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La valutazione delle aziende vinicole – aggiornamento 2018

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Dopo un 2018 iniziato in maniera scoppiettante, la seconda parte dell’anno ha visto un deciso ribasso dei mercati azionari, legato da una parte alle attese di decelerazione di alcune economie chiave (Cina), al graduale rialzo dei tassi di interesse negli USA e, non ultimo, alla forte decelerazione delle principali economie europee, come si evince dai dati pubblicati proprio in questi giorni. La conseguenza di queste fasi del mercato è che le valutazioni delle aziende in borsa scende, sia per un oggettivo calo delle attese di utili che per la “contrazione” dei multipli a cui vengono valutate. La premessa serve come chiave di lettura del post, dove trovate la valutazione (ai prezzi di venerdì 18 gennaio) delle principali aziende vinicole quotate in borsa. Ad “aggravare” la situazione è nello specifico anche il “profit warning” di qualche giorno fa di Constellation Brands, che da luglio 2018. Il suo valore è sceso da circa 37 miliardi di dollari agli attuali 27. Dunque, dicevamo che dopo il 2018 record, siamo “scesi” a multipli più comprensibili: le tre grandi aziende ora sono valutate 18 volte gli utili attesi del 2019, 13 volte l’EBITDA e 15 volte l’utile operativo, mentre le piccole aziende sono a una media di 14 volte l’utile netto, 10 volte l’EBITDA e 12 volte l’utile operativo, con una variabilità molto significativa in entrambi i casi. Passiamo a una breve analisi dei dati.

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Esportazioni di vino italiano – aggiornamento ottobre 2018

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Nel contesto di una forte decelerazione dell’export italiano in generale, il settore del vino a ottobre segna un forte segnale di segno opposto, +14% (tale da farmi ricontrollare un paio di volte i numeri!). Come mostra bene il grafico qui sopra, si tratta di una decisa accelerazione rispetto ai mesi precedenti che viene in uno dei mesi più importanti dell’anno. I volumi esportati nel mese sono cresciuti del 5%, mettendo fine a un calo che continuava da ormai un anno a questa parte. Possiamo quindi cominciare a delineare un quadro di come potrebbe andare il 2018: la crescita sta accelerando gradualmente verso la soglia del 5%, che ci farebbe chiudere il 2018 intorno a 6.3 miliardi di euro di esportazioni, con un incremento del 15% circa delle esportazioni di spumante, un +2% circa per il vino imbottigliato e un incremento del 5% circa per i vini sfusi. Dal punto di vista geografico, il 2018 dovrebbe segnare un incremento del 5-6% in USA, del 3-4% in Germania e del 3% circa nel Regno Unito. Francia e Svezia dovrebbero confermarsi i mercati più dinamici tra quelli grandi, mentre ancora una volta sembra non si riuscirà a mettere nella top 10 dei mercati la Cina, che ha subito flessioni significative nell’ultimo periodo. Passiamo a una breve analisi dei dati.

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Le statistiche de “I numeri del vino” – aggiornamento 2018

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Dopo l’abbuffata di page views del 2017, nel 2018 i dati di lettura del blog hanno registrato un consistente declino (-21% visite, -16% pagine viste). Nel 2017 commentavo che i dati erano gonfiati da una “promozione” dei motori di ricerca e di una concentrazione irripetibile su un paio di pagine, stimata in 60-70mila pagine. Ebbene, se togliete dal mezzo milione di page views de “I numeri del vino”, quel numero invece di arrivare a una variazione negativa del 16% siete su un livello più comparabile del 4%, se confrontato con le 433mila del 2018.

Si tratta pur sempre rappresenta un dato negativo: nel 2018 il blog ha perso forza. Questa è la conclusione. Sul perché ha perso forza credo che il vostro aiuto e i vostri suggerimenti sarebbero interessanti. Dalla mia parte penso di identificare le seguenti cause: 1) la costanza degli argomenti. Da ormai qualche tempo non trovo più nuovi argomenti da trattare. Tutti i post sono degli aggiornamenti con dati più attuali di analisi già condotte in passato. Seppur con commenti sempre scritti “da zero” quindi senza alcun riciclo del passato, ciò non induce i motori di ricerca ad “allargare” il campo delle analisi. 2) Poca focalizzazione sui dati di produzione regionali italiani, rispetto ad altri tipi di analisi, come per esempio i bilanci aziendali. Su questo tema la mia opinione è che la mia professionalità è nell’analisi economico-finanziaria e su quello penso di poter fornire un maggior valore aggiunto a chi legge (oltre che divertirmi di più a scrivere). Ho la sensazione che la quantità di lettori interessati a questi argomenti sia in qualche modo inferiore a quella che per esempio vuole sapere quanto vino si è prodotto in quella regione in quell’anno. Beh, in attesa di qualche vostro commento in merito, passerei a una breve analisi dei dati.

 

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Constellation Brands – risultati primi 9 mesi 2018

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Questo giro è successo un mezzo terremoto a Constellation Brands. Sì, perché per la prima volta dopo diversi anni di attese sempre battute, il terzo trimestre ha portato buoni numeri ma una riduzione delle attese di utili a fine anno. Il mitico CEO Bob Sands ha dunque deciso di fare un passo indietro, lasciando la sedia a un manager interno che dal 2015 lavora in azienda. Le attese di utili 2018-19 sono passate da 9.60-9.75 dollari a 9.20-930 dollari per azione. E con questo le azioni del colosso, che già stavano sotto il livello di qualche tempo fa (230 dollari), hanno preso un ulteriore colpo, circa il 10% considerando il parziale recupero del giorno successivo, stabilizzandosi intorno a 160 dollari. Cosa ha determinato il calo delle attese? Non certamente la birra, ma piuttosto i dati negativi delle vendite di vino, soprattutto nella fascia media del mercato (sotto 11 dollari a bottiglia) e un aggravio delle spesa per gli interessi per l’acquisizione della quota in Canopy Growh, che ha determinato un forte incremento nel debito del gruppo (in parte potenziale). A nulla sono invece valse le rassicurazioni del management sugli obiettivi di remunerare gli azionisti (4.5 miliardi di dollari promessi in tre anni) e sugli obiettivi di crescita delle vendite di “erba” (1 miliardi di dollari di vendite entro 18 mesi). Questa è la cronaca spicciola di quello che è successo, passiamo a una breve analisi dei numeri del gruppo.

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Brand awareness delle denominazioni del vino in Cina e USA – dati Wine Intelligence

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In questo primo post del 2019 analizziamo un’indagine interessante condotta da Wine Intelligence sulla brand awareness delle denominazioni vinicole mondiali in Cina e, per confronto, in USA. La classifica è dominata naturalmente dalla Francia, che mette nel in classifica 16 delle sue zone vinicole contro le nostre quattro in Cina e 15 contro le nostre 5 in USA (anche se in posizioni radicalmente diverse). Ovviamente, quando confrontiamo i dati di esportazione con queste indagini troviamo poche analogie: sebbene la distanza sia la medesima il peso del nostro export in USA rispetto alla Francia è ben diverso da quello cinese. Però in USA ci sono tanti italiani, comunque la Toscana è la zona vinicola più conosciuta, mentre in Cina non ce ne sono. In USA ci sono tanti ristoranti italiani (o con il nome italiano), in Cina no. Ci sono quindi altri aspetti. Resta un lavoro molto importante da fare in Cina, dove la prima denominazione italiana è “Sicilia”, conosciuta dal 36% dei bevitori di medio/alto livello, mentre in USA il 62% di chi beve vino sa che cosa è il vino toscano. Certamente, la maggiore varietà ampelografica che rende l’Italia un paese così interessante per il vino non traspare ancora in queste classifiche. Il lavoro di educare i nuovi consumatori del vino ai nostri prodotti è ancora all’iniio. Passiamo ai dati.

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