Spagna


Spagna – esportazioni di vino, aggiornamento 2019

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Le esportazioni spagnole di vino tornano indietro di un paio di anni con il calo dell’8% registrato nel 2019. Il dato è il combinato di trend molto dissimili: 1) un recupero dei volumi esportati dell’8%, quasi al livello di massimo storico, più che compensato dal calo del prezzo medio del 15%; 2) un andamento molto negativo per i vini sfusi (fattore prezzo) e per gli spumanti, mentre tengono i vini fermi in bottiglia; 3) una debacle nei due principali mercati dell’Europa continentale, Francia e Germania, parzialmente compensato dalla stabilità nel mercato nordamericano). Quindi un anno di difficile lettura per il settore del vino spagnolo, che resta fortemente legato alle forti oscillazioni di prezzo del vino sfuso e di bassa qualità. Detto questo, la Spagna resta pur sempre la terza “potenza mondiale” nel settore del commercio estero del vino, anche se tra è decisamente la meno performante del gruppo degli “esportatori” naturali (+1.3% annuo negli ultimi 5 anni contro il +5% degli altri, escludendo USA e Germania, dove la quota di export sulla produzione è relativamente limitata). Passiamo a leggere qualche dato insieme.

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Il peso delle esportazioni di vino sul commercio estero – dati 2018

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Nel periodo di “bassa” del flusso informativo sul mondo del vino, cioè di questi tempi, bisogna inventarsi qualche analisi o prendere spunto dagli altri. Così ho fatto, approfondendo l’analisi lanciata da AAWE sulla penetrazione dell’export di vino sul commercio estero dei principali produttori. In altre parole, quanto è importante l’export di vino per l’Italia o per la Francia? Qual’è il paese più “dipendente”, se così si può dire, dal vino nell’ambito del suo commercio estero? Bene, questo post punta a darvi qualche risposta e a fornirvi un po’ di dati di contesto: le esportazioni dal 2000 al 2018 degli 11 principali produttori di vino del mondo, le loro esportazioni totali e dunque il rapporto tra i due. Dati che confrontiamo in lungo (tempo) e in largo (tra paesi). Passando alle risposte, il paese più dipendente dal vino è la Nuova Zelanda (naturalmente escludendo piccoli paesi produttori dell’Est Europa), seguita dal Cile e dalla Francia. La penetrazione delle esportazioni di vino invece non è al suo massimo storico in praticamente nessun paese del mondo. Anzi forse proprio la Francia e l’Italia sono i paesi in cui siamo più vicini al massimo storico, ma forse ciò è il risultato dell’andamento lento dell’esportazione degli altri prodotti che non per merito della crescita dell’export di vino. Nel sottolinearvi che si tratta di dati espressi in miliardi di dollari, vi auguro buona lettura del resto del post.

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La classifica dei grandi marchi di vino nel mondo Liv-Ex – aggiornamento 2019

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La bomba (o bolla) dei vini di Borgogna irrompe a tutta forza nella classifica del Liv-Ex Power 100, che mette in fila i grandi marchi del vino sulla base di diversi criteri (prezzo, volumi e valori contrattati, numero di referenze trattata). Ne fanno le spese soprattutto i vini di Bordeaux, che escono in massa dalla “top10” (Latour il primo all’11esimo posto) quando anche solo lo scorso anno erano in sei. Stravince con sommo piacere di chi vi scrive Armand Rousseau, un produttore che apprezzo da anni. Dopo di lui viene DRC, con un mostruoso prezzo di 42mila sterline per cassa, poi Leroy, poi due Champagne (Krug e L Roederer) e poi di nuovo Prieure Roche (mai comparso prima nella classifica). Sassicaia è al settimo posto il primo degli otto vini inclusi nella classifica, contro i 10 dello scorso anno. Guadagna posizioni Bruno Giacosa al 32esimo posto, perde quacosa Gaja al 34esimo, compare per la prima volta Soldera. Per il secondo anno di fila non c’è G Conterno. Insomma, la Borgogna vince a mani basse con 33 vini e un incremento di prezzo del 12%, mentre perdono posizioni sia Bordeaux (-2 referenze a 43, prezzi +2%) che l’Italia (8 contro 10, ma un buon +7% per i prezzi). Passiamo ad analizzare i dati, ricordandovi che la classifica completa è disponibile alla fine del post.

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La classifica della competitività per nazione vino – dati France Agrimer 2018

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L’analisi della struttura concorrenziale del settore del vino che France Agrimer redige è stata per il 2018 influenzata in modo netto dall’andamento molto cattivo della vendemmia 2017. Ci sono però altri spunti interessante di questa “visione indicizzata” del settore del vino. In particolare, dopo anni in cui i francesi hanno considerato l’Italia “superiore” nel suo insieme, nel 2018 la Francia occupa il gradino più alto del podio. Come è ovvio che sia, diremmo noi. Andando al confronto tra la classifica 2017 e 2018 si trovano gli spunti più interessanti: oltre a un calo del potenziale produttivo dovuto alla vendemmia cattiva che ha colpito tutti i paesi in qualche modo, lo studio sancisce un deterioramento della forza dei marchi italiani e dell’equilibrio del nostro export, troppo concentrato sulla crescita degli spumanti e su alcuni mercati (USA-UK-Germania) dove le prospettive macroeconomiche sono meno positive che altrove, e ovviamente sul Prosecco come singola categoria. Quindi, la Francia svetta in questa classifica, superando l’Italia più per nostri demeriti che per loro meriti. Nel resto della classifica, il Cile, la Germania guadagnano posizioni a discapito di Australia e USA, mentre secondo Agrimer la posizione della Nuova Zelanda sarebbe in peggioramento. Qualcosa che non si è ancora visto nei dati dell’export. Passiamo ai numeri.

[nota: France Agrimer commissiona a Deloitte questo studio. Lo studio guarda a 6 fattori: due strutturali (potenziale produttivo, clima/ambiente), due competitivi (la capacità di conquistare mercati e il portafoglio di marchi) e due economico/organizzativi (l’ambiente macroeconomico, la struttura della filiera e gli investimenti)] 

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Le superfici vitate bio nel mondo – dati 2017 FiBL & IFOAM

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Aggiorniamo oggi i dati sulle superfici vitate biologiche mondiali, sfruttando il rapporto annuale pubblicato da FiBL & IFOAM relativo ai dati 2017. Nello studio, dove viene affrontato tutto il mondo bio (e dunque tutte le coltivazioni), si stima una superficie biologica per la vite (sia convertita che in conversione) pari 403mila ettari, cioè il 6% della superficie vitata mondiale. Per le statistiche a disposizione (non tutte le nazioni forniscono i dati completi), la parte di questi 403mila ettari già convertita è circa il 70%, mentre il 30% risulta in fase di conversione. L’Italia naturalmente ricopre una posizione molto importante, rappresenta circa un quarto della superficie mondiale 2017, praticamente allo stesso livello della Spagna. La Francia viene subito dopo, mentre piuttosto a sorpresa la Cina è il quarto paese. Comunque, la riflessione che va fatta è forse più relativa all’approccio culturale più avanzato che abbiamo nei paesi del vecchio mondo circa i temi di sostenibilità e di sfruttamento delle risorse agricole: tutti i paesi del cosiddetto “nuovo mondo” del vino come i sudamericani ma anche in qualche misura gli USA e l’Australia sono molto indietro su questo tema, con una penetrazione della superficie biologica ben al di sotto del livello medio mondiale. Passiamo ai dati.

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