2015


Classifica fatturato e valore aggiunto delle aziende vinicole italiane 2015 – fonte: Mediobanca

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Il 2015 è stato senza dubbio un anno positivo per l’industria vinicola italiana. La propensione spiccata all’export è stata supportata dalla debolezza dell’euro, mentre il mercato domestico ha vissuto un’annata meno negativa rispetto alle precedenti, con una stabilizzazione dell’economia. I dati di Mediobanca Research, che qui elaboro e integro in un paio di casi portano a una crescita delle vendite del 7.4% nel 2015, decisamente meglio del magro +1%. Il dato si riferisce al campione delle 26 aziende che trovate elencate nelle tabelle interne del post. Non soltanto un’annata migliore dal punto di vista commerciale, ma anche da quello reddituale, come vedremo in maggiore dettaglio anche nel prossimo post: il valore aggiunto (cioè la differenza tra le vendite e quello che le aziende hanno acquistato all’esterno) è andato anche meglio, +10% rispetto a un già buon +6% del 2014. Ma chi sono i leader italiani? Quest’anno ho aggiunto la riga che mette insieme GIV e Cantine Riunite, che guidano con un fatturato di circa 560 milioni di euro, poi vengono Caviro (300 milioni) e Antinori (208). Quando invece si guarda al valore aggiunto, che mi viene da dire è la vera classifica da prendere in considerazione, Antinori è chiaramente il leader italiano, ma anche quello, grafici alla mano, che mostra una dinamica commerciale e reddituale superiore agli altri grandi player. Andiamo a leggere qualche numero in dettaglio.

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Veneto – produzione di vino 2015 – dati ISTAT

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Pur con grave ritardo comincio a pubblicare i dati produttivi di dettaglio delle maggiori regioni italiane. Si comincia dal Veneto, la regione “leader” in Italia per la produzione di vino, sia come volumi totali che come progressione della produzione nell’arco degli ultimi anni. Nel 2015 si sono prodotti 9.7 milioni di ettolitri di vino, il 20% del totale italiano, ma le percentuali salgono a quasi il 30% quando si restringe il campo ai vini bianchi e ai vini DOC. Un punto di riferimento chiaro per tutto il settore vinicolo italiano, guidato dalla progressione del Conegliano Valdobbiadene e Prosecco (vedere i dati in proposito della superficie vitata della provincia di Treviso), che anche nel 2016 dovrebbe aver confermato un livello produttivo molto rilevante (le stime parlano di circa 10 milioni di ettolitri).

Nel post troverete qualche nuova tabella. In particolare, ho deciso di rimettere i dati sulle superfici vitate provinciali, anche se alcuni dati sono secondo me “strani” (anno 2013 secondo me ha qualcosa di molto strano), e della produzione provinciale di uva, visto che la produzione di vino per provincia non consente un confronto negli anni dato che Istat in alcune annate ha inserito il mosto e in altre no. Forse con la produzione di uva abbiamo come si dice “tagliato la testa al toro”.

Passiamo ai dati.

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Zonin – risultati 2015

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Dopo qualche anno di assenza, ripropongo oggi i numeri di Zonin, di cui sono riuscito a ottenere i bilanci. L’azienda ha in questi anni messo a segno un forte progresso commerciale (le vendite sono raddoppiate tra il 2009 e il 2015), anche se i margini restano molto bassi per via della struttura del modello di business e l’utile netto è stato fortemente impattato dalle perdite sulle coperture cambi. Infatti Zonin tiene fuori dal perimetro aziendale le tenute italiane (mentre sono incluse quelle estere), che assorbono una parte immagino significativa dei profitti. La forte connotazione internazionale è certamente un punto di forza, anche se le vendite italiane proprio nel 2015 hanno visto un deciso incremento (+21%), che è corrisposto con una ridefinizione della strategia commerciale nei confronti della grande distribuzione, che continua nel 2016. Trainata anche dal Prosecco (che crea vendite ma mette anche pressione ai margini…), nella parte sulle previsioni 2016 Zonin lascia intravedere un altro anno di crescita simile al 2015: se così sarà il fatturato dovrebbe raggiungere quota 200 milioni di euro, accompagnato da un “incremento della redditività, maggiore attenzione sulla valorizzazione e distribuzione dei vari marchi e riduzione della posizione finanziaria netta”.

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Vendite di vino via internet – dati 2015 dei principali operatori italiani

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L’argomento delle vendite online di vino qui affrontato ad aprile 2015 è senza dubbio il post più commentato del blog. Le opinioni espresse, talvolta colorite, hanno suscitato però l’interesse ad andare a fondo nell’analisi che ha portato a questa “seconda puntata”, resa possibile dal contributo di uno di questi operatori che ha fornito la maggior parte dei bilanci qui rappresentati ma anche dalla pronta risposta a qualche domanda che avevo in serbo da parte di altri. La classifica non è certamente esaustiva (qui rappresentiamo 8 aziende oltre a IWB); dovrebbe essere riempita di note di spiegazione e sono sicuro che ci sarà qualche enoteca online che non è rappresentata: per piacere fatemelo sapere in modo da poter essere inclusi nel prossimo giro! Per adesso però va bene, perché i dati nascondono una serie di considerazioni sulla particolarità di questo canale che susciteranno certamente l’interesse dei lettori e dei diretti rappresentati.[wp_bannerize group=”ADSENSE”]

Il leader italiano di questo segmento di mercato resta Giordano/IWB con un fatturato di 5.6 milioni di euro (che però non è cresciuto nel 2015), seguito da eboox (Tannico) con 4.8 milioni di euro, di cui circa 3.3 milioni sono riferiti a Tannico e a Xtrawine con 3.2 milioni di euro di fatturato, che escludono però circa 0.7 milioni di euro generati dalla controllata di Hong Kong nel mercato locale. Rigirando i numeri probabilmente Xtrawine sarebbe davanti a Tannico, che per altro verso ha appena annunciato un rilevante aumento di capitale (EUR3.8 milioni) per continuare l’espansione fuori dai confini italiani. Il quarto operatore nazionale dovrebbe essere Callmewine, con 2.5 milioni di vendite, poi Soundtaste con 1.9 e Vinitop con 1.7 milioni.

Passiamo all’analisi dettagliata.

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I consumi di vino totali e pro-capite 2015 – aggiornamento OIV

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Come ben sapete i dati OIV mi danno sempre molto da pensare, essendo un mix di dati presi qua e là, talvolta poco rispondenti alle nostre evidenze. Detto questo, è ora di aggiornare i dati sui consumi di vino al 2015. Le novità rispetto ai trend visti negli ultimi anni non sono di poco conto: il trend di calo strutturale dei consumi in alcuni mercati sembra essersi arrestato nel 2015. Stiamo parlando di grandi paesi consumatori come l’Italia (ed effettivamente questo dato risponde abbastanza ad alcune evidenze ISTAT) o la Spagna, mentre proseguono nel loro progresso gli USA, ormai il principale mercato mondiale senza discussioni, con 31 milioni di ettolitri consumati nel 2015 sul totale di 240 milioni. In difficoltà il mercato francese, unico negativo tra i grandi consumatori. Questi 240 milioni, se confermati, potrebbero rappresentare un marginale incremento rispetto al 2014, che si era fermato secondo OIV a 239.1 milioni. Se consideriamo quindi i dati delle ultime due vendemmie, 2014 e 2015, di 270-275 milioni di ettolitri e che circa 30 milioni di ettolitri sono “bevuti” dagli usi industriali e non dall’uomo, siamo di fronte a un mercato in sostanziale equilibrio, dove sia il consumo che la produzione (vedi superficie vitata ormai bloccata a 7.5 milioni di ettari) sono fermi. Passiamo a commentare insieme qualche dato.

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