resta fortemente incentrata sull’incremento del mix di prodotto lanciando nuove cuveé di alto livello e alzando in generale i prezzi, che giustificano (insieme a un aiutino dei cambi) tutta la crescita: i volumi sono infatti stabili per lo Champagne e in crescita soltanto del 2% per i vini fermi. Passiamo a una breve analisi dei dati.

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Treasury Wine Estates – risultati primo semestre 2019/20

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Il progetto di rilancio e di crescita di TWE si è bruscamente interrotto con la comunicazione di risultati semestrali decisamente inferiori alle attese. Una serie di eventi si sono concentrati nelle ultime settimane, indebolendo i volumi venduti, soprattutto nel mercato americano. Così pur crescendo (perchè i dati che presentiamo oggi sono piuttosto buoni), l’andamento previsto per il 2019/20 non è più di crescere del 15/20% ma bensì del 5/10%. Apriti cielo. Le vendite si sono abbattute sul titolo che ha subito un vero e proprio crollo delle quotazioni, passando da quasi 18 dollari australiani per azione a poco più di 13 dollari. Il paradosso è che questo stop viene pochi mesi dopo che il gruppo aveva annunciato (24 settembre) un nuovo business plan in pompa magna agli investitori. Le cause sembrano peraltro non così “improvvise”: la competizione nel mercato americano dopo vendemmie molto positive, le dimissioni di un manager chiave in USA, i problemi con i distributori in Cina che stanno cominciando a diversificare l’offerta a spese dei vini di TWE. Comunque, tornando a noi, le vendite del semestre luglio-dicembre 2019 segnano un incremento del 2% soltanto, nonostante un impatto positivo dei cambi del 2%, con un calo dei volumi venduti che sfiora il 6%. I margini continuano a migliorare, supportati dall’andamento molto positivo dell’Asia, dove però TWE è ormai arrivata a guadagnare il 43% contro il 26% del mercato domestico e il 16-17% degli USA e dell’Europa. Sarà sostenibile? Passiamo all’analisi dei dati.

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Il valore dei vigneti in Francia – aggiornamento 2018

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La superiorità del vino francese è la ovvia conclusione dell’analisi dei dati che presentiamo oggi sul valore dei vigneti transalpini. I dati sono pubblicati da France Agrimer e relativi al 2018 e sono la prima volta che li analizziamo in dettaglio sul blog. Nel 2018 un ettaro vitato “AOP” in Francia vale 147mila euro per ettaro, è cresciuto del 2.4% rispetto al 2017 e, dato ben più importante, del 4.7% annuo dal 2000 a questa parte. La performance è particolarmente positiva e trainata dalle denominazioni chiave della Borgogna (+7.5% annuo su 18 anni!) e della Champagne (+6%). Proprio la Champagne è stato un driver molto forte di crescita: se la escludiamo infatti la crescita scende al 2.8% (a 73mila euro per ettaro), mentre il dato per i non DOC resta confinato a una crescita annua dello 0.8% e un valore medio molto basso (14mila euro). Il confronto con l’Italia non è semplice da fare per mancanza di dati tanto dettagliati(che nel nostro caso vengono pubblicati da CREA), ma è evidente che il +0.8% annuo sul decennio 2007-17, mentre sul periodo 2000-2018, facendo qualche volo pindarico è intorno al 2.2% per il totale dei vigneti italiani. Non male ma certamente meno del dato medio generale francese che è intorno al 3.5-4%. Essendo il post dedicato alla Francia, proseguiamo commentando qualche dato francese, non prima di sottolineare che il valore di certe zone della Francia segna chiaramente una direzione per il valore di alcuni vigneti italiani i cui vini, se venduti bene, non valgono certamente meno di quelli dei nostri cugini…

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La valutazione delle aziende vinicole – aggiornamento 2019

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Le politiche monetarie espansive adottate sia dagli europei che dagli americani hanno continuato a dare fiato alle valutazioni borsistiche mondiali e di conseguenza anche alla valutazione delle aziende vinicole quotate. Dopo una leggera “svalutazione” osservata lo scorso anno, quasi tutte le aziende mostrano dei multipli di valutazione applicati all’anno corrente (2020) superiore a quelle osservate un anno fa, con una sola eccezione: le aziende della Champagne, dove l’andamento dell’attività annunciato negli ultimi mesi è stato particolarmente negativo (vedere i post relativi in particolare a Lanson e Vranken Pommery). Andiamo dunque ad analizzare i dati insieme, che vedono tre gruppi di aziende (per dimensione e specializzazione) trattare tra 16 e 21 volte gli utili, 2.5 e 4 volte le vendite e tra 14 e 25 volte l’utile operativo. Buona lettura.

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