Spumanti


Laurent Perrier – risultati e analisi di bilancio 2018

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Anche nel 2018 Laurent Perrier si conferma la più performante delle piccole aziende quotata della zona dello Champagne. La ricetta vincente in un mercato caratterizzato da volumi stabili è proprio quella che l’azienda ha adottato da diversi anni: migliorare il mix di vendite con nuovi prodotti di rango più elevato, investire nel controllo della distribuzione (oggi LP vende direttamente circa l’80% del suo fatturato) e mantenere una leva finanziaria sotto controllo (con un rapporto valore di magazzino su debito di 1.8 volte è chiaramente la meno indebitata tra le aziende che seguiamo). Il 2018 non è stato un anno eccezionale, in ogni caso: le vendite crescono del 3-4% con volumi stabili (11.8 milioni di bottiglie, circa il 3.9% del mercato dello Champagne a valore), i margini sono stabili poco sopra il 20% (margine operativo lordo), l’utile operativo cresce del 5-6% e l’utile netto del 12% grazie al calo degli oneri finanziari. Gli investimenti si mantengono intorno al 4% del fatturato e il debito cresce leggermente, sostanzialmente per il pagamento dei dividendi, ma sconta un incremento del magazzino di quasi 20 milioni di euro. Strategia confermata: puntare sul miglioramento del prezzo mix. Passiamo a una breve analisi dei dati.

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Prosecco DOC – dati di produzione 2018

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Una delle mancanze del blog è un’analisi produttiva sul fenomeno del Prosecco, che invece seguiamo molto bene dal punto di vista delle esportazioni. Grazie ai dati forniti dal Consorzio di Tutela del Prosecco DOC possiamo cominciare a imbastire un discorso che spero evolva in maniera più dettagliata nel futuro. Secondo i dati forniti dal consorzio, il potenziale produttivo si sviluppa su 24450 ettari, di cui 19922 in Veneto e 4528 in Friuli Venezia Giulia con il contributo di 10242 viticoltori. La produzione è invece affidata a 1149 aziende vinicole e 348 case spumantistiche. Con questi dati “quadro” possiamo affrontare qualche numero relativo alla produzione storica (dati delle vendemmie), che è cresciuta al ritmo del 16% dal 2009 al 2018, per raggiungere 3.6 milioni di ettolitri. Le bottiglie prodotte, di conseguenza, sono state 464 milioni nel 2019 con un ritmo di crescita paragonabile. Passiamo a qualche dato in dettaglio, anche paragonandolo al Conegliano Valdobbiadene DOC.

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LVMH – risultati primo semestre 2019

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Come potete leggere sui giornali, LVMH sta diventando una delle aziende più importanti d’Europa (con un valore di mercato di quasi 200 miliardi di euro) e la famiglia che detiene il 47% delle azioni (la famiglia Arnault) è classificata come la seconda più ricca del mondo. Ciò è frutto della strategia di crescita nel mercato dei beni di lusso, dove al marchio Louis Vuitton si affianca ora Christian Dior, che promette (anzi già sta facendo) faville. Ma anche la divisione vino e cognac fa la sua parte e ricopre un ruolo centrale nella strategia del gruppo. Infatti, l’azienda ha appena acquistato Château du Galoupet in Provenza, entrando nel segmento dei vini rosati di alta qualità. Il primo semestre è stato caratterizzato da volumi in crescita del 3% e da un fatturato a +5% prima dell’impatto dell’acquisizione e dei cambi. Mettendo tutto insieme esce un +9.5% che è il risultato migliore da due anni a questa parte ed è stato ottenuto con un andamento particolarmente positivo del mercato nordamericano (passato dal 33% al 36% del fatturato totale). I margini sono in leggero calo, ma pur sempre su livelli molto elevati, e il contributo del Cognac e degli spiriti continua a crescere, superando il 60% delle vendite e il 70% degli utili nella prima parte dell’anno (contro il 50% del secondo semestre). Passiamo a una breve discussione dei dati.

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Cava – produzione e vendite, aggiornamento 2018

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Parliamo oggi dei numeri del Cava, il più famoso spumante spagnolo, che poggia su una struttura produttiva di 6647 produttori e 37924 ettari iscritti alla denominazione, leggermente superiore a quella dello Champagne (34300 ma con 1600 vignerons) per un valore economico della produzione di circa 1.1 miliardi di euro (contro i 4.9 miliardi sviluppati dallo Champagne). Secondo il rapporto del consorzio locale, nel 2018 il valore delle spedizioni è rimasto stabile, mentre sono calati i volumi di circa 8 milioni di bottiglie, da 252 a 244 milioni, essenzialmente a causa della riduzione del mercato domestico, che sembra imputabile più a un fenomeno di “destocking” (cioè di riduzione di scorte di prodotto nella distribuzione). Fatto sta che il mercato spagnolo ha assorbito meno di 80 milioni di bottiglie, mai così poche da quando guardiamo a questa classifica, non compensato dal timido incremento delle esportazioni (+2%). Di questi 244 milioni di bottiglie circa 20 sono di vino rosato e va notato che non stanno crescendo nel tempo. Invece sono 10 i milioni di bottiglie “bio” (o come le chiamano loro “ecologico”), in rapida crescita dai 4 milioni del 2016 e dai 6 milioni del 2017. Anche per il Cava si prospetta dunque uno scenario di crescita di “mix” più che di volume, come per lo Champagne, il che lascia spazio per ulteriori prese di quota di mercato del prodotto italiano, che resta comunque ancora molto focalizzato sul mercato domestico. Passiamo ai dati.

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Santa Margherita – risultati e dati di bilancio 2018

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Nel 2018 il Gruppo Santa Margherita ha registrato un utile netto stabile, un incremento del 5% delle vendite (nonostante l’impatto negativo dei cambi e anche grazie alle acquisizioni) ed è riuscita a ridurre leggermente il debito. La stabilità dell’utile è anche frutto del minor peso degli oneri straordinari e della minore imposizione fiscale nella controllata americana, mentre l’utile operativo è calato del 7%, con una riduzione del margine dal 27% al 24% principalmente risentendo dei cambi negativi e della maggior incidenza del costo della materia prima. Sono da menzionare noltre l’impatto diluitivo (per il momento) delle acquisizioni di Ca Maiol in Lugana e di Cantine Mesa in Sardegna (entrambe circa in pareggio), non compensate dagli ottimi risultati di Ca del Bosco, il cui margine operativo passa dal 23% al 27% e rappresenta con 11 milioni di euro circa un quarto degli utili di Santa Margherita (prima di considerare le minoranze). L’ultima annotazione, prima di addentrarci nei numeri, è relativa agli investimenti del 2018, soprattutto nella fase agricola con l’acquisizione di terreni, che hanno superato quota 30 milioni, di cui 21 milioni a Ca del Bosco. Nonostante questo, come dicevamo, il debito scende a 140 milioni grazie alla ottima generazione di cassa e al controllo del capitale circolante. Poco si dice del 2019, se non che i primi due mesi dell’anno (comunque poco significativi) sono partiti un po’ a rilento.

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