Nuova Zelanda


La produzione di vino nel mondo 2015 – aggiornamento OIV

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I dati aggiornati di OIV sulla produzione di vino 2015 non hanno portato sostanziali novità. Diciamo che la parola d’ordine sembra “stabilizzazione”. Stabilizzazione della superficie vitata mondiale, che sembra aver toccato il punto di minimo nel 2011-2012 a poco meno di 7.5 milioni di ettari vitati e ora veleggia a 7,534,000 ettari; stabilizzazione della produzione di vino che tra alti e bassi locali negli ultimi due anni è stata di 270 milioni di ettolitri circa, cinque più, cinque meno. Stabilizzazione anche dei consumi, che mai si sono ripresi dalla botta della crisi 2009, e stanno sempre intorno ai 240 milioni di ettolitri annui (magari ci facciamo un post più avanti quest’anno). Tornando all’argomento del giorno, la produzione 2015, l’ultima stima da 274.4 milioni di ettolitri, 6 in più del 2014, ma uno in meno rispetto a quello che era uscito a ottobre dell’anno scorso. L’Italia continua ad essere in cima alla lista, con 49.5 milioni di ettolitri (vi ricordo che ISTAT ha fornito una indicazione di 48.2 milioni di ettolitri per la produzione di vino, incluso mosti). Questa piccola discordanza mi serve per ricordarvi che i dati OIV che trovate in questo post differiscono in modo SOSTANZIALE con quelli che commentiamo dalle fonti dirette nazionali di produzione e che finchè non troverò il tempo (ma soprattutto il modo) di fare una “fonte Inumeridelvino”, continueremo a tenere i dati OIV sulla produzione mondiale “così come sono” anche se per alcune annate sembrano effettivamente fuori luogo. Passiamo a commentare i dati.

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Nuova Zelanda – esportazioni di vino 2015

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La Nuova Zelanda continua a scalare le classifiche del commercio mondiale di vino, anche se nel 2015 i cambi hanno giocato un ruolo piuttosto importante nel sostenere la crescita delle esportazioni, che espresse in dollari americani sarebbero leggermente calate. Nel 2015 il prodotto neozelandese ha superato quota 1.5 miliardi di dollari NZ in export, pari a 1.07 miliardi di dollari americani e 962 milioni di euro. E’ la settima potenzia mondiale nel commercio di vino, allo stesso livello della Germania, con una propensione all’export che non ha eguali, superando l’80% della produzione annua. Come potete vedere dalla torta finale, l’export è fortemente concentrato in tre mercati, che rappresentano oltre tre quarti del totale: Stati Uniti, Regno Unito e nella vicina Australia. Andiamo a leggere qualche numero insieme.

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La produzione di vino nel mondo 2015 – prima stima OIV

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OIV dice 275 milioni di ettolitri, +2% rispetto al 2014. Poi dice che l’Italia ha prodotto più della Francia e questo è stato il motivo di tante discussioni e celebrazioni recenti. In verità, se guardiamo i dati prodotti da OIV negli ultimi dieci anni, l’Italia ha prodotto più della Francia in sette. Difatti, la media decennale di produzione di vino e mosti per l’Italia è di 47.6 milioni di ettolitri, mentre per la Francia soltanto di 46.0 milioni di ettolitri. Che altro si evince dal rapporto? Beh, certamente che la produzione europea ha definitivamente finito di calare, poi che il Cile e il Sud Africa sono le due nazioni che sono riuscite strutturalmente ad aumentare la produzione nel decennio e, come abbiamo anticipato sopra che il 2015 è stata una buona annata, a livello mondiale circa l’1-2% sopra la media storica e l’anno scorso rispettivamente.

Nota: a proposito, grazie all’indagine di Michele Sartori, possiamo oggi avere un’idea del motivo per cui i dati OIV differiscono da quelli ISTAT (sono più elevati): la ragione è che includono fecce, mosti e succhi (queste ultime due categorie dovrebbero di fatto essere escluse ma in realtà non lo sono).

Andiamo a leggere qualche dato insieme.

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Delegat Group – risultati 2015

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Il neozelandese Jim Delegat non si ferma: il gruppo forte ormai di oltre 200 milioni di dollari locali di vendite ha investito pesantemente nel 2015 (oltre il 30% del fatturato) e prevede di fare ancora di più nel 2016 (oltre il 40%) per rendere ancora più profittevole e fornire nuovi spazi di crescita al gruppo. Se questo pesante ciclo di investimenti abbatte temporaneamente il ritorno sul capitale, abbiamo già visto in passato come gli investimenti di questa azienda abbiano poi avuto una adeguata remunerazione. Intanto, nel 2015 per snocciolare due numeri, le vendite sono cresciute del 9% a 2.2 milioni di casse, il fatturato è cresciuto del 4% (+11% se guardiamo soltanto al vino) e i margini aggiustati sono per la prima volta risaliti al 30% (MOL). Il prossimo anno (2015/16) sarà senz’altro più duro. Con una produzione in calo del 26% in Nuova Zelanda, immaginiamo che la crescita dei volumi sarà più difficile da ottenere, anche se gli amministratori fanno specifico riferimento al fatto che il gruppo è ben posizionato per raggiungere gli obiettivi di vendita. Quali sono questi obiettivi? Passare da 2.2 a 3.2 milioni di casse entro il 2020, quindi +45%, da raggiungere con un +71% in Nord America, +36% in Asia (e mercati domestici) e un +13% in Europa. L’obiettivo 2016 è di arrivare a 2.38 milioni di casse, quindi +8% rispetto al 2015.

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Nuova Zelanda – produzione, superfici e settore vino – aggiornamento 2015

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Quest’anno giungo con largo anticipo sull’aggiornamento del post relativo alla Nuova Zelanda (fonte: NZ Wine Institute), che però mi sembra particolarmente attuale per via del drastico calo della produzione (27% in meno rispetto al 2014) che si è verificato nella vendemmia 2015, tornata su livelli in linea con gli anni precedenti. Gli impatti più importanti sul settore vinicolo locale derivano però dagli shock valutari. Così come è capitato per i vicini australiani, i dollari della Nuova Zelanda hanno preso a calare contro il dollaro. In questo momento, bastano 0.65 dollari americani per comprare un dollaro americano, mentre un anno fa erano necessari 0.80-0.85 dollari (ma lo stesso valeva anche nei due anni precedenti). Approfittando di questa svalutazione, i neozelandesi hanno tagliato i prezzi in valuta estera per smerciare più vino: infatti le esportazioni sono continuate a crescere in volume del 12%, raggiungendo 2 milioni di ettolitri, ma il loro valore è cresciuto soltanto del 7%. A rigor di logica ci si sarebbe dovuti aspettare un balzo ben più significativo, se i prezzi in valuta locale (dei paesi dove esportano cioè USA/Canada, Australia e Regno Unito) fosse rimasto stabile. Dall’altra parte, i nostri lontani concorrenti, visto il crescente prezzo dei vini esteri hanno ripreso a bere maggiormente vino locale. In tutto questo contesto l’associazione non è così preoccupata per la scarsa vendemmia, avendo le aziende ancora molte scorte del vino 2014, anche se dai nostri calcoli ci sembra difficile andare oltre con i volumi il livello chiuso a giugno 2015!

Ma andiamo a leggere qualche numero in dettaglio.

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