Australia/NZ


Australia – esportazioni di vino, aggiornamento giugno 2014

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I dati che l’Australia fornisce sulle sue esportazioni sono sempre più rarefatti, anche se la storia a grandi linee non cambia. Il prodotto australiano è ancora in calo nei 12 mesi terminati a giugno, anche se non in modo così accentuato come fino a qualche tempo fa e soprattutto siamo a un livello più alto dei 12 mesi terminanti a dicembre 2013: il che significa che il primo semestre è sopra lo scorso anno.. Quindi, siamo alla fine della discesa. Una serie di ragioni ci aiutano a comprendere questo cambio di trend. Primo, il cambio del dollaro australiano si è riportato contro gli USA al livello di 5 anni fa, il che aiuta il prodotto australiano (vedere ultimo grafico, cortesia di Ozforex). Secondo, anche se non si da molta pubblicità nel comunicato, lo spostamento dai vini imbottigliati a quelli sfusi sembra essere in rallentamento (ma i dati precisi non sono stati forniti). Terzo, il prezzo di vendita dei vini imbottigliati continua a crescere. C’è una sola nuvola in questo panorama che punta al sereno: la Cina, dove come potete leggere nel proseguo del post, gli Australiani fanno molta fatica… Passiamo ai numeri.

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Le bilance commerciali del vino – aggiornamento 2013

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Oggi sfrutto i dati del GTA Atlas che ha pubblicato ISMEA recentemente per fare il punto sulla bilancia commerciale del mondo del vino. Come voi sapete, il commercio internazionale di vino e’ un mercato gigantesco, pari a circa 100 milioni di ettolitri e 25 miliardi di euro. Sappiamo tutti chi sono i grandi esportatori (Francia, Italia, Spagna in primis, poi Cile e Australia), sappiamo anche chi sono i grandi importatori, cioe’ i grandi paesi anglosassoni come USA e Regno Unito, ma non parliamo mai della “bilancia commerciale”, cioe’ di come si muovono i saldi netti di import-export per paese. Ebbene, con questi dati pur leggermente incompleti perche’ le esportazioni e le importazioni di qualche paese con volumi marginali non sono listati (lo trovate in carattere italico nella tabella), possiamo farci una idea decente. E il risultato ci vede saldamente primi come volumi (17.6 milioni di ettolitri contro i 16 della Spagna) e secondi come valore (4.7 miliardi di euro nel 2013 dopo la Francia a 7.1 miliardi). Ma soprattutto ci vede primi come trend tra i grandi esportatori, avendo realizzato una crescita anche nel 2013 quando gli altri paesi hanno visto la bilancia commerciale stabilizzarsi. Solo frutto del nostro export? Non proprio, l’economia interna debole ha aiutato a mantenere sotto controllo le importazioni. E dall’altra parte chi c’e’? Il Regno Unito che di vino non ne produce e ne riesporta ben poco. Andiamo ai numeri.

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Canada – importazioni di vino 2013

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Riprendiamo il discorso con il commercio estero dopo dure giornate a sfogliare i bilanci (non è ancora finita, peraltro), per commentare i dati di import di vino in Canada, che continuano a crescere con una fantastica progressione di circa il 5% annuo negli ultimi 5-6 anni, culminati con una crescita di quasi il 6% nel 2014. Buone notizie perchè è un paese pieno di italiani. In realtà nel corso degli ultimi due anni l’Italia è riuscita soltanto a difendersi, pareggiando circa la crescita del mercato di vini importanti. Lo spazio lasciato libero dall’Australia se lo sono invece preso gli americani, che sono oggi la seconda forza in Canada dopo la Francia (che si è ripresa bene nel 2013 dopo qualche anno difficile) e prima dell’Italia, che hanno giustappunto superato nel corso del 2013. Andiamo ad analizzare i dati in dettaglio.

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Treasury Wine Estates – risultati a dicembre 2013

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Potrei dilungarmi in innumerevoli analisi sui conti di TWE (giugno-dicembre 2013) annunciati il 20 febbraio, ma la realtà dei fatti è piuttosto semplice: se fino a qualche mese fa il business era tenuto in piedi dall’Australia e dalle esportazioni in Asia (con l’America in calo e l’Europa ormai irrilevante), ora anche questo pilastro sta venendo a mancare.Ormai piove sul bagnato, dato che non è di molto tempo fa la notizia della megasvalutazione in USA del magazzino di vini comuni. Riassumiamo: TWE è in estrema difficoltà, nonostante in questa fase sia aiutata dal cambio. Non genera più cassa: da una situazione di disponibilità è passata a 300 milioni di dollari australiani di debito, che sarebbero 400 se non avesse scontato i crediti con le banche. Sta attraversando una (ulteriore) dolorosa rifocalizzazione del business sui vini di alta qualità ma i numeri sono decisamente sotto le aspettative del mercato e del management, e le cattive notizie non sembrano essere terminate a Dicembre, ma continueranno anche nella prima parte del 2014…

…ma come abbiamo letto di recente sul Financial Times, gli avvoltoi cominciano a girare intorno all’animale in agonia…

Andiamo a leggere qualche numero.

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I consumi di vino nel mondo – stima OIV 2013

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Quando si mettono in fila i numeri sul consumo mondiale di vino che vengono snocciolati da OIV c’e’ poco da divertirsi, perche’ nonostante tutta la rumba sull’incremento dei consumi di qualita’ nei mercati sviluppati e sul crescente consumo di vino nei nuovi mercati… i consumi di vino calano tutti gli anni, di poco ma calano. Quanto? Circa l’1% all’anno. Siamo arrivati a 239 milioni di ettolitri stimati nel 2013 contro circa 251 milioni di 5 anni fa, nel 2008.        Tra i 5 grandi mercati per il consumo noi siamo naturalmente quelli che ce la caviamo peggio, con un ritmo piuttosto preoccupante, -3.6% annuo, esattamente lo specchio della Cina che invece mostra una crescita del 3.7% annuo sul quinquennio. Il tutto ci porta a considerare che il mercato del vino e’ stato strutturalmente equilibrato negli ultimi anni (qualcuno ha addirittura ipotizzato che mancasse vino!). La verita’ e’ che in a         nnate come il 2013, dove la produzione supera i 270 milioni di ettolitri neanche considerando gli usi industriali del vino si arriva all’equilibrio. Penultima notizia: OIV vede consumi in calo in Cina. Ultima notizia: finalmente l’OIV ha sancito il sorpasso degli USA contro la Francia, nel 2013, quando nel 2012 i francesi avevano uno strano alquanto improbabile incremento dei consumi…

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