2015


Mezzacorona – risultati e bilancio 2014/15

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A valle dei dati che abbiamo commentato su Nosio analizziamo anche il bilancio di Mezzacorona. Ricordo a chi legge che questo è un bilancio consolidato, che include Nosio e anche le sue partecipate (che invece in Nosio non sono consolidate) e che non è soltanto vino ma ci sono anche le mele. Bene, tra le cooperative Mezzacorona ha senza dubbio mostrato un piccolo ma costante incremento delle vendite negli ultimi anni, e così è stato anche per il suo patrimonio. Il gioco degli anticipi/ritardi vendemmiali ha determinato un forte calo della remunerazione dei prodotti dei soci nel 2014/15 (da 57 a 44 milioni di euro), cui però non corrisponde un sostanziale cambiamento delle quantità di uve conferite alla cooperativa. Il tema della debolezza nei mercati europei già commentato con Nosio si ripropone, mentre invece a differenza di Nosio, le vendite domestiche calano del 3%. Anzi, a voler approfondire l’analisi si potrebbe dire che le vendite di Mezzacorona escluso Nosio (che ne rappresenta poco meno della metà) sarebbero calate del 10%. Le previsioni 2015 sembrano invece improntate all’ottimismo, anche e soprattutto grazie a un apporto di uve  ben superiore a quello dell’annata precedente. Ma procediamo con un’analisi dei dati principali.

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Regno Unito – importazioni di vino – aggiornamento 2014/agosto 2015

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Dopo il post sulle importazioni tedesche, il secondo mercato importante per l’Italia sul quale abbiamo sempre avuto qualche problema di lettura è certamente il Regno Unito. Con 3.8 miliardi di euro di importazioni di vino e 14.5 milioni di ettolitri importati nel 2014 è uno dei più ricettivi. Non solo: la forza della sterlina nei confronti dell’euro e il buon andamento dell’economia locale lo rendono anche un mercato in accelerazione rispetto al passato, con una crescita di circa il 4-5% nel corso del 2015 (fino a agosto), rispetto al +2% annuo mostrato negli ultimi anni. E’ anche un mercato dove l’Italia è riuscita a crearsi uno spazio importante, sia guadagnando quote di mercato nel segmento dei vini fermi imbottigliati, sia contraddistinguendosi nel segmento degli spumanti, come sappiamo bene quando guardiamo i dati relativi alle nostre esportazioni. Nel 2014 l’Italia ha rappresentato il 18.6% delle importazioni inglesi di vino (19.1% nei 12 mesi terminanti a agosto), era sotto il 10% prima della crisi del 2009. E gli altri? Il dominio è francese, con un valore di export di 1.3 miliardi di euro contro i nostri 700 milioni, e con un andamento tutto sommato soddisfacente. Negli ultimi anni, gli inglesi hanno cambiato abitudini: invece di importare principalmente prodotti australiani (crollati miseramente) e in minor misura Sud Africani, hanno aperto i loro orizzonti all’Italia alla Spagna e alla Nuova Zelanda. Ma grazie ai vini spumanti l’Italia dal 2009 a questa parte ha fatto meglio di tutti gli altri. Andiamo a leggere qualche numero.

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Germania – importazioni di vino 2014 / agosto 2015

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Questo potrebbe sembrarvi un post “datato”: perchè parlare delle importazioni di vino in Germania, con la maggior parte dei dati che si riferiscono al 2014, ora che siamo nel 2016. In verità c’è un motivo che considero molto importante. L’origine dei dati. Questo post è frutto dell’estrazione dei dati sul commercio estero resa disponibile dal “Department of economic and social affairs” delle Nazioni Unite, sotto il nome di UN Comtrade Database. Ora, per un maneggiatore di numeri come il sottoscritto, che ha sempre avuto come “collo di bottiglia” la disponibilità di dati, trovarsi di fronte a un tale bendiddio di dati è stato come scoprire una miniera d’oro.

Stiamo parlando di una database dove sono riportati i dati di export e import di TUTTI i prodotti, da TUTTI i paesi verso TUTTI i paesi, con dati sia MENSILI che ANNUALI. GRATIS. Dati rilevati in dollari americani e rilevati o stimati in volume. Per noi i prodotti sono le 4 categorie classiche del settore vino: vini imbottigliati, vini sfusi, vini spumanti, come categoria residuale, mosti. Questo sposta l’ago della bilancia dalla disponibilità del dato alla capacità di elaborarlo e di commentarlo. Visto il posizionamento del blog, direi OTTIME notizie.

Un’ultima nota: i dati di import e di export raramente si parlano, sia per la tempistica delle registrazioni sia, credo, per l’inclusione di varie poste tipo i dazi che dalle due parti potrebbero essere non coerenti. Buona continuazione…

La Germania è uno dei più grandi importatori di vino e per l’Italia è secondo soltanto al mercato americano. Eppure, nonostante l’andamento globalmente favorevole delle nostre esportazioni, la Germania ha rappresentato un freno per il nostro export. I dati di oggi ci aiutano a capire cosa sta succedendo nel mercato, con un aggiornamento anche sui 12 mesi terminati ad agosto. Beh, i tedeschi stanno importando meno (-1/2% in valore sia nel 2014 con un calo che si acuisce intorno a -4/5% nei 12 mesi terminanti ad agosto 2015) e soprattutto stanno importando 1) più prodotto finito (rispetto a prodotto sfuso) e 2) da provenienze alternative. Questi trend sembrano essere “strutturali” anche se il nemico è difficile da identificare. Infatti, i paesi cresciuti molto negli ultimi anni come gli USA, la Spagna o il Sud Africa hanno avuto andamenti altalenanti… andiamo a leggere qualche numero insieme…

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Nosio – bilancio 2014/15

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Nosio ha chiuso il bilancio 2015 (agosto) con un buon andamento, soprattutto per quanto riguarda i margini e la generazione di cassa. Il braccio commerciale e produttivo di Mezzacorona ha ormai un debito di meno di 50 milioni di euro, che si confronta con un valore di carico delle partecipazioni nelle commerciali estere e nella tenuta siciliana di egual valore. In altre parole, l’attività non ha debiti. Le vendite veleggiano poco sopra i 100 milioni di euro (con un calo in Europa, compensato dagli altri mercati, e con la graduale uscita dal segmento dei vini sfusi) e il valore delle azioni scambiate tra i soci non è cresciuto in modo significativo rispetto all’anno scorso. Moltiplicato per il numero delle azioni determina un valore di 97 milioni di euro per il capitale azionario di Nosio, quasi medesimo del 2014, anche se gli azionisti hanno potuto incassare un dividendo di 2.3 milioni di euro, pari al 2.5% del valore delle azioni secondo gli scambi effettuati tra gli azionisti nel corso dell’anno. Andiamo a leggere qualche numero insieme.

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Vendite al dettaglio di vino in Italia – aggiornamento ottobre 2015

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Commento oggi con un po’ di ritardo i dati sulle vendite italiane di vino fino a ottobre 2015, che purtroppo ISMEA non ha più riportato nella sua usuale pubblicazione trimestrale, per includerli invece nella presentazione del nascente “Osservatorio del Vino Italiano” del 10 dicembre. L’ho per caso trovato qualche giorno fa. Tornando sull’osservatorio, come ha avuto modo di dire il presidente Domenico Zonin (presidente di UIV): “il primo e unico punto di riferimento istituzionale per la raccolta, l’analisi, il commento e la diffusione dei dati statistici del settore vitivinicolo, sia sul fronte produttivo che su quello dei mercati interno e internazionale. Si tratta di un’iniziativa inedita per il nostro Paese e di fondamentale importanza per un comparto produttivo che oggi rappresenta l’eccellenza dell’intero “sistema Italia”, ma che soffre la mancanza di un fonte di rilevazione, commento e diffusione di dati statistici del settore fondati e garantiti istituzionalmente”.

Passiamo alle vendite al dettaglio che rispetto al solito aggiornamento trimestrale questa volta sono su 10 e 4 mesi, cioè gennaio ottobre e luglio-ottobre (nostra elaborazione). Che l’estate non sia andata bene lo si scorge subito: a giugno le vendite crescevano quasi del 2%, a ottobre (sempre partenza gennaio) erano a +1%. Questo “implica” un quadrimestre luglio-ottobre a -0.6% circa per le vendite di vino nella GDO che sono raccolte da IRI. Di più, questa negatività è accentuata dal fatto che le vendite al dettaglio italiane stanno accelerando: secondo ISTAT, sono passate da +0.4% a +1% tra il primo semestre e i primi 10 mesi. In altri termini, le vendite nei 4 mesi hanno fatto circa +2.5%. Volete che aggiunga benzina al fuoco, visto che non sono di buon umore? Bene, vi ricordo che le vendite di vino sono quelle della GDO mentre che le vendite al dettaglio ISTAT includono sia la GDO che il segmento tradizionale. La GDO va “strutturalmente” meglio del commercio tradizionale. Il +1% di sopra è +2% per le grandi superfici e +0% per il tradizionale. Se volessimo quindi essere più corretti nell’analisi, aggiungeremmo anche questo fattore: le vendite di vino sono state negative nella forma di commercio che funziona meglio… allora andiamo a leggere i dati.

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