Dati finanziari


I risultati finanziari delle aziende suddivisi per regione – fonte: Mediobanca

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Il rapporto Mediobanca è talvolta ripetitivo però ha il merito di essere molto costante e di aggiungere ogni anno un pezzetto nuovo. Quest’anno (quindi con i dati 2010) c’è il primo tentativo di dare qualche dato aziendale cumulativo per regione, per far capire in quale modo la struttura produttiva del vino si è evoluta. I dati che sono qui allegati sono molto interessanti, e ci consentono di identificare la forte impronta delle cooperative in regioni come il Trentino Alto Adige e Emilia Romagna (margini e ritorni sul capitale bassi), l’attenzione all’impiego al capitale delle aziende venete e la forte integrazione verticale delle aziende toscane (margini largamente più elevati di tutti gli altri nel campione, presumibilmente grazie a Antinori e Frescobaldi). I dati si spingono anche a misurare il costo medio per dipendente, da cui si evince che i meglio pagati sono i siciliani, seguiti dai dipendenti delle aziende venete, dove però si realizzano anche i livelli più elevati di valore aggiunto per dipendente. Invece di proporvi le solite sbarre, oggi vi introduco a questo grafico che cerca di misurare come la regione si pone su un certo parametro (a destra quelli dove bisogna stare alti, a sinistra quelli dove bisognerebbe stare bassi, tipo il debito) rispetto alla media del campione Mediobanca.

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I risultati delle aziende vincole italiane nel 2010 – rapporto Mediobanca

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I risultati delle aziende vinicole Italiane nel 2010 (quindi escluse le cooperative) hanno mostrato un significativo recupero rispetto all’anno della crisi, il 2009. Le vendite sono cresciute del 6%, i margini sono ritornati ai livelli pre-crisi (ma non ancora ai livelli di eccellenza del 2005-2006), l’indebitamento finanziario è in leggera crescita ma tutti gli indicatori finanziari sono in miglioramento grazie all’aumento degli utili. Il segreto della performance è naturalmente fuori dall’Italia, cioè le esportazioni, che ormai stanno raggiungendo la dimensione del business in Italia: il prossimo anno si potrebbe arrivare vicino alla parità, sulla base del forte incremento delle esportazioni e dell’indagine Mediobanca che indica un progresso ulteriore del 9% (+11% estero, +7% Italia), riferito quest’ultimo alla totalità del campione. La crescita degli utili e investimenti moderati hanno poi consentito alle aziende di raggiungere un ritorno sul capitale di poco sopra il 6%: ancora poco ma non lontano dal costo del capitale.

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Vranken Pommery – risultati e analisi di bilancio 2011

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Vranken Pommery ha generato nel 2011 un leggero miglioramento dei margini a fronte di un fatturato in calo del 7%, essenzialmente a causa del confronto con un 2010 gonfiato per alcune vendite straordinarie. Il quadro è chiaro: non si fanno più i soldi che si facevano prima della crisi. Nel caso di VP, si può fare un ulteriore passo: anche nel 2011 il ritorno sul capitale è stato inferiore al 5%, mettendo in luce la difficoltà a remunerare il capitale. È pur vero che l’azienda è cresciuta molto nel 2010 per linee esterne, cosa che normalmente determina piani di ottimizzazione delle attività: vedremo se nel 2012 i risultati migliorano. Per il momento il primo trimestre non sembra essere andato particolarmente bene (-9% con le vendite di Champagne a -15%), anche se l’azienda continua a stimare un incremento delle vendite.

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Campari divisione vino – risultati primo trimestre 2012

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I primi 3 mesi 2012 del gruppo Campari hanno mostrato un visibile calo delle vendite di vino, parte dovuto alla crisi e parte dovuto a fatti contingenti. Fatto sta che il fatturato è stato di 32.4 milioni di euro, contro 34.3 milioni, con una crescita organica negativa dell’8%. Che cosa è successo? Diverse cose. Primo, Campari aveva un parametro di confronto estremamente difficile nel 2011, quando le vendite crebbero del 30%. Secondo, Campari sta spostando la distribuzione in Russia da un distributore indipendente alla sua filiale distributiva, e ha quindi interrotto la spedizione di alcuni prodotti durante parte del trimestre. Ciò ha determinato un minor export di Cinzano Vermouth ma anche di alcuni marchi storicamente legati alla Russia come Mondoro. Gli effetti sono ben visibili nei grafici allegati.

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Lanson BCC – risultati e analisi di bilancio 2011

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Anche Lanson BCC non ha avuto un gran 2011, soprattutto nella seconda parte dell’anno. La crescita del fatturato è stata soltanto del 2%, probabilmente anche a causa della forte esposizione del gruppo ai mercati europei e a quello domestico, quando invece i concorrenti hanno una maggiore esposizione internazionale. I volumi sono scesi da 23 a meno di 21 milioni di bottiglie a vantaggio del mix. I margini, come per le altre aziende della Champagne, migliorano ma non tornano ai livelli pre crisi. Per quanto riguarda l’andamento futuro, il management ha un approccio molto cauto anche considerando che il mercato francese, dove il gruppo è sovra esposto, è nell’anno elettorale, quindi con una dinamica di consumo più moderata. Alla fine, non vengono date indicazioni!

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