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Constellation Brands – risultati primo trimestre 2016

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Anche nei primi tre mesi del 2016 Constellation Brands ha prodotto ottimi risultati e continuato a investire pesantemente, in linea con le indicazioni già fornite tre mesi fa. Proprio queste indicazioni, sia di investimenti che di utili, non sono state questa volta ritoccate al rialzo come invece era successo nei trimestri precedenti. La stima su fine anno è sempre di produrre utili tra 6.05 e 6.35 dollari ad azione per l’anno fiscale che termina a gennaio 2017. Venendo ai dati del trimestre, la crescita è stata del 15% sul primo trimestre 2015, con un contributo importante della birra, ma con dati positivi anche nel segmento vino, sia considerando le acquisizioni recentemente messe a segno che togliendole. Così, come già successo nei precedenti trimestri, il mercato ha accolto molto positivamente l’annuncio, con un rialzo delle azioni da circa 155 dollari al massimo storico di oltre 165. In questo momento, Constellation Brands ha un valore di borsa di oltre 32 miliardi di dollari. Andiamo a leggere i dati in dettaglio.

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La produzione di vino nel mondo 2015 – aggiornamento OIV

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I dati aggiornati di OIV sulla produzione di vino 2015 non hanno portato sostanziali novità. Diciamo che la parola d’ordine sembra “stabilizzazione”. Stabilizzazione della superficie vitata mondiale, che sembra aver toccato il punto di minimo nel 2011-2012 a poco meno di 7.5 milioni di ettari vitati e ora veleggia a 7,534,000 ettari; stabilizzazione della produzione di vino che tra alti e bassi locali negli ultimi due anni è stata di 270 milioni di ettolitri circa, cinque più, cinque meno. Stabilizzazione anche dei consumi, che mai si sono ripresi dalla botta della crisi 2009, e stanno sempre intorno ai 240 milioni di ettolitri annui (magari ci facciamo un post più avanti quest’anno). Tornando all’argomento del giorno, la produzione 2015, l’ultima stima da 274.4 milioni di ettolitri, 6 in più del 2014, ma uno in meno rispetto a quello che era uscito a ottobre dell’anno scorso. L’Italia continua ad essere in cima alla lista, con 49.5 milioni di ettolitri (vi ricordo che ISTAT ha fornito una indicazione di 48.2 milioni di ettolitri per la produzione di vino, incluso mosti). Questa piccola discordanza mi serve per ricordarvi che i dati OIV che trovate in questo post differiscono in modo SOSTANZIALE con quelli che commentiamo dalle fonti dirette nazionali di produzione e che finchè non troverò il tempo (ma soprattutto il modo) di fare una “fonte Inumeridelvino”, continueremo a tenere i dati OIV sulla produzione mondiale “così come sono” anche se per alcune annate sembrano effettivamente fuori luogo. Passiamo a commentare i dati.

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USA – esportazioni di vino, aggiornamento 2015

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Nonostante il rafforzamento del dollaro del 20% nel 2015, le esportazioni americane di vino sono leggermente cresciute, passando da 1.47 a 1.54 miliardi di dollari, +5% rispetto al 2014. Questa premessa appare particolarmente doverosa perchè se dovessimo analizzare i numeri in euro (cosa che facciamo tipicamente quando parliamo di importazioni, dato che ci interessa la posizione dell’Italia), gli USA sono passati da 1.1 a 1.4 miliardi di euro, quindi con un incremento del 26%, cioè il +5% di prima e il +20% dal cambio. Le cose sono dunque andate particolarmente bene, talchè gli USA si candidano a superare l’Australia al quarto posto della classifica mondiale dell’export di vino. UK, Cina e Germania sono stati i mercati chiave che hanno supportato la crescita, compensando il calo del 7% nel primo mercato degli americani, il Canada, che resta pur sempre il principale. Andiamo a leggere qualche numero insieme.

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Le esportazioni di vino nel mondo – aggiornamento 2015

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Come commentava qualche settimana il settimanale “il Corriere Vinicolo”, le esportazioni italiane potevano fare meglio. Il confronto con i grandi paesi produttori che proponiamo oggi lo mette chiaramente in luce, mostrando un andamento inferiore a quello della Francia, ma soprattutto un deterioramento nella seconda parte dell’anno, quando l’impatto del cambio ha raggiunto il suo massimo e le esportazioni italiane invece di accelerare hanno rallentato il passo. Tutto ciò è emerso nonostante il secondo semestre sia quello degli spumanti, il vero traino dell’export. Prima di addentrarci nei numeri, vi segnalo che i dati di questo aggiornamento sono migliorati rispetto ai precedenti grazie al contributo di UN Comtrade, che mi ha permesso di mettere a posto qualche serie un po’ zoppicante. Tornando ai dati, l’Italia resta saldamente al secondo posto “mondiale” nel commercio di vino, sia per quanto riguarda il valore (seconda alla Francia) che per quanto riguarda il volume (seconda alla Spagna). Nel grafico sopra noterete come se parametrati all’export di primi 11 paesi esportatori (ne ho aggiunti un paio…), siamo passati dal 22.1% al 21.6% dopo diversi anni di crescita quasi costante. Passiamo ai dati.

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USA – importazioni di vino – aggiornamento 2015

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L’Italia ha mantenuto la leadership nel mercato americano, per quanto riguarda i prodotti importati dall’estero, con una quota di mercato leggermente superiore al 30% dei 5 miliardi di euro di vino che gli americani hanno comprato all’estero. I dati in realtà sono meno positivi di quello che sembrano, perchè la svalutazione dell’euro rappresenta praticamente tutta la crescita del 20% che vediamo tra il 2014 e il 2015. Traducendo i dati in dollari, infatti, l’import di vino americano cresce dello 0.4% da 5597 milioni di dollari a 5622 milioni. La sfida vera sarà dunque quella del 2016, dove stiamo ancora assistendo a una leggera rivalutazione del dollaro (le stime di consenso sono ancora per un dollaro tra 1.07 e 1.08 in media sul 2016 rispetto a 1.11 del 2015 e 1.33 del 2014), ma che certamente non sarà nemmeno lontanamente paragonabile a quella del 2015. L’unica categoria che cresce anche in valuta locale           è quella dei vini spumanti, +9% nel 2015 in dollari, lo stesso ritmo degli ultimi 5 anni, superiore a quello dell’import totale che viaggia (in dollari) al ritmo del 5% circa. Per questo motivo, la Francia in questi anni sta andando meglio dell’Italia, con una crescita media in euro sul quinquennio del 13% contro il nostro 10%. Dopo questi due paesi, l’Australia si stabilizza grazie al cambio e la Nuova Zelanda continua a guadagnare posizioni. Leggiamo qualche numero insieme. Continua a leggere »