Stati Uniti d’America


La classifica dei grandi marchi di vino nel mondo Liv-Ex – aggiornamento 2019

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La bomba (o bolla) dei vini di Borgogna irrompe a tutta forza nella classifica del Liv-Ex Power 100, che mette in fila i grandi marchi del vino sulla base di diversi criteri (prezzo, volumi e valori contrattati, numero di referenze trattata). Ne fanno le spese soprattutto i vini di Bordeaux, che escono in massa dalla “top10” (Latour il primo all’11esimo posto) quando anche solo lo scorso anno erano in sei. Stravince con sommo piacere di chi vi scrive Armand Rousseau, un produttore che apprezzo da anni. Dopo di lui viene DRC, con un mostruoso prezzo di 42mila sterline per cassa, poi Leroy, poi due Champagne (Krug e L Roederer) e poi di nuovo Prieure Roche (mai comparso prima nella classifica). Sassicaia è al settimo posto il primo degli otto vini inclusi nella classifica, contro i 10 dello scorso anno. Guadagna posizioni Bruno Giacosa al 32esimo posto, perde quacosa Gaja al 34esimo, compare per la prima volta Soldera. Per il secondo anno di fila non c’è G Conterno. Insomma, la Borgogna vince a mani basse con 33 vini e un incremento di prezzo del 12%, mentre perdono posizioni sia Bordeaux (-2 referenze a 43, prezzi +2%) che l’Italia (8 contro 10, ma un buon +7% per i prezzi). Passiamo ad analizzare i dati, ricordandovi che la classifica completa è disponibile alla fine del post.

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Constellation Brands – risultati primi 9 mesi 2019

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Constellation Brands ha dunque proseguito lungo il suo progetto di trasformazione, che vede la graduale uscita dal segmento medio del mercato del vino e l’investimento nella nuova frontiera delle droghe leggere legalizzate. Il segmento vino rappresenta ormai solo il 30% degli utili consolidati del gruppo; il dato sarebbe ancora inferiore ove si considerasse l’attività di Canopy che non è consolidata. Con la vendita (seppur ridotta per motivi di Antitrust) delle attività vinicole a Gallo nel corso di quest’anno, l’apporto del segmento vino si ridurrà ulteriormente. Motivo per cui, a partire dalla fine di questo anno fiscale, cambieremo la nostra analisi limitandola alla divisione vino, senza più occuparci della visione di insieme. Comunque, nel terzo trimestre l’azienda ha incrementato gli obiettivi di utile da 9-9.2 a 9.45-9.55 dollari per azione. Dato l’utile del 2018 di 9.34 dollari per azione, da una stima di leggero calo a una stima di leggero aumento. Comunque, togli la birra e l’erba, le attività nel segmento del vino continuano ad andare male, con un calo di oltre il 10% delle spedizioni anche nel terzo trimestre dell’anno, da 14.8 a 12.8 milioni di casse, un fatturato che inesorabilmente scende del 10% e un margine operativo in evidente deterioramento. Metti tutto insieme e quello che esce è un quadro in chiaroscuro che in questo momento gli investitori non apprezzano: quando cambi troppe cose in poco tempo e continui ad aggiustare i numeri su e giù alla fine la credibilità cala. Passiamo a una breve analisi dei dati.

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La classifica della competitività per nazione vino – dati France Agrimer 2018

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L’analisi della struttura concorrenziale del settore del vino che France Agrimer redige è stata per il 2018 influenzata in modo netto dall’andamento molto cattivo della vendemmia 2017. Ci sono però altri spunti interessante di questa “visione indicizzata” del settore del vino. In particolare, dopo anni in cui i francesi hanno considerato l’Italia “superiore” nel suo insieme, nel 2018 la Francia occupa il gradino più alto del podio. Come è ovvio che sia, diremmo noi. Andando al confronto tra la classifica 2017 e 2018 si trovano gli spunti più interessanti: oltre a un calo del potenziale produttivo dovuto alla vendemmia cattiva che ha colpito tutti i paesi in qualche modo, lo studio sancisce un deterioramento della forza dei marchi italiani e dell’equilibrio del nostro export, troppo concentrato sulla crescita degli spumanti e su alcuni mercati (USA-UK-Germania) dove le prospettive macroeconomiche sono meno positive che altrove, e ovviamente sul Prosecco come singola categoria. Quindi, la Francia svetta in questa classifica, superando l’Italia più per nostri demeriti che per loro meriti. Nel resto della classifica, il Cile, la Germania guadagnano posizioni a discapito di Australia e USA, mentre secondo Agrimer la posizione della Nuova Zelanda sarebbe in peggioramento. Qualcosa che non si è ancora visto nei dati dell’export. Passiamo ai numeri.

[nota: France Agrimer commissiona a Deloitte questo studio. Lo studio guarda a 6 fattori: due strutturali (potenziale produttivo, clima/ambiente), due competitivi (la capacità di conquistare mercati e il portafoglio di marchi) e due economico/organizzativi (l’ambiente macroeconomico, la struttura della filiera e gli investimenti)] 

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Le superfici vitate bio nel mondo – dati 2017 FiBL & IFOAM

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Aggiorniamo oggi i dati sulle superfici vitate biologiche mondiali, sfruttando il rapporto annuale pubblicato da FiBL & IFOAM relativo ai dati 2017. Nello studio, dove viene affrontato tutto il mondo bio (e dunque tutte le coltivazioni), si stima una superficie biologica per la vite (sia convertita che in conversione) pari 403mila ettari, cioè il 6% della superficie vitata mondiale. Per le statistiche a disposizione (non tutte le nazioni forniscono i dati completi), la parte di questi 403mila ettari già convertita è circa il 70%, mentre il 30% risulta in fase di conversione. L’Italia naturalmente ricopre una posizione molto importante, rappresenta circa un quarto della superficie mondiale 2017, praticamente allo stesso livello della Spagna. La Francia viene subito dopo, mentre piuttosto a sorpresa la Cina è il quarto paese. Comunque, la riflessione che va fatta è forse più relativa all’approccio culturale più avanzato che abbiamo nei paesi del vecchio mondo circa i temi di sostenibilità e di sfruttamento delle risorse agricole: tutti i paesi del cosiddetto “nuovo mondo” del vino come i sudamericani ma anche in qualche misura gli USA e l’Australia sono molto indietro su questo tema, con una penetrazione della superficie biologica ben al di sotto del livello medio mondiale. Passiamo ai dati.

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Il commercio mondiale di vini sfusi – aggiornamento 2018

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Il 2018 sembra proprio essere stato un incrocio piuttosto fortunato per il trade mondiale di vini sfusi, mettendo insieme una coda d’anno che ha limitato un po’ il calo dei volumi soprattutto nella parte finale dell’anno con dei prezzi ancora elevati particolarmente, soprattutto a inizio anno, per via della situazione contraria vissuta nel 2017. Dalle tabelle e grafici seguenti vedrete sostanzialmente confermata e rafforzata la leadership assoluta degli spagnoli in questo segmento del mercato, dove l’Italia è seconda precedendo Argentina e Cile. Secondo i dati preliminari la crescita del 2018 è stata del 6% in valore a 3.4 miliardi di euro, mentre abbiamo poca visibilità circa i volumi per via di diversi dati mancanti, soprattutto quelli francesi. Ci basta però sottolineare come i volumi di vino sfuso esportati da questi quattro principali paesi siano calati da 25.4 a 22.2 milioni di ettolitri per farvi rendere conto del tema di cui accennavo sopra. Bando alle chiacchiere, passiamo ai numeri.

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