Italia


I grandi marchi del vino italiano (e non solo) nelle cantine dei collezionisti – dati Cellar Tracker

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Fonte: elaborazione Inumeridelvino.it su dati Cellar Tracker

Post redatto e pubblicato in contemporanea su: Liquinvex

Quali sono i marchi del vino italiani (e perché no mondiali) più collezionati? Quante bottiglie ci sono nelle collezioni? Il post di oggi cerca di fornire qualche indicazione in tal senso con un’analisi che io stesso, alla ricerca di numeri sul mondo del vino da oltre 15 anni, non avevo mai pensato: pescare i dati da Cellar Tracker, un sito internet dove gli utenti caricano le loro bottiglie (io per esempio) e possono gestirle, catalogarle, caricarne di nuove e scaricarne, sapere quanto valgono (per questo si paga) e via dicendo. La forza di questo sito internet, di stampo e “tendenza” tipicamente americana per tipo di utenza, è che ha caricate 85 milioni di bottiglie (alcune già bevute e mai scaricate, come capita a me). Di queste quasi 10 milioni sono italiane, 28 francesi, 33 americane e poco meno di 10 di tutti gli altri paesi. Il secondo punto di forza di Cellar Tracker è che se ci navigate sembra di essere su un sito internet di 20 anni fa, cosa che trovo bellissima per la funzionalità e semplicità del suo utilizzo. La terzo è che se navigate nel sito (e aspettate un po’…) avete una quantità di dati da elaborare, che è quello che ho tatto.

Quello che proponiamo oggi sono le liste dei vini italiani (e mondiali) più collezionati, per marchio e per referenza, sia con un taglio generale che con un taglio “luxury”, quindi per bottiglie che valgono, diciamo, oltre 80 dollari (oggi 75 euro) l’una.

Partiamo allora.

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Italian Wine Brands – risultati 2022

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Italian Wine Brands ha chiuso il 2022 con un fatturato pro-forma di 430 milioni di euro e un utile netto rettificato pro forma di 15 milioni di euro circa. Da qualunque lato li si guardi (pro-forma o non pro proforma, rettificati o meno), si tratta di risultati fortemente ridimensionati rispetto al biennio 2020-21. Si tratta però di una lettura fuorviante perché così come avevamo sottolineato in passato “al contrario”, nel 2022 IWB si è trovata in una situazione di forse pressione determinata dal suo modello di business, che fa fatica a passare sui clienti (molti di questi “GDO”) le spinte inflazionistiche sproporzionate sui costi di produzione (vetro/carta/energia) viste nel 2022. In più se nel 2020-21 la divisione “distant selling” del gruppo si era avvantaggiata dei problemi legati al Covid, il contrario è successo nel 2022. Tutto questo per mettere nel giusto contesto l’andamento del fatturato, che è stato +5% su base pro-forma grazie alle acquisizioni di Enovation Brands (distribuzione in Nord America) e Barbanera (produttore di vino in Toscana, una delle prime proprietà dirette del gruppo). Dopo queste operazioni, IWB ha un debito di circa 130 milioni di euro, che diventano 147 compreso IFRS-16, per un multiplo sull’EBITDA di poco meno di 4 volte. Dopo un triennio ricco di acquisizioni, che hanno portato l’azienda da 158 milioni di fatturato (2019) a 430 (2022 PF), le parole del management sembrano sottendere a un 2023 incentrato sulla crescita organica e sulla ricerca di sinergie e risparmi di costo: “[…] Oggi il gruppo IWB si presenta sul mercato con un portafoglio prodotti incredibile, profondo, diversificato sia per regioni di provenienza che per tipologia, dai vini premium toscani e piemontesi, agli spumanti, dove siamo un leader nazionale. Siamo presenti nei differenti canali commerciali e ci espandiamo velocemente sui nuovi mercati. Abbiamo all’interno tutte le potenzialità per crescere in maniera organica, in volumi e in marginalità e questa è la nostra strada per il futuro.”

Passiamo a un breve commento all’interno del post.

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Italia – esportazioni vino spumante – aggiornamento 2022

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Le esportazioni di spumante italiano hanno chiuso il 2022 con un rallentamento in dicembre (stabile), che però non ha alterato il quadro estremamente positivo: +19% per un valore di 2.17 miliardi di euro, con tutte le categorie in crescita. I volumi esportati sono cresciuti invece del 5% e raggiungono quota 5.2 milioni di ettolitri. Questi numeri si confrontano con un export totale italiano di vino di 7.9 miliardi di euro e 22 milioni di ettolitri e rappresentano quindi rispettivamente il 28% e 24% del valore e volume totale esportato. Il Prosecco resta ovviamente il prodotto chiave, con un peso del 74% del totale della categoria in valore e del 72% del volume. L’Asti spumante è invece l’8% del totale, gli altri spumanti DOP il 5% e tutto il resto il 15% circa. Come abbiamo già avuto modo di dire numerose volte, sorprendentemente la Russia cresce nel 2022 del 28% e con 91 milioni di euro di esportazioni rappresenta il 4.2% del totale esportato e il sesto mercato per l’Italia. Passiamo a una breve analisi dei dati, ricordandovi che le tabelle riassuntive sono anche disponibili nella sezione Solonumeri.

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Italia – esportazioni di vino – aggiornamento 2022

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Così come leggeremo per la Francia tra qualche giorno, anche le esportazioni italiane di vino hanno chiuso l’anno in deciso rallentamento, complice l’indebolimento delle principali economie mondiali, il leggero rafforzamento dell’euro che ha reso meno competitivo il nostro prodotto in alcuni mercati e, da non sottovalutare, la significativa base di comparazione. L’andamento mensile lo vedete dal grafico qui sopra: dopo un periodo di 9 mesi caratterizzato da una crescita a doppia cifra, ottobre-novembre-dicembre hanno chiuso a +4%/+5%/+1%. I francesi hanno fatto un pochino meglio ma non troppo (+11%/+4%/+2%), nella medesima direzione.

La chiusura d’anno dice quindi +10% a 7.87 miliardi di euro, di cui +7% per i vini fermi (5.7 miliardi di euro) e +19% per i vini spumanti, +19%. Se confrontati con i dati pre-covid, le esportazioni italiane di vino sono cresciute del 17% nel segmento dei vini fermi e del 37% in quello dei vini spumanti per un totale di +22.3%. Se dividiamo questo numero per 3 anni arriviamo al 7% quindi sostanzialmente si può dire che il Covid è pienamente riassorbito. I francesi sul triennio hanno fatto +25%, quindi leggermente meglio di noi ma veramente di poco.

In questo post un po’ riassuntivo trovate alcuni grafici e tabelle “generali” che fanno il punto sull’anno e che trovate (le tabelle) aggiornate nella sezione dedicata di Solonumeri. L’analisi prosegue nel resto del post.

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Masi – risultati 2022

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Sembra brutto da dire, ma Masi è passata dal miglior primo semestre della sua storia a uno dei peggiori secondi semestri di sempre. La crescita delle vendite è passata dal +27% dei primi 6 mesi a +2% del secondo semestre, il margine è passato dal 23% al 13%, l’utile netto è azzerato (mediamente circa 3 milioni nel secondo semestre) e a tutto questo si aggiungono anche alcuni noiosi problemi di governo societario, con le dimissioni di Renzo Rosso da consigliere di amministrazione (con alcune colorite dichiarazioni che trovate nel resto del post), titolare del 10% delle azioni. Quindi, quando guardiamo l’anno 2022 nel suo complesso troviamo dei numeri abbastanza allineati al 2021, frutto di un eccellente primo semestre e di un pessimo secondo semestre. Le vendite nell’anno toccano 75 milioni, +13%, il margine operativo lordo è a +2% con un margine in calo dal 19.5% al 17.7%, l’utile netto cala da 5.4 a 4.5 milioni a causa dei maggiori oneri finanziari e dalle perdite su cambi, mentre il debito sale di 5 milioni di euro a 8 milioni (sempre molto moderato) a causa dei maggiori investimenti e del ritorno al pagamento dei dividendi. Passiamo a un’analisi più dettagliata.

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