Constellation Brands


Constellation Brands – risultati primo semestre 2021

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I risultati semestrali di Constellation Brands sono stati tutt’altro che eccitanti. Anche se per la seconda volta il management ha incrementato la proiezione di utili dell’anno, il titolo non ha reagito. È proprio sul primo grafico che trovate nel contenuto del post che vorrei attirare la vostra attenzione: da inizio anno le azioni del colosso americano della birra, vino e ora cannabis non si sono mosse, nel contesto di un mercato azionario molto favorevole e, soprattutto, del +15% e +25% messo a segno da un paio di altri produttori che guardiamo, Duckhorn e Treasury Wine Estates. Nello specifico di questi risultati trimestrali, la birra continua a trainare i conti, mentre l’effetto della vendita di parte del business vino a Gallo sta esaurendo i suoi effetti, e metterà Cbrands sul piede di circa 35 milioni di casse (37 adesso). I margini dell’attività vinicola stanno calando (siamo ora al 22% erano al 26-27% fino a qualche tempo fa), le vendite non solo calano in valore assoluto per la dismissione ma anche in termini organici non vanno bene, con le depletions che non vedono il segno “+”  da tre anni e con il secondo trimestre a -2%, dopo il -3% registrato nel trimestre 2020. L’azienda resta molto profittevole, per l’amordidio, ma tutti gli utili vengono mangiati dalle perdite contabilizzare sotto la linea dell’attività nella cannabis… e a questo punto sembra che gli investitori si stiano stancati di tutti questi aggiustamenti e discorsi tipo, “se non consideriamo questo, se non consideriamo quello, allora…”. Vi lascio alle tabelle e ai grafici che espongono i dati.

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Constellation Brands – risultati primo trimestre 2021

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Forse è vero che Constellation Brands ha risultati soddisfacenti (io non sono tanto d’accordo), ma sicuramente non è vero che la divisione vino va bene. Le vendite calano e non soltanto per la dismissione di alcuni brands a Gallo. I margini della divisione calano, mentre dovevano salire perchè avevano venduto i marchi a basso margine. Invece, complice anche la vendita di vino sfuso “affumicato” dagli incendi, siamo scesi al 23% dal 26-27% storico. E poi, lasciatemi dire, quando un’azienda sbandiera un aumento delle previsioni di utile e questo aumento è da 9.95-10.25 a 10.00-10.30 (utile netto rettificato da una serie infinita di cose, tra cui la cannabis), beh allora c’è qualcosa che non torna. Infine, il comunicato stampa è pieno di riferimenti al programma di riacquisto di azioni sul mercato che andrà ben oltre la generazione di cassa dell’azienda, determinando quindi (come già successo in questo primo trimestre, un incremento del debito aziendale. Bene, per chi è interessato segue una breve analisi dei risultati con focus sulla parte vino.

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Constellation Brands – risultati 2020 e previsioni 2021

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Fonte: bilancio e comunicato stampa

Constellation Brands ha chiuso questo stranissimo 2020 con dei risultati che quasi non mostrano l’impatto della pandemia. Dato che gli utili non sono scesi nel 2020 (anzi sono saliti dell’1% se aggiustati per le variazioni di valore di Canopy), l’azienda ha mantenuto un approccio molto prudente sulle prospettive del 2021, anche perché la vendita di un bel pezzetto del segmento vino a E&J Gallo avrà un impatto negativo che nell’anno appena chiuso si è materializzato soltanto nell’ultimo trimestre. L’utile per azione 2021 è dunque visto calare da 10.44 a 10.15 dollari per azione (escluso il contributo di Canopy, che continua a macinare perdite su perdite). Nel 2020 per tirare le somme il vino e gli spirits di Constellation ha fatturato 2.54 miliardi di dollari (il 29% del totale) e ha generato un utile operativo di 622 milioni (il 22% del totale), con una crescita organica del 2% (+8% nell’ultimo trimestre). Nel 2021 l’impatto del disinvestimento determinerà un calo ulteriore del contributo del vino tra il 20% e il 25% (a fronte di una previsione di crescita organica positiva del 2-4% per il segmento). Passiamo a commentare qualche dato:

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La valutazione delle aziende vinicole – aggiornamento 2020

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Due cose succedono nel nostro post annuale sulla valutazione delle aziende vinicole. Primo, non abbiamo più i multipli di Baron de Ley perchè ormai il proprietario si è comprato tutte le azioni sul mercato e quindi non ci sono più analisti che hanno interesse a elaborare delle stime. Al suo posto inseriamo Andrew Peller, il produttore di vino canadese quotato. Il post resta comunque difficile da scrivere e da interpretare per il momento particolarmente incerto. Secondo, il mitico “EV/EBITDA”, parametro di riferimento delle valutazioni aziendali in quanto un buon indicatore della generazione di cassa aziendale è defunto, causa introduzione dello scellerato principio contabile IFRS16. Resta il multiplo del valore d’impresa sull’utile operativo.

I valori borsistici delle aziende vinicole sono calati mediamente del 7%, con cali più pronunciati per le aziende della Champagne e di quelle legate alla Cina, Treasury Wine Estates in particolare. In Italia ha perso terreno Masi, mentre è cresciuto di oltre il 60% il valore di IWB, che dalla crisi COVID ha tratto forti benefici grazie alla sua esposizione alla grande distribuzione e alla vendita diretta. Bene, nel post trovate la tabella aggiornata con i multipli degli utili (Prezzo/Utili) e (Valore d’impresa su utile operativo), oltre al multiplo sulle vendite (valore d’impresa sulle vendite). Passiamo a commentare qualche numero.

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Constellation Brands – risultati primi 9 mesi 2020

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Fonte: Constellation Brands investor relations

Le ultime settimane sono state una combinazione di buone notizie per Constellation Brands, che in borsa si è riportata sui livelli pre-crisi di inizio 2018, per un valore di mercato di 45 miliardi di dollari e un prezzo di 230 dollari per azione (dopo aver toccato il minimo di 120 a aprile). I dati del terzo trimestre sono decisamente esplosivi, per quanto una parte della crescita sia legata alla dinamica delle scorte nella distribuzione: se nel secondo trimestre si parlava di risultati che avevano resistito al COVID, nel terzo trimestre tutti gli indicatori consolidati sono in crescita a doppia-cifra, il che consente anche all’azienda di fornire una indicazione sugli utili di fine anno, che prima delle componenti non ricorrenti, sono attesi stabili. In particolare, per la divisione vino CB ora si attende vendite in calo del 9-11% e utile operativo a -16/18%, ma con il portafoglio di marchi che resterà dopo la vendita a Gallo in crescita del 2-4%. La seconda buona notizia è proprio l’approvazione dell’Antitrust della vendita di parte della divisione vino a Gallo (tutti i vini o quasi che hanno un prezzo sotto 11 dollari a bottiglia), che si chiude proprio questo mese e che negli ultimi 12 mesi ha riportato vendite in volume di 20.5 milioni di casse (il 41% del totale vino venduto da CB) e circa 800 milioni di dollari di vendite (il 35% del totale vino). Considerando che già oggi il vino (e spiriti) rappresentano soltanto il 31% del fatturato consolidato e il 25% dell’utile operativo, dopo questa operazione scenderà al 22%, di cui soltanto il 17% “puro vino”. Come avevo già detto, considererò l’opportunità di ridurre la frequenza degli aggiornamenti sul blog a una o due volte l’anno. Passiamo a commentare qualche dato.

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