Spagna


Spagna – esportazioni di vino, aggiornamento 2025

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Le esportazioni di vino spagnolo alla fine nel 2025 sono andate un po’ meno peggio di quelle italiane e francesi, con un calo “soltanto” del 2.4%. Ovviamente non c’è da rallegrarsi, non solo perché il segno è negativo, ma anche perché la categoria che porta a questo saldo “meno peggio” è quella in declino strutturale, ossia i vini sfusi e i mosti, mentre se guardiamo agli spumanti e ai vini fermi in bottiglia, beh, siamo nell’ordine del -5% e quindi in qualche modo anche peggio di Italia a Francia. La botta del calo negli USA (-13%) ma anche il -6% della Germania, mercati che nel 2024 erano il secondo e il primo (terzo e primo quest’anno), sono l’altra notizia negativa. Infatti sono gli “altri mercati”, quelli fuori dalla top 10 diciamo (top-12 nella nostra tabella) a compensare, con un +2%. In questo contesto ovviamente l’Italia ha avuto meno bisogno del vino spagnolo, per cui le nostre importazioni sono calate da 1.9 a 1.4 milioni di ettolitri (-28%), per una riduzione in termini di valore del 7% (98 milioni).

Bene, passiamo a un commento dettagliato dei numeri.

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La classifica dei grandi marchi di vino nel mondo Liv-Ex – aggiornamento 2025

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Liv-Ex ha pubblicato la classifica “Power 100”, ossia la lista annuale dei principali marchi del vino da collezione, redatta secondo una metodologia che tiene conto dei volumi scambiati, dell’andamento dei prezzi, del numero di referenze e così via. Il rapporto completo è disponibile qui.

Come ben sapete, dopo l’andamento negativo del 2024, anche il 2025 non è stato un anno positivo per i collezionisti: la media matematica dell’andamento dei prezzi di questi vini segna -2%, contro il -6% del 2024, frutto di una bolla speculativa importante che aveva colpito soprattutto i vini di Borgogna (e non ancora rientrata, secondo me).

La novità di quest’anno è forse il ritorno al primo posto di un vino di Bordeaux: non succedeva dal 2017. Cheval Blanc. La seconda novità è che San Guido, che nelle tabelle è ancora Sassicaia, è al secondo posto, il suo miglior risultato, e, insieme a Gaja (#11 nel 2025), il marchio italiano “sempre presente in posizioni importanti”.

L’analisi dei dati mostra l’evoluzione del mercato del vino verso vini più economici. Infatti, il prezzo medio della “top10” di circa 3.000 sterline è il più basso di sempre, anche inferiore ai 3.300 dell’anno scorso. Tutti i vini “molto cari” sono usciti dalle prime posizioni, tanto che il primo vino oltre le 10mila sterline a cassa è DRC, al 18esimo posto. La “percezione”, leggendo i dati, è ovvia dal grafico che trovate nel post e che, come test, ho fatto fare a Perplexity, dove si nota molto chiaramente che nessun vino con un prezzo medio per cassa superiore a 5.000 sterline ha registrato un aumento di prezzo. Stiamo parlando, come commenta in modo piuttosto divertente Perplexity, dei “giganti speculativi come DRC (£39k, -5%), Petrus (£32k, -5%) e Screaming Eagle (£19k, -7%)”. “Giganti speculativi” 😊.

Bene passiamo al commento dettagliato nel resto del post: a proposito, trovate tutti i dati in formato testo disponibili nella sezione Solonumeri.

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La produzione di vino nel mondo 2025 – prima stima OIV

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OIV ha rilasciato la prima stima di produzione mondiale di vino per il 2025, con una previsione di 228-235 milioni di ettolitri, che nel punto mediano la piazzano circa il 3% sopra il 2024, che però era stato il minimo storico. Ora, forse c’è da essere rincuorati nel leggere questi dati perché è meglio produrre meno, visto l’andamento calante dei consumi. Infatti, con consumi ora stimati intorno a 215 milioni di ettolitri e 25-30m/hl impiegati per altri usi, una produzione di 230 milioni di ettolitri è forse leggermente corta, ma un toccasana per ridurre le scorte e tenere i prezzi.

Come però abbiamo già notato qualche giorno fa commentando le superfici vitate, questa tendenza produttiva calante riguarda molti paesi del mondo, ma non l’Italia, che difatti nel 2025 raggiunge il peso più elevato sul totale (20,4%) da trent’anni a questa parte. Va però specificato che in quegli anni dello scorso millennio il “Nuovo Mondo” era appena nato (Cile, Nuova Zelanda e Australia). La vendemmia italiana con 47 milioni di ettolitri è in linea con i 10 anni precedenti e in ripresa del 7%, e tra i grandi paesi produttori soltanto il Sudafrica si attesta sui livelli storici medi (poi ci sono anche i russi, ma su questi dati non metterei la mano sul fuoco).

Bene, nel post ulteriori commenti, tabelle e grafici. Dati in formato testo disponibili nella sezione Solonumeri.

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Il commercio mondiale di vini sfusi – aggiornamento 2024

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Aggiorniamo oggi l’analisi del commercio mondiale di vini sfusi, con i dati riportati da UN Comtrade, al momento aggiornati a 75 paesi esportatori, che già comprende tutti i maggiori paesi. Il 2024 è stato un anno di ripresa per questa categoria di prodotti, dopo anni di declino. Il valore stimato del commercio di vini sfusi è di circa 2.6 miliardi di euro per un volume di circa 34 milioni di ettolitri, entrambi in ripresa nell’intorno del 10% (9% a valore, 13% a volume per il dato puntuale, ma da prendere con le molle). In questo contesto, la Spagna mantiene una salda leadership, particolarmente quando si parla di volumi (11 milioni di ettolitri dei 34), mentre risale al secondo posto nel ranking a valore la Nuova Zelanda, che supera di nuovo l’Italia (era già successo nel 2022). Va peraltro specificato che le esportazioni di vino sfuso neozelandesi sono piuttosto particolari, visto che avvengono a un prezzo al litro di circa 2.6 euro, contro 0.5 euro della Spagna, 0.7-0.8 euro di Italia e Australia e 1.4 euro della Francia.

Per gioco e per controllare a che punto siamo con l’intelligenza artificiale, alla fine del post e in carattere italico vi riporto il commento di ChatGPT 5 avendogli “sottoposto” i grafici del post, il commento dell’anno scorso e chiesto di riprodurre un commento aggiornato a quest’anno. L’elaborazione nella versione “deep research” e senza internet browsing ha richiesto 17 minuti e il risultato… mannaggia non è niente male, soprattutto se gli si dice di seguire il tuo stile…

Passiamo intanto a un commento più specifico dei dati presentati, che provengono dal database UN Comtrade, come ben sapete.

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La superficie vitata mondiale – aggiornamento OIV 2024

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Il potente database PowerBI di OIV è stato aggiornato con le superfici vitate mondiali relative al 2024 e possiamo quindi analizzare l’evoluzione del post-Covid rispetto al precedente aggiornamento, fermo al 2021. Prima di cominciare una dovuta annotazione: sono dati relativi a tutti gli utilizzi dell’uva, quindi sono superfici che comprendono anche l’uva da tavola, quella per fare l’uva passa e i succhi non alcolici, e non sono la “nostra” uva.

Ora, da questi dati emerge principalmente un fatto: in un contesto di accelerazione del calo della superficie vitata mondiale (per intenderci, tra il 2011 e il 2019 si sono persi mediamente 13mila ettari all’anno nel mondo, tra il 2020 e il 2024 sono diventati 61mila), l’Italia è l’unico tra i grandi “paesi vitati” a non estirpare: nel 2024 nel mondo ci sono 7,07 milioni di ettari di vigneto, il 4,2% in meno della media 2016-2020. In Italia siamo a 722mila ettari, +1,1%. Gli altri? Spagna -4%, Francia -3%, addirittura -3,6% la Cina e -5% gli USA.

Rispetto agli altri Paesi, l’Italia ha certamente il fattore Prosecco, con le due denominazioni Prosecco e Conegliano Valdobbiadene che sono passate da 37mila a 52mila ettari tra il 2016 e il 2023. Però, togliendo questi ettari dal conto dell’Italia, rimuoviamo 1 punto percentuale, il che significa da +1% a 0%. Insomma, la sensazione che il nostro paese sia come l’orchestrina del Titanic mi sta balendando in testa…

Tutti i numeri, grafici nel resto del post.

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