2013


Importazioni di vino a Hong Kong – aggiornamento 2013

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Dopo il tonfo del 2012 le importazioni di vino imbottigliato a Hong Kong si sono stabilizzate poco sotto il miliardo di dollari americani al lordo delle riesportazioni (verso la Cina) e a circa 770 milioni di dollari quando si considera il vino che resta nel paese (mentre quello importato e poi spedito in Cina ha subito il secondo calo consecutivo del 9%, a dimostrazione delle difficoltà del mercato cinese). In questo contesto, l’Italia resta un player di secondo piano, relegata al quarto posto, dopo Francia, Australia e USA. Ma soprattutto con una quota di mercato del 3% circa che poco si addice alla rilevanza del nostro prodotto nel settore. E dire che il mercato a Hong Kong è fortemente sbilanciato sui vini rossi, che rappresentano circa il 95% delle esportazioni lorde, che però visto il dominio francese sono principalmente fatte da Cabernet Sauvignon (il 50% dei rossi), Merlot e Sirah. Passiamo ai numeri.

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Le bilance commerciali del vino – aggiornamento 2013

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Oggi sfrutto i dati del GTA Atlas che ha pubblicato ISMEA recentemente per fare il punto sulla bilancia commerciale del mondo del vino. Come voi sapete, il commercio internazionale di vino e’ un mercato gigantesco, pari a circa 100 milioni di ettolitri e 25 miliardi di euro. Sappiamo tutti chi sono i grandi esportatori (Francia, Italia, Spagna in primis, poi Cile e Australia), sappiamo anche chi sono i grandi importatori, cioe’ i grandi paesi anglosassoni come USA e Regno Unito, ma non parliamo mai della “bilancia commerciale”, cioe’ di come si muovono i saldi netti di import-export per paese. Ebbene, con questi dati pur leggermente incompleti perche’ le esportazioni e le importazioni di qualche paese con volumi marginali non sono listati (lo trovate in carattere italico nella tabella), possiamo farci una idea decente. E il risultato ci vede saldamente primi come volumi (17.6 milioni di ettolitri contro i 16 della Spagna) e secondi come valore (4.7 miliardi di euro nel 2013 dopo la Francia a 7.1 miliardi). Ma soprattutto ci vede primi come trend tra i grandi esportatori, avendo realizzato una crescita anche nel 2013 quando gli altri paesi hanno visto la bilancia commerciale stabilizzarsi. Solo frutto del nostro export? Non proprio, l’economia interna debole ha aiutato a mantenere sotto controllo le importazioni. E dall’altra parte chi c’e’? Il Regno Unito che di vino non ne produce e ne riesporta ben poco. Andiamo ai numeri.

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Advini – risultati 2013

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L’obiettivo di 300 milioni di fatturato per il 2015 è scomparso nell’ultima presentazione di Advini, relativa al bilancio 2013. E’ stato sostituito da un nuovo progetto, di aumentare il fatturato B2C (business to consumer) e di incrementare le vendite dei marchi chiave. Già perchè con i ritmi attuali sarà difficile raggiungere i 250 milioni nel giro di due anni: le vendite crescono del 2%, nel primo trimestre sono scese. Dov’è il problema di Advini? Sono le vendite fuori dalla Francia, che nel 2013 sono scese del 6%, perdendo il ritmo che avevano preso negli ultimi anni. Advini resta un’azienda principalmente legata alla Francia che non è certamente l’economia più propizia nei prossimi anni. La sfida internazionale non è ancora vinta, soprattutto alla luce della sovra esposizione al mercato cinese. Le acquisizioni vanno avanti, non solo sul lato produzione (Sud Africa e Languedoc) ma anche su quello distributivo (Club Francais du vin). Guardiamo i numeri insieme.

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Sartori – risultati 2013

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Il 2013 è stato un anno inaspettatamente difficile per Sartori. La forte esposizione ad alcuni mercati difficili, come il Regno Unito, ha determinato un calo del fatturato estero, che non è stato del tutto compensato dall’andamento in forte crescita (ma presumibilmente partendo da valori molto limitati) in nuovi mercati. Il risultato è un calo delle vendite del 6% dopo 3 anni consecutivi di crescita ma soprattutto un deterioramento dei margini (presumibilmente anche legato allo spostamento del mix di vendite in Italia, dove immagino si facciano meno soldi…) che tornano al livello minimo toccato nel 2009, l’anno della crisi globale. Il modello di business di Sartori, fatto di un capitale investito molto leggero, quindi senza proprietà di vigneti e pesanti attività di trasformazione, sembra non essere così performante in uno scenario di incremento della competizione sui prezzi. Il 2014, a fronte delle riduzioni dei prezzi delle materie prime che si sono materializzate negli ultimi mesi potrebbe essere migliore, a quanto dice la relazione degli amministratori, ma i mercati di sbocco dell’azienda restano piuttosto difficili. Andiamo ad analizzare i numeri insieme.

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Canada – importazioni di vino 2013

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Riprendiamo il discorso con il commercio estero dopo dure giornate a sfogliare i bilanci (non è ancora finita, peraltro), per commentare i dati di import di vino in Canada, che continuano a crescere con una fantastica progressione di circa il 5% annuo negli ultimi 5-6 anni, culminati con una crescita di quasi il 6% nel 2014. Buone notizie perchè è un paese pieno di italiani. In realtà nel corso degli ultimi due anni l’Italia è riuscita soltanto a difendersi, pareggiando circa la crescita del mercato di vini importanti. Lo spazio lasciato libero dall’Australia se lo sono invece preso gli americani, che sono oggi la seconda forza in Canada dopo la Francia (che si è ripresa bene nel 2013 dopo qualche anno difficile) e prima dell’Italia, che hanno giustappunto superato nel corso del 2013. Andiamo ad analizzare i dati in dettaglio.

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