Dati finanziari


Costi e margini dell’industria vinicola – aggiornamento primo semestre 2013

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Riprendiamo l’andamento del settore in Italia con l’analisi dei costi e dei margini, dai principali indicatori di ISMEA. Il clima di fiducia del settore ha preso a salire, compensando il calo del primo trimestre e segnando un andamento un po’ altalenante degli umori. In realtà ci sono due buone ragioni per non essere pessimisti: da un lato, i prezzi del vino all’origine, che come vediamo nel post sembrano aver cambiato direzione (cominciando a scendere) nei mesi recenti (e non solo in Italia); dall’altra, i prezzi di vendita al dettaglio sono stabili rispetto al trimestre precedente, presumibilmente in forza alle scelte dei mesi scorsi, dando così ossigeno ai margini. Le recenti indicazioni sulle esportazioni che ancora vanno bene e le indicazioni rassicuranti sulla vendemmia 2013 (stimata intorno ai 42 milioni di ettolitri) hanno probabilmente fatto il resto. A guardare bene i numeri, il mercato resta però squilibrato, con una contrazione molto forte dei margine dei trasformatori che è ancora molto lontana dall’essere recuperata: però, tutti questi dati sembrano puntare verso un cambio di direzione. Guardiamo insieme i dati.

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Laurent Perrier – risultati 2012

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Laurent Perrier ha chiuso il 2012 con risultati economici piuttosto simili a quelli delle altre due case di Champagne, nonostante il suo anno fiscale finisca tre mesi più tardi e nonostante il fatturato sia cresciuto leggermente rispetto all’anno scorso (mentre per gli altri è sceso). La strategia di focalizzazione sui prodotti premium continua, con circa il 37-38% del marchio Laurent Perrier nella fascia alta di prezzo, e continua anche il focus su rafforzamento patrimoniali, con parecchi indicatori in miglioramento: il debito cala e la copertura magazzino su debito migliora. La strategia della società di muovere verso i “premium” Champagne resta invariata. E’ costata tantissimo nella crisi del 2009, quando per non far calare i prezzi le vendite (e gli utili) sono letteralmente scomparse, sta premiando oggi, anche se come dicevamo gli utili sono stati in calo rispetto al 2011. Andiamo a vederli insieme.

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Cottin Freres – risultati 2012

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Ogni tanto mi capita di cominciare un post come quello di oggi e domandarmi se riuscirò a scrivere qualcosa che attirerà l’attenzione del lettore. Nel caso del produttore di cui analizziamo il bilancio oggi, Cottin Freres, la preoccupazione è doppia, dato che è piccolo e il bilancio dice poco. Non che questa azienda non abbia sorpreso i suoi azionisti. Ha venduto la terra distribuendo un megadividendo nel 2011, ma da quel giorno il titolo ha perso valore in borsa. I risultati del 2012 (a settembre 2012) mettono in luce una forte strategia di diversificazione internazionale, in un paese però, il Giappone, che sta dando diversi grattacapi agli esportatori, a causa delle pesante svalutazione dello yen (parliamo del 30% nel trimestre in corso). Ed ecco lo spunto per dirvi qualcosa di interessante.

Questi numeri ancora non sono impattati da questa evenienza ma nel 2013 probabilmente commenteremo un numero differente e il calo del prezzo delle azioni lo preannunciano: infatti le vendite nei 9 mesi a giugno 2013 mostrano un calo del 5% a 24 milioni di euro, causa minori vendite di Beaujolais in Giappone.

Ma non solo. Un’inchiesta in corso dal 2010 ha fatto esplodere uno scandalo che ha costretto l’azienda a ristrutturare il debito, causa rapporti con le banche e ha ridotto la possibilità di finanziarsi con in fornitori (da cui incremento del capitale circolante e del debito). Risultato finale: il CEO ha chiaramente scritto che potrebbe essere auspicabile e necessario che l’azienda sia venduta per continuare nel suo sviluppo: “De plus COTTIN FRÈRES étudie la possibilité de s’adosser à un industriel du vin français ou étranger pour pérenniser son développement.”

Passiamo ai dati 2012.

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LVMH – risultati primo semestre 2013

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Sebbene questo post sia “affondato” nella calda estate dell’8 agosto, la sua rilevanza per il mondo del vino potrebbe essere quella di un post della domenica sera di un qualsiasi Marzo, quando l’audience è al massimo. Parliamo oggi dei risultati del primo semestre di LVMH, il colosso mondiale del lusso, che ha appena comperato Cova e Loro Piana e che detiene alcuni dei più importanti marchi del vino e dei brown spirits del mondo. Ebbene, nel quadro di un semestre difficile per tutto il gruppo, nel segmento wine and spirits LVMH ha sofferto un chiaro rallentamento delle vendite, soprattutto di vino, e un deterioramento dei margini nell’area che interessa a noi, quella del vino. Infatti nel primo semestre, con volumi di Champagne stabili e nonostante un +5% nelle vendite a volumi degli altri vini, il fatturato scende dell’1% (da cui si deduce un price mix in deterioramento del 3.4%) e il margine operativo si contrae per la prima volta dalla crisi del 2009 a questa parte. Le vendite in Asia non crescono più velocemente che nel resto del mondo e in Francia prendono a scendere. Che sia un segnale di inversione di rotta per l’altissimo di gamma del vino che LVMH rappresenta così bene? Chissà, per ora limitiamoci a commentare brevemente i dati.

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Caviro – risultati 2012

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Il forte incremento dei prezzi all’origine del vino, combinata con una minore disponibilità di prodotto presso i soci ha avuto un impatto perverso sul bilancio Caviro del 2012. Da un lato, infatti, le vendite sono cresciute del 15%, dall’altro i margini sono stati sotto pressione. La cooperativa ha comunque fatto dei passi avanti nella strategia di diversificazione geografica, con un export in crescita del 25% a livello consolidato e di oltre il 30% per il vino in particolare, ma anche di prodotto, con l’acquisizione di Dallevigne (80% del capitale), che porterà il suo contributo principalmente nel corso del 2013 (soltanto 2 dei 16 milioni di vendite sono rientrati nel bilancio 2012). Proprio questa acquisizione è il concetto chiave di quest’anno: se fino a oggi Caviro ha pesantemente investito nella distillazione e nella generazione di energia per cercare di sfruttare il prodotto dei soci in tutte le sue possibili declinazioni, con questa operazione si cambia marcia e si entra nel mondo dei vini premium, dato che Dallevigne opera nelle denominazioni del Chianti e del Brunello di Montalcino. Si può quindi immaginare che con i progressi fatti all’estero e pur considerando lo scenario molto difficile del mercato domestico, Caviro possa nel 2013 avvicinarsi alla soglia dei 300 milioni di fatturato, che mai sono stati toccati. Passiamo a commentare i dati del 2012.

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