Veneto


Esportazioni italiane di vino per regione e tipologia – aggiornamento 2014

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Oggi ci occupiamo dei trend principali delle esportazioni italiane 2014 non in termini di geografie ma bensì di tipologie di prodotti, focalizzandoci sulle categoria del vino imbottigliato, 3.8 miliardi di euro di export nel 2014. Lo spostamento verso i vini di qualità continua, anche se nel 2014 sono stati più i vini IGT (+5%), che non i DOC (+1%) a crescere. Esiste uno strano accoppiamento tra vini rossi e DOC (+1%) e tra vini bianchi e IGT (+9%) che si sta imponendo sia nelle vendite al dettaglio italiane che nelle esportazioni. Un secondo trend che analizziamo nel post in dettaglio, all’interno della categoria dei vini DOC, ci dice che se nei vini rossi le tre grandi regioni di riferimento (Piemonte, Toscana e Veneto) continuano a crescere anche proporzionalmente al resto, nel segmento dei vini bianchi Veneto e Trentino continuano a perdere terreno rispetto ai vini bianchi del resto d’Italia. Forse, i due andamenti si collegano. Passiamo ai dati.

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Cantina di Castelnuovo del Garda – risultati 2013/14

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Il bilancio 2013/14 della Cantina di Castelnuovo del Garda merita di essere attentamente analizzato. La cooperativa deve far fronte a un pesante calo dei volumi trattati, dovuto da un lato alla scarsità della vendemmia 2012 e dall’altro alle decisioni di alcuni soci di interrompere la relazione con la cooperativa e affittare i vigneti a terzi. Il calo dei volumi apportati dai soci è materiale, -15%. Questo, insieme al generalo calo delle quotazioni delle uve ha determinato una significativa contrazione del prezzo che la cooperativa ha potuto garantire, 30 euro per quintale, quindi il 30% in meno dell’anno scorso. La sfida vera sembra però essere quella del 2014-15, quando oltre alla scarsa vendemmia, il management della cooperativa dovrà affrontare un vero e proprio crollo delle uve conferite, passate da 130mila quintali a 77mila quintali dalla vendemmia 2013 alla vendemmia 2014, anche a causa dell’impatto negativo di ben quattro grandinate. Certamente, la focalizzazione sui vini in bottiglia e sull’estero, entrambe in crescita, potrà essere mantenuta, ma l’equilibrio economico della cooperativa, che deve comunque ammortizzare e sostenere strutture atte a vinificare volumi ben superiori potrebbe impattare ulteriormente sulla capacità di remunerare i soci conferitori. Il rischio è di alimentare un circolo vizioso di minori volumi e minore remunerazione… ma questo lo vedremo il prossimo anno, quando la Cantina anticipa una ripresa parziale dei volumi che dovrebbero tornare a 110-120mila quintali. Per ora parliamo dei dati di questo bilancio, dove potete apprezzare tra i vari grafici la crescente quota di vini in bottiglia, che raggiungono il 47% delle vendite, e dell’estero, anch’esso al suo massimo storico, il 23% del fattturato.

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Masi – risultati 2013

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Masi è certamente una delle aziende vinicole più riservate, perlomeno per quanto riguarda la possibilità di analizzare il suo andamento economico. Eppure, secondo alcuni articoli recentemente pubblicati sulla stampa, potrebbe essere in procinto di approdare in borsa, nel mercato dedicato alle piccole aziende (AIM). Sarebbe in realtà la seconda azienda vinicola italiana a provare questa esperienza, visto che negli ultimi giorni è stata ammessa Italian Wine Brands, attraverso un veicolo di quotazione che ha acquistato Giordano e Provinco. Ma torniamo a Masi, per analizzare i dati finio alla fine del 2013. Va detto che Masi è un’azienda vinicola molto profittevole sia in rapporto al fatturato che in rapporto al capitale investito. Questo è frutto di un attento bilanciamento nell’approvvigionamento di materie prime tra vigneti di proprieta e acquisti dall’esterno, ma anche di una segmentazione del prodotto ben fatta, dove la quota di vini DOC, IGT e da tavola è attentamente modulata. I numeri del 2013 e la tendenza degli ultimi anni mostra un percorso di crescita piuttosto lento, frutto di decisioni prudenti e una profittabilità un po’ altalenante, dovuta presumibilmente alle oscillazioni dei prezzi delle materie prime. Tuttavia, con un margine MOL del 25%, un ritorno sul capital del 15% e un rapporto debito MOL di 1.4 volte, Masi si pone ai vertici del panorama del settore del vino in Italia. Passiamo a un’analisi più puntuale dei dati.

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Esportazioni italiane di vino per regione e tipologia – aggiornamento primo semestre 2014

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Il primo grafico del post di oggi contiene in modo visibile il messaggio del post, che si focalizza sul “taglio” delle esportazioni italiane di vino fino a giugno 2014 in base alle diverse tipologie di prodotto per provenienza e categoria qualitativa. Stiamo qui parlando del vino imbottigliato, escludendo dunque sia vino sfuso (in cui le categorie sono nettamente più lasche), che gli spumanti. Ebbene, il vino DOP Piemontese sta accelerando in modo sostanziale. Nel primo semestre il trend che avevamo già notato a maggio quando analizzavamo i dati 2013 è proseguito intatto. Il forte interesse che si è creato (non so se a ragione o meno) sull’annata 2010 del vino Barolo si sta probabilmente ribattendo nel forte incremento delle esportazioni. La lettura che ne faccio io, che scrivo il blog, è che vedremo crescere in modo significativo i prezzi dei grandi vini piemontesi, se questo interesse dovrebbe continuare. Il che è una nota positiva per i produttori locali e per il valore delle loro terre (e negativa per chi come me è un consumatore affezionato di quei vini). Ma non perdiamoci in questioni filosofiche e leggiamo insieme i dati.

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Veneto – produzione di vino 2013 – dati ISTAT

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La produzione di vino in Veneto è letteralmente esplosa nel 2013, toccando il massimo storico di 9 milioni di ettolitri di vino, oltre a una piccola produzione di mosto. Si tratta del valore più elevato dal 2000 a questa parte, caso unico tra le regioni italiane. Come mai? Ma, a guardare i dati di produzione in dettaglio si può dedurre che il Prosecco abbia avuto un ruolo particolarmente rilevante. Infatti, il record produttivo viene quasi interamente dalla provincia di Treviso, che ha visto la produzione crescere di oltre il 30% e per nulla da quella di Verona, “rossista” per definizione con il Valpolicella, che invece è rimasta stabile. Andiamo brevemente a leggere i numeri insieme.

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